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Pato: "Vergine fino al matrimonio? Non sono Kakà"

In un'intervista al magazine GQ, il 'Papero' parla della sua vita privata: "Sono evangelico, ma non è che seguo alla lettera il Vangelo". E sulle nozze dice: "È quello che voglio anch'io, ma non subito"

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Pato Milano, 29 maggio 2008 - "Vergine fino al matrimonio? Non sono mica Kakà. Sono evangelico, ma non è che seguo alla lettera il Vangelo". Alexandre Pato vorrebbe ripercorrere le orme di Kakà in campo. Fuori, però, la situazione è diversa. Kakà è arrivato vergine al matrimonio, Pato la pensa diversamente. Il giovane attaccante, arrivato al Milan a gennaio, è fidanzato con Sthefany Brito, giovane e bellissima attrice di telenovelas. La ragazza parla di matrimonio, ma Pato afferma: "È quello che voglio anch'io, ma non subito", dice in un'intervista al magazine GQ. Playboy ha proposto a Sthefany di posare nuda. "Ma non l'ha fatto. Anche perchè io non voglio!".

 

Il baby prodigio è 'Pato' solo da poco. "Due anni fa mi hanno detto che Alexandre era troppo lungo e hanno cominciato a chiamarmi 'Pato'. Deriva dal nome del mio paese, che in italiano si traduce 'Papero Bianco'". Ha capito presto che sarebbe diventato un calciatore. "Avevo 11 anni. Mi chiamò il Gremio, ma non avevano il collegio per accogliermi. Allora i miei mi portarono a fare il provino all'Internacional. Meglio così: io ho sempre tenuto all'Inter. Sì, ho sempre tenuto all'Inter. Mi regalarono la maglietta a 5 anni e da allora sono tifoso".

 

Ha impiegato pochissimo per imporsi. Ha bruciato le tappe arrivando alla finale del Mondiale per club, dove, segnando, ha battuto il record di Pelè come marcatore più giovane in una manifestazione Fifa: 17 anni e 102 giorni Pato, 239 la perla nera. "Ho saputo da poco di questo record e ancora mi sembra incredibile".

 

In Italia, Pato ha 'assaggiato' la durezza della Serie A. "Ledesma della Lazio mi ha battezzato. Che entrata a forbice! Non me la dimentico più. Ma mi piace giocare così: si cresce. In Brasile prendi la palla e puoi stare 20 secondi con la testa alta a pensare che farne, qui dopo tre secondi, se non la passi, arriva Ledesma".

 

Due milioni di euro d'ingaggio all'anno. Come si vive? "Oggi posso dare alla mia famiglia tutto quello che non avevamo quando ero bambino. Ho regalato ai miei genitori un appartamento, posso mantenere i miei fratelli agli studi. Mi ricordo di quando andavo agli allenamenti e vedevo i miei compagni mangiare, mentre io ero a stomaco vuoto perchè non potevo permettermi il pasto. Ecco, la gioia è avere il frigo sempre pieno".

 

La vita di Pato è stata segnata anche da una cicatrice sul bicipite sinistro? "Sarebbe stata uguale a questa, ben più piccola, sull'anca, ma avere il gesso a 11 anni, col caldo, non basta per star fermi e si è dilatata. Mi hanno preso un pezzo d'osso dal fianco e l'hanno impiantato nel braccio. Era un tumore. Sono stati momenti molto difficili, soprattutto per i miei. Oltre all'ansia per la mia salute avevano pure quella di non potersi permettere il costo dell'operazione. Grazie a Dio, il dottor Paulo Roberto Mussi decise di operarmi gratis".










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