Milano, 6 marzo 2008 — "SONO IL PRESIDENTE del Centenario. Scusate se è poco!". Nell’austero Salone delle Coppe che testimonia la prestigiosa storia dell’Inter, Massimo Moratti si mette a posto il capello sempre lungo e sempre grigio, sorseggia un caffè e prende posto nella sedia presidenziale. Domani iniziano i festeggiamenti col raduno dei rappresentanti di 800 Inter Club provenienti da tutto il mondo al teatro Smeraldo di Milano. Poi sabato al Meazza, prima della partita con la Reggina alle 18, con la sfilata degli ex, dei giocatori del settore giovanile e, dopo la gara, la festa in Piazza Duomo.
"L’anniversario capita in una settimana mica tanto favorevole. Abbiamo perso a Napoli e ci attendono l’impegno di campionato con la Reggina e poi il ritorno di Champions contro il Liverpool. Martedì contro gli inglesi partiamo da uno 0-2 che non ci è poi tanto favorevole".
Parte alla larga il Presidente. Anche se per tutta l’intervista la sfida ai Reds aleggia accanto ai trofei. Alla fine, sorridendo ammette: "Passare il turno. Sì, questo è il regalo di compleanno".
Sente davvero questa ricorrenza?
"Certo. E ci tengo molto. Per tanti motivi: familiari, personali, sportivi. È un onore. Poi abbiamo anche ricominciato a vincere dopo tanti anni di delusioni".
Ha pensato di farsi un regalo?
"Se parliamo di mercato, no. Anche perché dovrei comunque pagare io; non voglio fare pazzie e non si dimentichi che presto torneranno disponibili gli infortunati che sono davvero tanti".
Il Milan è fuori dalla Champions...
"Ero a cena e uscito dal ristorante sono salito in macchina. L’autista mi ha detto che gli inglesi erano appena passati in vantaggio. Mi spiace sinceramente. Ho visto poi la partita e sono rimasto impressionato dal ritmo e dal gioco dell’Arsenal".
Che ne pensa di Wenger?
"Un personaggio di grandissimo spessore. Sta lavorando su un progetto con tanti giovani talenti. Vincere a Milano è sempre un’impresa. Ha eliminato i campioni d’Europa e del mondo! Con Mancini stiamo facendo quasi la stessa cosa; se il nostro riuscisse a smussare qualche angolo del rapportarsi, si potrebbe riuscire".
Che rapporti ha con i suoi ex allenatori?
"Ottimi perché tutti hanno dato il massimo e quindi oltre che professionalmente sono legato a loro anche personalmente. Anche con chi ho chiuso la collaborazione anticipatamente. Come Marcello Lippi, tanto per citarne uno".
Lippi al Milan, lo vede bene?
"Non parlo delle cose degli altri!".
Mancini rischia se esce dalla Champions?
"No. L’ho voluto fortemente e ha fatto bene. Non lo cambio proprio".
Un giocatore che lei stima particolarmente e che vuol lasciare: Figo...
"Non credo che smetta. Ne sono convinto perché ho visto come si è impegnato per rientrare e come si è rabbuiato quando lo facevano rimanere fuori. Ha una gran voglia di giocare, altro che appendere le scarpe al chiodo".
Vieira?
"Ha giocato poco e quindi ha ancora molto da dare. Resterà con noi".
Adriano invece?
"Aspettiamo che capisca che questa è una grossa opportunità per tornare grande. Forse l’ultima. Non provo amarezza per quello che ha fatto, mi sembra un ragazzino che a scuola potrebbe fare di più invece pensa ad altro. Intanto gli anni passano. Si fa male da solo".
Ancora su Mancini: ha un pessimo rapporto con i sanitari del club.
"Un braccio di ferro che non ha senso. Mancini è un bravo allenatore, il dottor Combi e il suo staff sono bravi medici. Ognuno deve fare bene il suo mestiere. Alla fine deve prevalere il buon senso anche perché tutti lavorano per il bene dell’Inter".
Mancini è il miglior allenatore sulla piazza?
"Il migliore è stato solo Helenio Herrera. Mancini è tanto giovane e deve vincere tanto per avvicinare HH".
Polemiche fresche: aiutini, sudditanza....
"Calma. Il sillogismo tra quello che succede ora e quello che succedeva in passato non mi piace affatto".
Gli arbitri?
"Il problema di sempre. Sono giovani e non tranquilli. Anche loro pagano lo choc di Calciopoli. Ho fiducia in Collina perché ci crede e vuol fare bene. Mi dà fastidio sentire di un loro complesso sia a favore che contro".
Per uscirne?
"Pazienza e lavoro. Va già bene che non siamo condizionati come qualche anno fa. Noi non lo abbiamo mai fatto!".
La proposta di altri arbitri che si occupino di una piccola parte del campo?
"Assolutamente no. Quando sono in troppi a decidere è confusione pura. Basta uno che decida e si prenda le colpe degli eventuali errori".
Totti deferito per gli... aiutini vostri?
"Mi è simpatico, ha parlato con buon senso mettendo una battuta da bar".
Troppi stranieri nell’Inter?
"È nel nostro Dna. Mica per niente ci chiamiamo F.C. Internazionale".
I simboli di questi primi 100 anni?
"Tra gli italiani Facchetti, eccellente in campo e alla scrivania, Corso, Mazzola, Meazza; fra gli stranieri Wilkes, Skoglund, Angelillo, Suarez, Rummenigge, Ronaldo".
Martedì il Liverpool...
"Sono fiducioso e ottimista. Dobbiamo passare per forza. La società e i tifosi credono nei giocatori. Deve essere una partita di carattere eroico. Si deve fare come Enrico Toti: buttare la stampella e andare oltre. Il sogno: creare una cosa impossibile".
Gli avversari?
"Hanno grande esperienza internazionale e sono forti in tutti i reparti. Corrono sempre e non mollano mai".
E l’Inter?
"Deve andare in campo tranquilla e cosciente della propria forza. Che bel regalo di compleanno, passare il turno!".
Qual è il ricordo che più la lega a questo club?
"Una sera a cena, dopo che la squadra guidata da Helenio Herrera aveva ancora una volta deluso, come faceva spesso agli albori della sua gestione. Eravamo a tavola e mio padre disse all’improvviso: basta, ora vinciamo tutto. Conoscendolo, eravamo sicuri in famiglia che non stesse scherzando. Prese il meglio di tutto: dai giocatori ai tecnici, dalla comunicazione all’organizzazione della società. Così nacque la grande Inter".
Suo figlio presidente dopo di lei?
"Gli auguro di no. Meglio faccia altro. Tanti sacrifici e tanto stress in meno".
Presidente, scudetto o Champions?
"La Champions non la vinciamo da 40 anni. Mi sono spiegato?".
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