Milano, 11 aprile 2008 - Premessa e promessa: questa volta, signor Lippi, parleremo molto del passato e pochissimo del futuro. Perché a sessant’anni un primo bilancio lo si può pure fare. A proposito: si sente meno giovane o un po’ più vecchietto?
«Ma che, scherziamo? Mi sento giovane, eccome».
Se tornasse indietro, rifarebbe tutto?
«Ripeterei tutto per filo e per segno».
Se non avesse fatto l’allenatore quale sarebbe stata la sua occupazione?
«Visto che di voglia di studiare non ne avevo tanta, avrei continuato l’attività di famiglia, quindi il pasticcere».
Il rimpianto più grande che si lascia alle spalle?
«Con tutta la fortuna che ho avuto sarei da picchiare se rispondessi. Però sarò sincero: magari se su quattro finali di Champions ne avessi vinte almeno due...».
La cosa che non rifarebbe...
«Non mi viene in mente nulla. Dalla vita sono stato enormemente gratificato».
Il giocatore più forte che ha allenato...
«Zidane, senza dubbio»
Quello che più l’ha delusa...
«Un ex mio compagno di squadra ai tempi della Sampdoria, Alviero Chiorri. Su di lui avrei scommesso perché aveva grandissime qualità...»
La partita più bella...
«Escludiamo i mondiali: Ajax-Juventus 1-2, e Juventus-Real Madrid 3-1».
Il giorno più triste...
«Sul piano personale quello della scomparsa dei miei genitori. dal punto di vista professionale la serata della quarta finale di Champions League».
La cosa che più l’ha fatta incavolare...
«Ce ne sono state tante, tutte legate a momenti in cui mi sono trovato di fronte persone non sincere. Quel che più mi fa arrabbiare è la falsità degli uomini».
E nella sua lunga carriera ha incontrato più amici o gente ipocrita?
«Amici è una parola troppo grossa, sicuramente persone di grande qualità».
La bugia più grande che ha detto in questi anni?
«Ne ho dette tante ma alcune erano necessarie».
Una persona che vorrebbe sempre avere nel suo spogliatoio...
«lo staff tecnico con cui ho lavorato di recente, da Bordon a Pezzotti. E poi Ciro Ferrara».
Una persona con cui si è capita poco...
«Ce ne sono tante. Preferisco sorvolare».
L’aneddoto che pochi conoscono...
«Prima dei mondiali avevo promesso ai miei giocatori che se avessimo raggiunto la finale, avrei attraversato a nuoto il laghetto del centro sportivo di Duisburg. In realtà non ci pensavo proprio, visto che era cupo e melmoso. Ma il giorno prima della finale di Berlino i ragazzi mi ricordarono certe parole, io dissi «si, tranquilli», ma preparai uno scherzo con l’aiuto di andrea che lavorava in albergo. Chiesi di comprarmi un pesce di 6-8 chili, lo feci legare ad un paletto che affiorava dal laghetto, e poi mi procurai una fiocina. Ai ragazzi dissi che avrei fatto una nuotata, fu tutta una finta. In un sacchetto infilzai quel salmone di 8 chili, e uscii dall’acqua da trionfatore. Qualcuno ci ha persino creduto».
Quando tornerà ad allenare?
«Non lo so, è la verità».
Quando farà il nonno in maniera definitiva?
«Già lo faccio ora, infatti mentre parlo con lei sono qui con il nipotino. Ma anche quando andrò in pensione non potrò farlo tutti i giorni...».
E magari farà il giro del mondo in barca a vela...
«Troppo impegnativo, però in questi due anni ho viaggiato parecchio in barca».
Chiuda gli occhi ed esprima un desiderio. Una panchina sarebbe il regalo più bello per il suo compleanno?
«No, non è questa la prima cosa che ho in testa. Il più bel regalo sarebbe che tutto rimanesse come ora, con la felicità in famiglia e con l’affetto degli amici. Il resto si vedrà...».
E allora buon compleanno mister!
di Giulio Mola
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