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SERIE A / l'ULTIMA GIORNATA

Scudetto, è il giorno della verità

L'Inter ha 82 punti, la Roma 81. Mancini si porta Ibra in panchina: "Farai il gol decisivo". Spalletti: "Non saremo soli". A Parma e Catania stadi vietati ai tifosi delle squadre in lizza per il tricolore. Le avversarie rischiano la B

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QUI INTER

di LAURA ALARI

SI TOCCHI chi può. A poche ore dal verdetto finale, lo slogan serpeggia fra gli interisti impegnati nelle operazioni più disparate. C’è chi consulta la cabala: l’ultima squadra a cui è riuscita l’impresa di vincere tre scudetti consecutivi è stato il Milan di Capello (stagioni dal ’91 al ’94). C’è chi scruta il cielo: a Parma sono previsti pioggia e terreno pesante, proprio come quella domenica a Perugia quando la Juve di Ancelotti sprofondò nel pantano. C’è chi interroga oroscopi e tarocchi e chi dorme da una settimana con il rosario sul cuscino. Sacro e profano in nome di una fede a prova di infortuni, di divieti, di intercettazioni, di polemiche, di incertezze sul futuro.

 

Tutto quel che è stato nell’ultima settimana di vigilia, e quello che sarà da domani in poi, al popolo nerazzurro non interessa. Oggi per loro conta una cosa sola, spingere l’Inter a un traguardo che sarebbe ancora più bello, proprio perché maturato in una stagione colma di sofferenza. E per farlo arriveranno a Parma come minimo in 4000, da Milano ma anche da altre città d’Italia, tutti pigiati fuori dal Tardini, carichi di bandiere, di striscioni e di entusiasmo. «Un’invasione pacifica nel pieno rispetto della città, della sua squadra e del suo pubblico» hanno annunciato i tifosi della Curva Nord. Speriamo che tutti mantengano la promessa, gli emiliani si giocano la salvezza, lo stadio sarà pieno di bambini, l’occasione migliore per vincere anche lo scudetto della civiltà. Come si augura il questore Gennaro Gallo: «Siamo pronti a ricevere anche i tifosi che arriveranno senza biglietto, la situazione è sotto controllo e comunque io ho sempre avuto la massima fiducia e tranquillità. Sono convinto che sarà una grande festa dello sport».

 

Mancini e la squadra invece sono arrivati ieri sera. Silenzio stampa a parte, il tecnico ha deciso di non cambiare abitudini. Allenamento al mattino, pomeriggio libero, raduno alle 19 nel solito hotel in zona San Siro e partenza dopo la cena alla quale ha partecipato anche Moratti che aveva disertato la Pinetina per una cerimonia di famiglia. Clima sereno e formazione decisa, salvo imprevisti nell’ultimo test di stamattina: in difesa Burdisso al posto di Maxwell, vittima di un attacco di dissenteria, a centrocampo Stankovic al posto dell’infortunato Cambiasso, per il resto la squadra di domenica scorsa. Con la variante Ibrahimovic, da inserire nell’ultima mezz’ora. «Sono sicuro che farai il gol decisivo» gli ha detto Mancini ricevendo in cambio dallo svedese un «dammi il cinque» che la dice lunga sulle presunte tensioni fra i due.

 

Ma ormai questa Inter, in testa al campionato da due anni, può permettersi di subire tutti gli agguati del mondo. E se perderà lo scudetto sarà solo per colpa sua. SE INVECE lo vince, festa grande a San Siro con i tifosi e consegna della Coppa da parte di Matarrese (che difficilmente troverà un’accoglienza entusiasta da parte del pubblico). Poi banchetto e brindisi nell’hotel di cui sopra e dopo mezzanotte l’omaggio alla folla in piazza Duomo.

 

QUI ROMA

di PAOLO FRANCI

«SAREMO tantissimi a Catania. Ci sarà un milione di persone con noi e sappiamo bene che non saremo soli». Luciano Spalletti incespica sulla matematica quando deve fare i conti su quanti saranno i tifosi della Roma, perché sono venti volte di più. A tifare per la sua squadra che aspetta un miracolo da Parma e che deve vincere al Massimino, ci sono oltre 10 milioni di juventini, 6 milioni di milanisti e falangi di simpatizzanti che nella logica del male minore — meglio la Roma dell’Inter — indosseranno la sciarpetta giallorossa.

 

Spalletti cuce i meriti sui propri giocatori: «Sono stati bravi a catturare l’attenzione degli sportivi e ad avere il consenso di chi è neutrale». Eppoi, i romanisti, che sono il doppio: 2 milioni. E ancora i tifosi della Fiorentina, del Genoa e di tutte quelle squadre che guardano all’Inter come prima di Calciopoli si guardava alla Juve. L’antipatia, si sa, nel calcio fa rima con vittoria e per tanti, il terzo scudetto di fila nerazzurro, dopo quello a tavolino e quello stravinto l’anno scorso, sarebbe troppo. Meglio cambiare. Meglio la Roma, che piace, gioca bene, diverte e si diverte, pur avendo gettato al vento badilate di occasioni per agguantare l’Inter. Classifiche virtuali, Spalletti non ne fa: «Chi meriterebbe lo scudetto? Troppo semplicistico» e ha il chiodo fisso della normalità: «In panchina niente radioline, noi dobbiamo vincere senza pensare ad altro».

 

L’«altro», è il Parma della speranza, è il braccino dell’Inter, è il miracolo nel miracolo. Eppoi, ancora manciate di normalità, sulla possibilità di vincere lo scudetto: «Il nervosismo? Qualcuno la può sentire in modo particolare, ma i miei calciatori sono intelligenti. Conosciamo le cose che possono crearci problemi ed è a questo che dobbiamo stare attenti, al nervosismo e alla confusione». Sul fronte formazione, Spalletti dovrebbe confermare la squadra che ha battuto l’Atalanta, con due dubbi: Juan e Cassetti («alto»), in ballottaggio rispettivamente, con Cicinho (Panucci andrebbe a destra) e uno tra Aquilani e Perrotta.










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