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Sport

CICLISMO / TIRRENO ADRIATICO

Partenza ritardata per protesta su caso Van Impe
A Castelfidardo Freire regola Pozzato in volata

"Sì alla lotta al doping, no ad ogni violazione dei diritti che spettano ai corridori come a ciascun essere umano", così i ciclisti hanno manifestato contro quanto successo al corridore belga, costretto nella propria abitazione ad un test antidoping a sorpresa nonostante stesse per prendere parte ai funerali del figlio

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Lucien Van Impe Civitanova Marche, 17 marzo 2008  - "Mille volte sì ad una lotta al doping forte e responsabile, mille volte no ad ogni violazione dei diritti che spettano ai corridori come a ciascun essere umano". Termina così il messaggio letto questa mattina da Filippo Pozzato, vice-presidente dell'Assocorridori italiana, prima della partenza della sesta tappa della Tirreno-Adriatico.

 

Gli atleti hanno dimostrato in modo composto ma determinato contro gli eccessi dell'antidoping. Lo hanno fatto per solidarietà con il collega Kevin Van Impe, il corridore belga costretto nella propria abitazione ad un test antidoping a sorpresa nonostante stesse per prendere parte ai funerali del figlio, nato prematuro e morto poche ore dopo aver visto la luce. Così come avvenuto ieri alla partenza dell'ultima tappa della Parigi-Nizza, stamane i partecipanti alla Tirreno-Adriatico hanno ritardato il via di cinque minuti in segno di solidarietà e di protesta.

 

Il pensiero dei corridori è stato rappresentato da Pippo Pozzato. Ecco il testo letto dal corridore italiano a nome di tutto il gruppo:

 

"I corridori ciclisti sono da tempo in prima linea nella lotta al doping: abbiamo collaborato, e lo facciamo oggi più che mai, ad ogni azione volta a combattere la piaga del doping nello sport. Questo nostro spirito di collaborazione, però, non deve portare ad aberrazioni come quella di cui è stato vittima un nostro collega, la cui privacy è stata violentata da alcuni commissari antidoping a poche ore dalla morte del figlio. Al nostro collega ferito giunga la solidarietà di tutti i corridori, alle autorità competenti un messaggio forte e chiaro: diciamo mille volte "sì" ad una lotta al doping forte e responsabile. Ma diciamo oggi, e ripeteremo con forza ancora maggiore in futuro, mille volte "no" ad ogni violazione dei diritti che ci spettano, come spettano a ciascun essere umano".










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