Roma, 16 aprile 2008 - Il Giudice di ultima istanza del Coni in materia di doping ha assolto Danilo Di Luca dall'accusa di doping. Il ciclista abruzzese era stato deferito dopo che gli erano stati riscontrati valori anomali in seguito a un controllo a sorpresa effettuato al termine della tappa dello Zoncolan dell'ultimo Giro d'Italia.
"Ho appena sentito mio fratello, ha tirato un bel sospiro di sollievo", ha detto Massimo Di Luca, fratello di Danilo Di Luca, commentando la sentenza di assoluzione dalle accuse di doping. "Siamo senza parole, adesso vogliamo che torni più forte di prima. In questo momento era a casa a Pescara ed è ovviamente molto felice. Abbiamo sofferto tutti accanto a lui in queste lunghe settimane e avevamo paura perchè non c'era la certezza che questa vicenda potesse concludersi positivamente", ha proseguito il fratello del ciclista che ha assistito all'udienza insieme a una zia.
L'ufficio di procura antidoping del Coni, nelle sue conclusioni, aveva reiterato la richiesta di squalifica di due anni per il vincitore del Giro d'Italia 2007. ''Sangue e urine non possono essere manipolati - aveva spiegato l'avvocato Fabio Filocamo - chi lo fa commette un illecito, una scorrettezza, e dunque deve essere punito''.
I tre periti super partes nominati dal Coni, i professori Alfredo Pontecorvi (ordinario di endocrinologia dell'università Cattolica Agostino Gemelli di Roma), Vincenzo Toscano (direttore della cattedra di Endocrinologia della II Facoltà università di Roma) e Riccardo Lubrano (ricercatore di Nefrologia della I Facoltà dell'università La Sapienza di Roma), e chiamati a pronunciarsi sul caso relativo ai profili ormonali avevano presentato una doppia ipotesi: i bassi livelli steroidei riscontrati nelle urine del corridore sono dovuti a una diluizione "forte e rapida", non facendo riferimento esplicito all'infusione intravenosa, o a un'eventuale correzione errata dei livelli di concentrazione, operazione di laboratorio stabilita dalla Wada.
LA SODDISFAZIONE
''Mi sento bene, sono felice, finalmente giustizia è stata fatta. E' come se mi fossi tolto di dosso un peso'', commenta Danilo Di Luca. Il telefono del ciclista abruzzese, che ha preferito rimanere a Pescara in uno dei giorni più importanti della sua carriera, è rovente. Chiamano amici, parenti, colleghi.
Tutti si congratulano per questo 'successo', tutti gli stringono idealmente la mano, ma lui guarda già avanti. E pensa al Giro d'Italia che partirà il 10 maggio da Palermo. ''Ho perso un anno della mia vita, è vero - sottolinea - ma adesso penso solo a correre, a vincere, le vittorie sono il miglior antidoto per qualunque malessere. E io di sofferenze ne ho patite tante nell'ultimo anno, durante il quale sono stato costretto a ingoiare tanti bocconi amari. Adesso, eccomi qui, contento e felice. E' andato tutto come prevedevo, non c'erano prove, nè potevano essercene''.
Di Luca non chiederà alcun risarcimento per questo grave danno d'immagine. ''Io penso solo a correre, al resto penseranno i miei legali - afferma, al telefono, con tono sicuro - Si tratta di un'assoluzione importante, che può essere paragonata a una vittoria. Se ho mai avuto momenti di sconforto in questi mesi? Certo, ma non ho mai pensato di smettere, di appendere la bicicletta al chiodo, perché sono sempre rimasto sereno, la tranquillità e la sicurezza della mia totale estraneità a ogni addebito mi hanno sempre dato la forza di guardare al di là degli ostacoli''.
De Luca ha un obiettivo nel mirino e lo ammette senza tanti giri di parole. ''A questo punto io penso a vincere la corsa rosa - osserva - Non ho affrontato le grandi classiche in Belgio e mi sono preparato per il Giro. Fino a stamattina mi sono allenato, anche per scaricare un po' di tensione, la mia condizione migliora e cercherò di presentarmi a Palermo in grande spolvero''.
Folla di star allo Staples Center dove giocano i Los Angeles Lakers. Da David Beckham a Denzel Washington, infatti, la squadra di basket di Kobe Bryant annovera numerosi vip tra i suoi tifosi