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BUFERA SULLA NAZIONALE DOPO I FATTACCI DI SOFIA

Abete: stop ai tifosi in trasferta

La Figc non acquisterà biglietti per la gara in Montenegro. Il ministro La Russa: "Mi vergogno"

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Giancarlo Abete, presidente della Figc MONTALTO DI CASTRO, 13 ottobre 2008 - LA NOTTE BRAVA del saluto romano e dei cori ‘Duce Duce’, delle bandiere bulgare bruciate sugli spalti dello stadio di Sofia e degli scontri prima della partita, da parte dei 144 ultrà italiani in versione hooligan d’esportazione, ha prodotto un primo effetto pratico: per la prossima trasferta della nazionale, a Montenegro il 28 marzo, la federazione non acquisterà la sua quota di biglietti.

 

Meglio rinunciare ai propri tifosi al seguito, se devono essere quelli di Sofia. Lo ha annunciato il presidente del calcio Giancarlo Abete a Montalto di Castro, in occasione del premio Ciotti, non a caso la manifestazione che premia gli striscioni più ironici e civili del campionato: "Niente biglietti, per quella partita". E Gigi Riva, responsabile del Club Italia, ci aggiunge tutta la sua indignazione: "Sono in nazionale dal 1963, non avevo mai vissuto una serata così brutta, non abbiamo bisogno di tifosi così, perché noi non siamo come loro".

 

Abete è arrivato a Montalto di rientro da Sofia, ed era molto avvilito: "Quei signori ci hanno provocato due danni: il primo di immagine, il secondo di ambiente, considerato che l’accoglienza da parte dei bulgari era stata ottima e che il clima si è fatto molto più teso a causa degli incidenti, con il dispiacere dei fischi bulgari al nostro inno". In tre, intanto, sono stati arrestati dalla polizia di Sofia, per vilipendio alla bandiera bulgara, inquadrati dalle telecamere dello stadio mentre ne facevano un bel falò in curva.

 

Questo gruppo, “Ultras Italia”, esiste dal 2002, ed è la prima volta che una trasferta della nazionale viene macchiata in questo modo. "Forse perché Sofia è vicina ad alcuni gruppi ultrà del Nord Est, e comunque i responsabili sono tutti identificabili, hanno lasciato nome e cognome al momento dell’acquisto del biglietto, hanno scelto la partita della nazionale come una vetrina", la convinzione di Abete.

 

Una brutta vicenda, in tutta la sua audience internazionale, che non può essere confinata nell’ambito calcistico. La condanna del governo è stata affidata al ministro della difesa, La Russa: "Bisognerebbe chiedere scusa alla Bulgaria, fossi stato a Sofia mi sarei vergognato, non c’è nessuna giustificazione storica e politica per questa gente, sono solo maldestre esibizioni muscolari". Parole dure anche dall’opposizione, da Minniti, ministro degli interni del governo ombra: "Ora vanno identificati e puniti duramente".

 

Gli ultras di Sofia non risulterebbero diffidati in passato, altrimenti non avrebbero potuto comprare i biglietti per la partita con la Bulgaria venduti dalla federazione. Ad altri tre di loro, già presenti nelle liste dei tifosi più scatenati da tenere lontani dagli stadi, il biglietto è stato negato. In questo quadro di censura, mal si inseriscono le dichiarazioni di Domenico Mazzilli, da poche settimane direttore dell’Osservatorio del Viminale sulla sicurezza delle manifestazioni sportive: "I cori Duce Duce e il braccio teso durante l’inno di Mameli? In Bulgaria non è reato…".

 

Seguiranno, probabilmente, precisazioni, oltre che sicure polemiche. E che ne pensa il capo dello sport italiano, Gianni Petrucci? "Una sensazione brutta, si sa chi sono, vanno perseguiti, ma che cosa c’entra lo sport se un delinquente parte dall’Italia e va a Sofia a provocare incidenti, e che nessuno ora pensi di fischiare mercoledì a Lecce l’inno del Montenegro, sarebbe il più becero dei gesti".

dall’inviato ALESSANDRO FIESOLI










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