Italia News
 TV   FOTO E VIDEO BLOG SERVIZI LAVORO ANNUNCI CASA
TIFOSO TRAVOLTO DA PULLMAN

L’autista del bus: "Volevo scappare da quell'inferno"

Gli juventini attaccano: "Quando l’ultrà del Parma è stato travolto e ucciso, la situazione era critica, avevamo paura" Commenta

Dimensione testo Testo molto piccolo Testo piccolo Testo normale Testo grande Testo molto grande
Matteo Bagnaresi, il tifoso del Parma ucciso Asti, 1 aprile 2008 - ALLA GUERRA (ma quale?) armato di cintura, col cappuccio della felpa tirato sulla testa. Non c’è un modo più stupido di morire. La parola giusta per il caos in cui Matteo Bagnaresi, 28 anni a settembre, è finito sotto le ruote di un pullman è «situazione critica». Si dice così quando spuntano le spranghe, si scheggiano i colli delle bottiglie e qualcuno perde la testa. I «nemici» non si trovano d’accordo sul quel che è successo. I «Boys» di Parma, di cui Matteo era un leader, scrivono: «Si è parlato di catene e bastoni. Ma né noi né gli juventini eravamo armati. Si è parlato di scontri e di tafferugli, ma non ci siamo dati battaglia. Si è parlato ancora di tifo violento e di sospendere le trasferte dei tifosi, ma il ‘Bagna’ non è stato ucciso da altri ultras, è morto sotto le ruote di un pullman».

UN INCIDENTE, appunto. Versione che non coincide col racconto di un’anziana tifosa della Juventus («Sono ancora terrorizzata, ho visto quei ragazzi correre contro la corriera. Uno aveva in mano una bottiglia») e con la sintesi di altri. A Crocetta Nord si fermano il bus dei tifosi bianconeri in arrivo da Crema e due pullman di tifosi emiliani: gente di mezza età, famiglie, nessun ultrà. Calma assoluta. Poi arrivano i «Boys» e un gruppetto circonda il bus juventino, partono insulti e minacce. La situazione, appunto, diventa critica. Il racconto di Siro Spolti, l’autista di 40 anni che ha messo sotto Matteo ed è sotto inchiesta per omicidio colposo, coincide con questa ricostruzione. È stato il primo a chiamare la polizia, a chiedere di essere interrogato. La sua posizione si fa sempre più leggera, mentre la lista degli indagati potrebbe allungarsi. L’autista racconta di essere entrato a Crocetta Nord poco dopo le 13, di avere fatto scendere una decina di tifosi e di avere assistito allo sbarco fatale di due bus di ultrà del Parma.

IN NETTA minoranza, convinti da calci e spintoni, gli juventini tornano indietro. «Urlavano corri, apri le porte, andiamo via. Quando sono saliti è successo di tutto». Spolti riferisce in caserma di avere esitato a partire temendo che qualcuno fosse rimasto a terra, e infatti in tre o quattro erano barricati nei bagni dell’autogrill. «Non sapevo che fare, eravamo circondati. Poi sono andato via, veloce». Un sobbalzo sulla parte anteriore sinistra, pensa a un colpo di bastone. Ma dentro si mettono a gridare: «Fermati ne abbiamo preso uno». L’autista non lo vede e fa quello che gli suggerisce l’istinto: per evitare il linciaggio si immette sull’A21 e si ferma 50 metri più in là alla prima area di sosta. Quindi chiama il 113 e per ore continua a ripetere disperato: «Ho solo voluto portare via il pullman da quell’inferno». Se si sia trattato di un pericolo reale o soltanto percepito è da stabilire.

LA FAMIGLIA protegge Siro nella casa di Covo, bassa bergamasca; la moglie riferisce: «Si è trovato in una situazione drammatica, è stata una fatalità. Domenica non avrebbe dovuto lavorare, ha sostituito un collega all’ultimo momento». È una giovane infermiera la prima persona a soccorrere Matteo. Per terra ci sono la sciarpa gialloblù e la cintura sfilata dai pantaloni. Sul presunto passamontagna la Digos di Asti non si sbilancia, ma pare probabile che fosse solo un cappuccio. Gli inquirenti spiegano che l’area di servizio di Crocetta non è nell’elenco della sosta del tifo organizzato durante le trasferte, e questo giustifica l’assenza di forze dell’ordine. Sul posto armi non se ne trovano, di nessun tipo. Unica traccia di un’ipotetica aggressione è qualche frammento di vetro sull’asfalto, quelle bottiglie rotte di cui qualcuno ha parlato.

IL PULLMAN dei tifosi juventini è sotto sequestro, un perito dovrà decifrare la natura di certe ammaccature. Il corpo di Matteo è in attesa dell’autopsia prevista oggi. A Crocetta accanto a una pompa di benzina una «mamma tifosa e i suoi figli» depositano margherite gialle. Qualcuno lascia un ritaglio di giornale: «Matteo, il tifoso laureato e impegnato nel sociale». Ci sono anche i fiori dei «Boys».

di VIVIANA PONCHIA

 

Cerca  su Quotidiano.net nel Web

LA FOTO DEL GIORNO

Le divise degli arbitri a Pechino 2008

Verso Pechino 2008

In Cina fervono i preparativi per le prossime Olimpiadi, che si apriranno ufficialmente l'8 agosto. Ecco le divise che indosseranno gli arbitri e i giudici di gara nel corso dei Giochi