L'ex direttore generale della Juventus rende una dichiarazione spontanea al processo che lo vede imputato insieme al figlio e a Davide Lippi. "Tutte chiacchiere da bar, Auricchio e Baldini dovrebbero vergognarsi"
Roma, 17 giugno 2008 - "Ho ricevuto troppo pugni in faccia. La mia famiglia ha subìto e quella di mio figlio si è disgregata". Così l'ex direttore generale della Juventus, Luciano Moggi, ha detto al termine di una lunga 'dichiarazione spontanea' nell'ambito del processo Gea, che lo vede imputato, insieme ad altre cinque persone, tra cui il figlio Alessandro e Davide Lippi, per associazione a delinquere finalizzata all'illecita concorrenza con minacce e violenza.
Secondo l'ex re del calciomercato tutti i problemi, le inchieste delle procure di Napoli e Roma che hanno portato allo scandalo 'Calciopoli', hanno avuto la stessa genesi. "Il maggiore Attilio Auricchio dei carabinieri e Franco Baldini (ex ds della Roma) si dovrebbero vergognare. Dalle testimonianze di questi due la vicenda appare come una cosa macchina e predisposta. Non prove ma chiacchere".
In base al resoconto fatto da Moggi in aula, davanti ai giudici della X sezione, la questione è tutta dovuta alle "manfrine" tra Baldini e Auricchio, e alle "riunioni segrete" che i due facevano prima che scoppiasse il caso che ha travolto nell'estate del 2006 il mondo del calcio.
"Quando da me veniva qualcuno, come l'ex ds del Siena Nelson Ricci e mi diceva che Baldini gli aveva chiesto di testimoniare, a Roma, contro di noi, non gli davo peso. Ho considerato quelle delle chiacchere, cose a cui non dare peso". Così ha continuato Luciano Moggi, nel corso della sua deposizione spontanea, nel corso del processo Gea. Poi ha continuato: "Baldini e Auricchio si dovrebbero vergognare, per le loro manfrine adesso sono imputato".
L'ex dg della Juve non ha risparmiato critiche neanche per quei giocatori come Nicola Amoruso, che nelle scorse udienze, è stato sul banco dei testimoni. "Lui, con noi, ha guadagnato 14 miliardi netti. Bene avrebbe dovuto avere la giusta faccia di non presentarsi altrochè vilipendere le persone che lavorano". Poi tornando a Baldini e Auricchio, Moggi ha sottolineato: "Sono rimasto sconcertato. Tutta questa storia appare come una cosa predisposta, senza prove e con chiacchere - ha proseguito e si è chiesto - Ma un 'sentito dire' che prova è? Il problema vero è che nel calcio bisogna saltare addosso addosso chi lavora bene".
Rispetto alla Gea, la società di intermediazione e procura sportiva guidata da suo figlio Alessandro, Moggi ha detto: "Tutti si sono dileguati, De Mita jr, Chiara Geronzi (le cui posizioni sono state entrambe archiviate nella fase istruttoria dell'inchiesta, ndr). La Geronzi era socia fondatrice della Gea... Poi però alla fine sono tutti spariti ed a noi è rimasto il cerino in mano".
La lunga dichiarazione di Moggi è stata interrotta poi dal giudice Luigi Fiasconaro, dopo che l'ex dg bianconero, aveva iniziato a criticare una serie di "inesattezze" presenti negli atti dell'inchiesta di Napoli. "Ma tutta questa storia, quella per cui ho dovuto lasciare il campo di calcio ed entrare in un'aula di tribunale - ha detto Moggi - ha avuto inizio dallo stesso motivo, dalla stessa genesi, l'accordo di Baldini e Auricchio".
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