Il tecnico boemo è pronto per iniziare la sfida sulla panchina della Stella Rossa Belgrado. "Il sistema non mi permette di allenare in Italia, con me i presidente si spaventano"
Palermo, 25 giugno 2008 - Zdenek Zeman a tutto campo. Dalla nuova avventura alla Stella Rossa agli Europei, senza dimenticare di lanciare qualche stoccata ai nemici storici (Moggi) e all'Italia campione del mondo del 2006, semplicemente "più fortunata" di quella che ha concluso ai quarti la sua avventura in Austria e Svizzera. "Per me l'Italia di Donadoni è uguale sotto il profilo tecnico e tattico a quella che ha vinto i Mondiali. È stata solo più sfortunata. Non è giusto che paghi solo Donadoni, ma si vede che la politica della Federazione è questa", il parere del tecnico boemo, ospite dei Campionati Italiani Nuoto Master, in corso alla piscina comunale di Palermo.
Zeman non crede al ritorno di Francesco Totti in azzurro, anche se sulla panchina della Nazionale, come è ormai probabile, tornerà a sedere Marcello Lippi. "Non credo che Totti tornerà sui suoi passi - ha affermato -. Mi è dispiaciuto molto quando ha deciso di lasciare, perchè ogni giocatore se sta bene deve essere disponibile per la Nazionale. Se mi dovesse chiedere un consiglio? Gliel'ho già dato due anni fa dicendogli di rimanere, ma non mi ha ascoltato".
E non lo hanno ascoltato nemmeno i presidenti dei club italiani. Così, dopo un anno e mezzo a spasso, il boemo riparte. Dalla Stella Rossa, dalla Serbia, "perchè il sistema non mi permette di allenare in Italia, con me i presidenti si spaventano". Persino Maurizio Zamparini, con il quale Zeman si è incontrato tre-quattro volte "ma alla fine non s'è fatto nulla". È andato in porto invece l'accordo con il club serbo: "Avevo voglia di tornare ad allenare - ha spiegato -. A Belgrado andrò in una squadra che ha vinto trenta campionati. Per me i serbi sono grandi talenti e quelli che sono venuti in Italia, anche in altri sport, hanno fatto la fortuna dei club".
In Serbia per dare spazio a un calcio, il suo, fatto di un gioco d'attacco, di schemi offensivi probabilmente unici al mondo. Un gioco bello e divertente, un pò come quello del collega olandese Guus Hiddink, che con la Russia agli Europei "sta facendo miracoli. È da vent'anni che li fa, con la Corea del Sud, con l'Australia. È davvero un grande allenatore". E Mourinho le piace? "Ha fatto bene in Inghilterra ora vediamo cosa farà in Italia".
Dici Zeman e ti risulta inevitabile ricordare le lotte al Palazzo, a calciopoli, alla vecchia Juve di Moggi. "Dopo Calciopoli è cambiato poco - attacca il boemo - ci sono in atto processi con accuse anche abbastanza gravi ma alcuni continuano ancora a lavorare, a scrivere sui giornali. Ci sono tante cose che mi danno fastidio e questa è tra quelle che me ne danno di più".
Anche per questo allora Zeman lascia l'Italia. Tra due giorni inizierà ufficialmente la sua avventura a Belgrado, ma prima regala giudizi sul mercato delle big: "La Juve? Vuole Xabi Alonso ma mi pare che il suo problema sia più in fase difensiva; Lampard all'Inter? È diventato un uomo di Mourinho, di certo può dare qualcosa in più; l'attaccante per il Milan? I nomi che si fanno sono tutti buoni". E infine la Roma: secondo l'ex allenatore i giallorossi di Spalletti devono "cambiare il meno possibile. La squadra, come solidità e come gruppo c'è. Serve dare una certa continuità, bisogna convincersi che si può fare". Parola di Zeman.
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