Tre mesi dopo l’Olimpiade 2004 la federazione internazionale di ginnastica riesaminò la finale agli anelli. Il vincitore era l’azzurro (bronzo), solo ottavo il greco Tampakos premiato invece con il massimo punteggio. "E' una soddisfazione morale"
Prato, 21 gennaio 2009 - "TRE MESI dopo la finale agli anelli di Atene 2004 la Federazione internazionale sottopose a una commissione di giurati di tutto il mondo i filmati della finale. Il risultato fu che il greco vincitore della medaglia d’oro si classificava ottavo. Il giapponese giunto quarto passava al terzo posto, il bulgaro medaglia d’argento rimaneva secondo e il vincitore ero io".
A cinque anni dalla ‘grande beffa’ di Atene 2004 Jury Chechi rivela un clamoroso retroscena della finale-scandalo agli anelli: la vittoria del ginnasta di casa Dimosthenis Tampakos, primo con 9,862, contestatissima per una serie di errori commessi durante l’esercizio, è stata clamorosamente smentita dal giudizio ‘postumo’ dato alcuni mesi dopo dalla commissione investita dalla Federazione internazionale del compito di far chiarezza sulla finale delle polemiche.
"La commissione ha lavorato sulla base di filmati con tanto di ralenty e di replay e non in presa diretta come la giuria olimpica – argomenta Chechi —, però è clamorosa la revisione del giudizio: il greco passa da vincitore a ultimo della finale. E’ la dimostrazione che quella medaglia d’oro non era affatto meritata. Lo dissi fin dal primo momento, che avrebbe meritato di vincere il bulgaro Jordan Jovtchev".
Invece, la classifica riveduta e corretta recitava: terzo il giapponese Hiroyuki Tomita (che in gara prese 9,800), secondo il bulgaro (9,850) e primo Chechi (che la giuria aveva valutato da 9,812).
"Ringrazio, è una soddisfazione morale, ma nella ginnastica tutto finisce al momento in cui appare il voto sul tebellone. Non ci sono strumenti per modificare le decisioni e la regola vuole che quel verdetto faccia stato", spiega Chechi, leggermente claudicante perché alle prese con i postumi di un intervento ai legamenti del ginocchio cui si è sottoposto un mese fa.
"E’ la maledizione che mi colpisce ogni otto anni — spiega sorridendo —. Nel 1992 l’infortunio al ginocchio m’impedì di partecipare alle Olimpiadi di Barcellona, nel 2000 a quelle di Sydney. Ora, nel 2008 si è puntualmente ripresentato. E infatti – conclude scherzando – non ho partecipato alle Olimpiadi di Pechino".
La medaglia d’oro di Atlanta 1996, ritiratosi dall’attività dopo Atene 2004, annuncia l’intenzione di aprire un agriturismo a Ripa Transone in provincia di Ascoli Piceno e svela un altro retroscena. "Mi hanno corteggiato perché partecipassi all’Isola dei famosi, poi alla Fattoria, poi a Ballando con le stelle. Con tutto il rispetto per chi ci va, ho detto di no. I soldi non sono mai stati il primo obiettivo della mia vita".
UNA CARRIERA DA SUPEREROE
Gli infortuni non hanno fermato i trionfi del "Signore degli anelli" NATO a Prato l’11 ottobre 1969, Jury Chechi dal 1989 al 1995 ha vinto 6 titoli italiani consecutivi, i Giochi del Mediterraneo, le Universiadi, 4 titoli europei e 5 titoli mondiali. In seguito a questi trionfi è stato soprannominato "Il Signore degli anelli". Alla vigilia delle Olimpiadi di Barcellona, dove era il grande favorito, si è rotto il tendine d’Achille di una gamba. L’appuntamento con l’oro olimpico agli anelli è solo rimandato: ad Atlanta 1996 Chechi compie la sua missione. Nuovo infortunio nel 2000 e straordinario rientro nel 2004 ad Atene, a quasi 35 anni, con la conquista della medaglia di bronzo.
di PIERO CECCATELLI