Il fuoriclasse brasiliano ha aderito all'iniziativa della Fondazione Milan che prevedeva il versamento di diecimila euro a favore della Onlus rossonera
Milano, 28 novembre 2008 - PIÙ SEGNA, più fa sorridere gli altri. Più esulta lui, più gioiscono i suoi piccoli fan. Ronaldinho come Re Mida. Ogni gol che realizza vale oro. Per sé, per la squadra rossonera e per il club (già ventimila le maglie del brasiliano vendute) ma anche per i più bisognosi. Già, perché l’iniziativa benefica voluta da «Fondazione Milan» comincia a dare grandi risultati, numeri alla mano.
Prima dell’inizio della stagione, infatti, venne stipulato un particolare accordo di sponsorizzazione tra il brand NutriliteTm e l’Ac Milan, che prevedeva il versamento di diecimila euro a favore della Onlus rossonera da parte dell’azienda di prodotti naturali. Un accordo, quello tra Amway Italia (l’azienda a cui fa capo il marchio Nutrilite) che non aveva solo finalità pubblicitarie, ma anche importanti risvolti sociali.
Del resto già da un anno Ronaldinho è legato alla campagna Amway One by One a favore dei bambini (in un quadriennio sono stati aiutati 5,5 milioni di bambini con donazioni in tutto il mondo per oltre 52 milioni di dollari): e da settembre ha deciso di quantificare in 10mila dollari americani ogni gol messo a segno nella stagione in corso per poi devolvere l’intera somma a Fondazione Milan che la destinerà ad uno dei progetti che vedono la Onlus impegnata a favore dei più piccoli (va ricordato che proprio nei giorni scorsi anche Kakà e Shevchenko, dopo Inzaghi, hanno scelto di collaborare a favore del progetto di Sviluppo del Centro ad Alta Specializzazione per la diagnosi e la cura delle anomalie vascolari dell’infanzia per l’Ospedale Buzzi di Milano).
INSOMMA, dopo aver dato una grandissima mano all’Unicef (che da anni sponsorizza il Barcellona), adesso le prodezze del brasiliano regalano speranze e aiuti concreti ai bambini lombardi. E continuano a far sognare i tifosi rossoneri, a cominciare da Silvio Berlusconi che anche ieri non ha risparmiato apprezzamenti nei confronti del suo pupillo: «Buon Milan in Coppa Uefa? Non direi, piuttosto grande Ronaldinho».
Parole che magari non faranno piacere a Kakà, sempre più oscurato dall’ingombrante ombra del connazionale, ma che caricano l’ex blaugrana che appena sceso dall’aereo che ha riportato il Milan dall’Inghilterra, si è subito proiettato verso la sfida in programma fra due settimane contro la Juventus e l’attesissimo faccia a faccia con Del Piero. «Le mie punizioni? Aspetto Alex, il mio idolo da sempre, per potermi confrontare con lui. Ma non sento la competizione con lui, lo seguo da molto tempo e lo reputo un grande campione», sorride Dinho, consapevole «di essere importante come tutti in questo gruppo».
Prima della Juve c’è altro e c’è, soprattutto, il tempo di ripassare il pareggio di Uefa che vale una qualificazione anticipata: «Per me è una gioia. Sono molto contento di aver segnato su calcio di punizione perché mi sto allenando molto e i risultati stanno arrivando. Cerco di mettere sempre in pratica quello che provo in allenamento e di essere sempre in forma in modo che le cose vadano bene».
I MOTIVI per sorridere non si limitano ai prodigi balistici, il brasiliano sa che in questo momento tutto gira dalla sua parte: «Arrivando qua speravo che le cose potessero andare bene, sono una persona positiva. La vita, comunque, è fatta così. E’ impossibile stare sempre bene. Sono contento di aver iniziato questa stagione nel migliore dei modi dopo un anno brutto trascorso a Barcellona».
Milano e il Milan lo hanno rigenerato, in campo e fuori, lontano dai pettegolezzi e dalle maldicenze: «Era la cosa più bella che mi potessi aspettare, ogni giorno vedo che le cose vanno sempre meglio. Qui al Milan mi sento un giocatore importante, esattamente come lo sono tutti i miei compagni. E per me la cosa più importante è riuscire a vincere titoli con la maglia rossonera». Infine una stoccata a Mourinho. «Non è vero che il calcio in Italia non è spettacolare. In Spagna c’è troppo possesso palla e io mi ero stancato».
di Giulio Mola