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DOPING, DI LUCA ASSOLTO

Liquigas: "Non accadde nulla di proibito"

Il team per il quale, all'epoca dei fatti, il ciclista correva dice: "Sia Danilo che la squadra ha ricevuto un danno d'immagine"
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Danilo Di Luca Roma, 16 aprile 2008 - "Quel giorno non accadde nulla di proibito, per mesi è valsa la presunzione di colpevolezza. Sia il corridore sia il gruppo sportivo abbiano subìto ingenti danni d'immagine". La Liquigas alza la voce dopo l'assoluzione di Danilo Di Luca dalle accuse di doping e chiede una "profonda riflessione" su un "codice etico che non dà più garanzie". Il corridore era accusato nell'ambito della vicenda legata ai valori ormonali anomali evidenziati dal controllo antidoping effettuato alle 20.50 del 30 maggio 2007, dopo la 17a tappa della corsa rosa dello scorso anno. 



"È stato provato che quel giorno non accadde nulla di 'proibito' ma è indubbio che, in tutti questi mesi, sia il corridore sia il gruppo sportivo abbiano subìto ingenti danni d'immagine a seguito del procedimento frettolosamente aperto dalla procura antidoping del Coni", afferma la Liquigas in una nota.



"Per mesi è valsa la presunzione di colpevolezza piuttosto che la presunzione d'innocenza, e ciò rende necessario ridiscutere i rapporti tra le squadre e le altre componenti del ciclismo. I fatti impongono di rimettere in discussione la validità di strumenti quali lo stesso codice etico, pensato in una stagione superata ed entro la cornice di un 'Pro Tour' che ha perso ormai i suoi connotati originari", aggiunge la squadra.



Secondo il team, "si pone dunque l'esigenza di una profonda riflessione: il codice etico non dà più garanzie, anche in considerazione delle lampanti incoerenze normative e procedurali esistenti tra le varie nazioni in tema di antidoping". In particolare, "è inammissibile che UCI, federazioni nazionali ed organizzatori - peraltro spesso in piena contraddizione fra loro - continuino a lasciare ai gruppi sportivi il ruolo di arbitri di se stessi. Ciò, a maggior ragione, alla luce dell'acceso confronto in corso tra gli stessi team".


La Liquigas evidenzia "la circostanza che vede l'UCI trarre dalle squadre e dai corridori considerevoli risorse economiche per la lotta al doping". Tutto questo "sembra rafforzare il ruolo istituzionale super partes che appartiene fisiologicamente alla federazione internazionale. Nell'auspicio che l'UCI e gli altri organi competenti, in primis la WADA, esercitino sino in fondo le proprie prerogative, Liquigas Sport si accinge a fare un passo indietro nel sostegno ad un codice etico che non ritiene più rispondente alle esigenze attuali".









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