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LA BIOGRAFIA DEL TALENTO BARESE

“Altro che seicento donne,
a Cassano interessa solo Capello”

Aspettando il derby di Genova, il giornalista Pierluigi Pardo racconta i retroscena del libro “Dico tutto” in cui il fantasista della Samp ripercorre la sua vita tra aneddoti e rivelazioni

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Antonio Cassano (Ansa) Sulla biografia di Antonio Cassano sono già stati versati fiumi d’inchiostro, ci siamo già scandalizzati, sorpresi, divertiti o indignati abbastanza. Quello che ancora non si sa del libro “Dico tutto” lo racconta Pierluigi Pardo, cronista di Sky e amico del talento di Bari Vecchia, che l’ha accompagnato nel viaggio attraverso le tappe più importanti della sua vita tra calcio, donne, denaro.


Un successo, a giudicare dal fatto che nel giro di due settimane la tiratura è stata triplicata, da 34mila a 100mila copie. Non sarà il dato di vendita, ma è un chiaro segnale dell’interesse che hanno suscitato le confessioni senza censura di un campione straordinario e controverso, tra genio e sregolatezza e… cassanate.
 

Pardo, come si spiega il successo della biografia di Cassano?

“Il libro è una bomba, e non sono come l’oste che parla bene del suo vino: a differenza di altre autobiografie di sportivi, in questa lui dice davvero tutto della sua vita, senza ammorbidire o limare passaggi. Anzi, Antonio ha accettato di raccontarsi proprio a condizione di dire tutto. L’ho scritto in un mese, tutto d’un fiato. Ci siamo incontrati sei o sette volte a Genova, a casa sua, a pranzo fuori o a Bogliasco dopo gli allenamenti della Sampdoria: parla a ruota libera, a volte è discutibile e indifendibile, ma ha le idee chiare. E’ successo io stesso, di fronte a certi passaggi un po’ forti, gli chiedessi ‘Asciughiamo?’, e lui pronto: ‘No, io la penso così’. Poi, il suo procuratore Beppe Bozzo non ha posto veti di alcun genere”.
 

Più facile del previsto…
 

“Alla fine sì. Il libro è nato da un’idea della Rizzoli e quando ho chiesto a Cassano la sua disponibilità a raccontarsi ero tra l’altro sicuro che mi avrebbe detto di no, invece… Al 99 per cento ho riportato esattamente il suo linguaggio, ogni tanto mi parlava in barese e in quel caso l’interpretazione richiedeva più impegno. E’ stato anche divertente ascoltarlo, ogni tanto passava la sua fidanzata Carolina, poi suo cugino Nicola, poi una telefonata, un messaggio…”
 

Dal libro emerge un ragazzo estremamente vero.
 

“Sì, è autentico. Non c’è un altro Cassano, oggi. Il capitolo che preferisco è l’ultimo, in cui emerge la sua visione della vita. Qui è particolarmente vero, ed inedito al tempo stesso. Gioca per il gusto di giocare e questa è nel contempo la sua forza e la sua debolezza, ha bisogno di essere circondato da persone che gli vogliono bene. Le vittorie, gli scudetti non sono i suoi obiettivi, la felicità la misura dagli affetti. Penso che queste dichiarazioni abbiano un portata rivoluzionaria, perché non le ho mai sentite da nessun calciatore, al massimo a fine carriera”.
 

Il capitolo sulle donne è quello che invece ha fatto più scalpore: “Quattro fidanzate in undici anni sono poche. In compenso ho avuto qualche altra avventura. Diciamo tra seicento e settecento donne, una ventina delle quali appartengono al mondo dello spettacolo…”.
 

“Penso che le abbia avute veramente e che non sia nemmeno l’unico! Un calciatore di successo in città che l’hanno amato, come lui stesso dice, è diventato come Brad Pitt. Sa benissimo di non essere bello e che la sua popolarità gli ha permesso di stare con donne da sogno. Persino con quella modella della quale ammette: ‘Era troppo bella, mi vergognavo quasi per quanto era bella… Una così doveva andare con Brad Pitt. E invece è finita con me’”.
 

L’autoironia di Cassano…
 

“Anche quando racconta di Del Neri, di Spalletti… Non pronuncia la famosa parolina magica ‘scusa’, ma ammette che avevano ragione: fa un passo indietro, dimostra di aver capito che ha commesso degli errori. E si prende in giro”.


A proposito di allenatori, di Capello dice: “L’ho amato come un padre e odiato come uno stronzo”.
 

“L’esperienza di Madrid è stata negativa e ci è rimasto male. Ma gli vuole bene e lo ringrazia per il ruolo che ha avuto nella sua vita. Gli riconosce di essere duro e giusto al tempo stesso. Durante la rilettura del libro, mi sono accorto della sua volontà forte di rinsaldare il rapporto con Capello”.
 

Secondo lei, perché Cassano ha accettato di raccontare se stesso a soli 26 anni?
 

“Antonio sente molto questo libro. A mio avviso voleva mettere un punto nella sua carriera e chiarire che, dopo gli errori, certe cose le ha imparate. Pur con gli eccessi del caso, penso anche che un po’ Cassano e di cassanate facciano bene al nostro calcio fatto di giocatori che dicono sempre le cose giuste e sembrano un po’ troppo degli amministratori delegati. Quella di Antonio è una storia unica, è passato dalla povertà alla ricchezza, ha vissuto grandi amicizie e tradimenti, ha visto la morte in faccia dopo uno schianto in auto... ora dice ‘sono a Genova e vivo’ e si paragona a una Ferrari che va al massimo in terza, in una stradina stretta. Come giornalista, è stato un privilegio poter raccontare un personaggio così”.

di Chiara Barin










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