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INTER-CETTAZIONI

La fuga di notizie: il pm ferma Brescia

Il sarto intercettato mentre parlava con alcuni giocatori nerazzurri, è stato fermato, insieme ad altre 4 persone, dai carabinieri. Il provvedimento si è reso necessario a causa della fuga di notizie che rischia di vanificare l'inchiesta

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Domenico Brescia Milano, 16 maggio 2008 - Domenico Brescia, il sarto intercettato mentre parlava con alcuni giocatori dell'Inter e con l'allenatore Roberto Mancini, è stato fermato dai carabinieri del Ros su disposizione del pm Marcello Musso. Il provvedimento si è reso necessario a causa della fuga di notizie che rischia di vanificare l'inchiesta partita due anni e mezzo fa.

 

Altre quattro persone sono state fermate dai carabinieri su ordine della Procura di Milano, insieme a Domenico Brescia, il sarto vicino ad ambienti dell'Inter e che era stato intercettato al telefono mentre parlava con alcuni giocatori nerazzurri.

L'avvocato di Domenico Brescia, Marisa Guassardo, dice: "Ribadisco che si tratta di un provvedimento abnorme, per un fatterello di cessione di cocaina che risale al 2006, non c'erano esigenze cautelari, non c'era fragranza di reato e non c'era pericolo di fuga dal momento che avevo spiegato al magistrato che il mio assistito era a disposizione".
 

Il Pm Marcello Musso sta preparando la richiesta di convalida del fermo. L'udienza di convalida del fermo di Domenico Brescia e degli altri sospettati di spaccio di cocaina dovrebbe essere fissata per domani o più probabilmente per lunedì.
 

 

LA SCHEDA

 


Il protagonista principale e' Domenico Brescia, il sarto di Rovello Porro (Como) dai mille contatti e dalla preoccupante fedina penale, ma attorno a lui gira tutta l'Inter, se non altro per farsi riparare i pantaloni. Perche' anche se non ha mai avuto alcun incarico ufficiale all' interno della societa' di via Durini, da oltre 30 anni Brescia frequenta la Pinetina e tutti i giocatori e i dirigenti che vi hanno messo piede conoscono la sua faccia.

Inevitabile, quindi, la presenza delle voci di protagonisti presenti e passati dell'Inter nelle sue conversazioni telefoniche intercettate dai Carabinieri del Ros nell'ambito di un'inchiesta su un traffico di droga iniziata due anni e mezzo fa. Da Mancini a Mihajlovic, da Altobelli a Salsano, nessuno forse lo sapeva e di certo nessuno ha commesso qualcosa di illecito, ma dirigenti e giocatori nerazzurri hanno aperto le porte della Pinetina a un uomo che ha subito condanne per concorso in rapina, ricettazione e concorso colposo in omicidio.

Con una pena, per quest'ultimo reato, di quattro anni che sta ancora scontando in regime di semiliberta' e che lo costringera' a passare ancora 15 notti nel carcere di Como.

 


Dopo le rivelazioni pubblicate sui giornali sui presunti rapporti emersi da intercettazioni telefoniche con Domenico Brescia, titolare della sartoria di Rovello Porro, Roberto Mancini e Sinisa Mihajlovic passano al contrattacco minacciando azioni legali e appellandosi al Garante della Privacy.

Lo rendo noto Stefano Gagliardi, legale dell'allenatore dell'Inter e del suo vice, in una nota in cui preannuncia per conto dei suoi assistiti "azioni penali e richieste risarcitorie commisurate alla gravità e lesività delle notizie diffuse nei confronti di tutti quei quotidiani, telegiornali e radio-giornali che hanno arbitrariamente e illecitamente accostato i nomi dei signori Mancini e Mihajlovic a giri di prostituzione, droga e scommesse sportive e/o hanno pubblicato conversazioni afferenti la sola sfera privata dei medesimi".

"Dal testo delle conversazioni telefoniche diffuse - scrive l'avvocato - emerge con chiarezza, imbarazzante prima ancora che dannosa per chi ha voluto farne notizia degna di essere riportata su scala nazionale, che i signori Mancini e Mihajlovic sono totalmente estranei alle indagini in corso, indagini che non conoscono se non per averne appreso cognizione attraverso gli organi di stampa questa mattina". Secondo l'avvocato Gagliardi si tratta "di conversazioni che non hanno alcuna rilevanza, prive di qualsiasi utilità pubblica o privata, la cui illecita diffusione ha leso irrimediabilmente la dignità, l'onore, la reputazione dei suoi assisiti.

 









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