Catania, 26 aprile 2008 - È durato venti minuti l'interrogatorio di Antonino Speziale, il 18enne accusato dell'omicidio dell'ispettore capo di polizia, Filippo Raciti, durante i disordini del derby Catania-Palermo del 2 febbraio 2007. Il giovane ha ribadito la sua innocenza: «Non ho colpito nessuno», ha detto - secondo quanto riferisce il legale Giuseppe Lipera - al sostituto procuratore di Catania, Angelo Busacca, dal quale aveva chiesto di essere sentito. «Il sottolavello l'ho lanciato in aria - ha aggiunto - e al momento del lancio non c'era la polizia. Sono estraneo a ogni accusa, sono innocente», ha insistito. Quando però Busacca gli ha rivolto delle domande, si è avvalso della facoltà di non rispondere: «Tanto non mi credete», ha tagliato corto Speziale.
Il diciottenne è attualmente agli arresti in una comunità dopo essere stato condannato a 2 anni e sei mesi per violenza e resistenza a pubblico ufficiale, mentre il procedimento per la morte di Raciti prosegue separatamente. Per l'omicidio è indagato anche il 21enne Alessandro Micale di cui venerdì scorso il tribunale del riesame di Catania aveva rigettato la richiesta di annullamento dell'ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal Gip l'1 aprile.
L'avvocato Lipera ha depositato questa mattina alla procura generale una richiesta di avocazione delle indagini perchè la procura dei minorenni, che procede contro Speziale, e quella ordinaria, che agisce contro l'altro arrestato per omicidio, il 21enne Alessandro Micale, non sono coordinate e i due processi viaggiano con ritmi diversi. Il legale di Speziale, inoltre, ha fatto richiesta di incidente probatorio per mettere a confronto le perizie mediche di parte degli esperti Carlo Torre e Giuseppe Caruso, con quella della procura, stilata da Giuseppe Ragazzi. È stato chiesto al gip dei minori, Alessandra Chierego, l'autorizzazione a esaminare un frammento del discovery della polizia, allegando le pagine 96 e 97 della perizia del Ris di Parma in cui si parla della vernice blu ritrovata negli anfibi e nella maschera antigas di Raciti, che confermerebbe per il difensore l'ipotesi del «fuoco amico».
Per l'avvocato c'è una incongruenza nelle dichiarazioni di Salvatore Lazzaro, alla guida del discovery che, sentito il 3 e 5 febbraio, nell'immediatezza della tragica morte, aveva dichiarato di avere sentito un botto facendo retromarcia e che potrebbe avere urtato Raciti. L'8 maggio, invece, quando è stato nuovamente sentito dal pm Busacca, avrebbe riferito che si trovava a dieci metri dall'ispettore.
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