Roma, 28 aprile 2008 - "Per colpa delle manfrine tra Franco Baldini e Stefano Antonelli mi tocca frequentare i tribunali e non il campo. Mi hanno tolto il lavoro. Io sono una persona seria e onesta". È l'ennesimo sfogo, in udienza, al processo Gea, di Luciano Moggi, ex direttore generale della Juventus accusato assieme al figlio ed altre quattro persone di associazione per delinquere finalizzato alla concorrenza illecita con minaccia e violenza.
Su Antonelli, attuale amministratore delegato del Torino Fc, Moggi ha espresso parole di fuoco: "Dovrebbe imparare a tacere. Mi dicono che da dirigente del Torino andrà via e ci credo: dopo la partita della sua squadra a Siena, quest'anno, ha incontrato i genitori di Quagliarella (attaccante dell'Udinese, ndr) per dire loro di non togliere la procura alla Football Service, la società creata dallo stesso Antonelli. Insomma, lui chi è: un procuratore o un amministratore delegato di un club di calcio?".
In precedenza, Antonelli, durante la sua deposizione in aula, aveva spiegato che da quando era stato assunto dal Torino di Urbano Cairo non aveva più interagito (nè fisicamente nè telefonicamente) con i suoi assistiti che in parte hanno scelto altre strade, affidandosi a nuovi agenti, e in parte sono stati assorbiti dal cognato, socio della Football Service. Quanto a Quagliarella, l'ad del Torino aveva detto che era stato contattato dall'entourage del calciatore perchè in possesso di un documento che doveva consegnare al nuovo procuratore del bomber.
Replicando a quanto dichiarato in una precedente udienza da Fabrizio Miccoli, attaccante del Palermo, ("Alla festa scudetto della Juve mi lasciarono in pullman"), Moggi ha detto di "trasecolare": "Quella festa fu organizzata dal presidente Grande Stevens e il sindaco di Torino Chiamparino. Perchè mi vogliono sempre mettere in mezzo? Va bene, lo accetto, ma il calciatore era consapevole che la festa era stata preparata per quelli che avevano contribuito allo scudetto, lui non c'entrava nulla perchè l'anno prima era stato al Perugia".
EMANUELE BLASI RISCHIA ACCUSA DI FASLA TESTIMONIANZA E CALUNNIA
Emanuele Blasi, attuale centrocampista del Napoli, sarà iscritto sul registro degli indagati della procura di Roma per falsa testimonianza e calunnia. Lo ha annunciato il pm Luca Palamara dopo la deposizione resa davanti al tribunale dallo stesso calciatore nell'ambito del processo alla Gea.
Una deposizione, ha detto il magistrato, caratterizzata da troppi 'non so' e 'non ricordo' e per di più segnata da "un elemento di novità che stride chiaramente con quanto acquisito agli atti": Blasi, quando decise di affidarsi alla Gea e di revocare il mandato a Stefano Antonelli, disse a quest'ultimo di aver subito forti pressioni dalla società di procuratori sportivi guidata da Alessandro Moggi.
In aula il calciatore ha ammesso di essersi inventato tutto ("mai state pressioni") per liberarsi del vecchio agente. Da qui anche il reato di calunnia che sarebbe stato commesso ai danni degli stessi imputati del processo Gea. Con quella di Blasi salgono a tre le persone per le quali la procura ha chiesto al tribunale gli atti per avviare una nuova indagine. In precedenza era toccato a Fabio Capello e ad Antonio Giraudo finire nel mirino del magistrato per il loro comportamento in udienza giudicato reticente.
CHIELLINI: "NON HO SUBITO PRESSIONI"
"Non ho mai subito minacce o pressioni per andare alla Gea. Se dopo tanti anni sto ancora con Davide Lippi, significa che ho fatto una scelta giusta". Al processo romano contro Luciano e Alessandro Moggi ed altre quattro persone, accusate di associazione per delinquere finalizzata all'illecita concorrenza con minaccia e violenza per le modalità con cui la società di procuratori sportivi avvicinava i calciatori, è toccato al difensore della Juventus, Giorgio Chiellini, rispondere alle domande del pm Luca Palamara.
"Ero assistito da Bordonaro ma quando, tramite Lippi jr, conobbi Alessandro Moggi, valutai - ha detto il giocatore -, anche assieme ai miei familiari, che loro avrebbero potuto rappresentarmi meglio. Quando giocavo nel Livorno, ero in comproprietà con la Roma ma da Baldini (all'epoca consulente del mercato per i giallorossi, ndr) seppi che il club non aveva liquidità sufficiente per riprendermi. Così ritenni che il passaggio alla Juve rappresentava un grosso salto di qualità per un giovane come me".
La firma del nuovo contratto per 300mila euro fu siglato presso la sede del club bianconero alla presenza della Triade (Bettega, Giraudo e Luciano Moggi), del presidente del Livorno (Spinelli) e dei procuratori Lippi jr e Alessandro Moggi. "A Baldini - ha chiarito Chiellini - non dissi mai che il mio passaggio alla Juve avrebbe agevolato un'eventuale convocazione in Nazionale anche perchè all'inizio c'era Trapattoni e io, pur avendo disputato un buon campionato, venivo dalla serie B. Nemmeno Lippi jr mi ventilò la possibilità di approdare in Nazionale. Da lui non ho avuto mai anticipazioni o promesse. Magari sapeva qualcosa ma a me non anticipò mai nulla".
La procura chiederà un confronto tra Chiellini e Baldini il quale, sentito in udienza il 31 marzo scorso, aveva detto il contrario e cioè che fu il giocatore ad annunciargli che, passando alla Juve, tramite la Gea, sarebbe arrivato in Nazionale.
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