Roma, 7 aprile 2008 - Nessuna trasformazione, nessun miracolo. "In cinque giorni si fa quel che si può, ci vogliono cinque mesi per lasciare un'impronta". Walter Zenga ha però cominciato nel migliore dei modi la sua avventura al Catania, guidando dalla panchina la squadra alla vittoria per 3-0 contro il Napoli ieri al Massimino nella trentaduesima giornata del campionato di Serie A.
"Sono stati bravi i ragazzi, hanno avuto una buona reazione, io dato quel che potevo", ha detto questa mattina Zenga a Radio Anch'io Lo Sport. "Ma questo è solo primo passo verso una difficile salvezza, ne mancano ancora sei, a cominciare dal derby a Palermo. Ora ci si gioca la stagione ed i giocatori danno qualcosa in più".
Da calciatore, Zenga ha vissuto cambi di allenatore in corsa. "Si cambia per situazioni diverse, o perché con quel tecnico non ce la fai più, oppure perché non arrivano i risultati. All'Inter, per esempio, non capimmo quando fu mandato via Bagnoli, infatti non riuscimmo a risollevarci anche se poi vincemmo la Coppa Uefa. Non sempre i cambi portano qualcosa".
Prima di allenare finalmente in Italia, Zenga ha fatto molta gavetta all'estero, ma non rimpiange nulla: "Ci sono dei pregiudizi, così va il mondo, e nei mie confronti sono state anche spese parole fin troppo gratuite, si parla solo per sentito dire. Io - ha detto l'ex-portiere dell'Inter e della nazionale - ho fatto una strada diversa, ma sono orgoglioso di avere allenato Steaua Bucarest e Stella Rossa e di essere stato il loro primo tecnico straniero.
Vuol dire che ho preso la tangenziale anziché la via diretta".
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