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LA SCISSIONE

Scissione è fatta: nasce la Lega A
Beretta sarà il presidente

I club della massima serie e quelli cadetti si separano. Matarrese: "Tristezza per un calcio che anche quando sale in paradiso scende nell’inferno"

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Maurizio Beretta (Ansa) Milano, 30 aprile 2009 - Nessun presidente e un progetto di scissione che ritorna in auge tanto che il sospetto è che, in realtà, nessuno l’avesse accantonato davvero nonostante le dichiarazioni del 6 marzo, quando le 42 società di via Rosellini approvarono definitivamente il voto ponderato (60% alla serie A, 40% alla serie B) e contemporaneamente ritirarono la delibera sulla possibile futura divisione della Lega. Il cui progetto, oggi, è diventato realtà con una decisione di 19 società di serie A su 20 con il Lecce unica a fare da controcanto e la Serie B a chiedere «democrazia e non arroganza».

 

Invece il prossimo 5 maggio il consiglio della Federcalcio dovrà prendere ufficialmente atto del mandato dato all’ex direttore di Confindustria, Maurizio Beretta, di costituire una Lega di Serie A entro il primo luglio 2010 e nominare un commissario straordinario. Che l’ad nerazzurro Ernesto Paolillo si augura sia «qualcuno che non venga dal mondo del calcio».

 

Che la Serie A fosse intenzionata alla scissione se la cadetteria non avesse accettato incondizionatamente il regolamento proposto era chiaro sin dalla mattinata. L’ad rossonero, ed ex presidente della Lega Calcio, Adriano Galliani arrivando in Lega citava il film di Sidney Pollack ‘I tre giorni del condor’: «Anche qui alla fine si farà fatica a capire chi sta con chi» e lasciandola spiegava che si riferiva a chi della A avrebbe votato contro l’approvazione. Una profezia che si è regolarmente avverata con il regolamento della A che, a scrutinio segreto, non viene approvato con 21 società di B e quattro di A che votano contro.

Lo stesso succede al contro-regolamento proposto dalla B. A questo punto la A si riunisce autonomamente e decide per la scissione. Da lì a poco arrivava in via Rosellini, Maurizio Beretta, che da presidente candidato è diventato il manager cui la A affida la costituzione della Lega di Serie A. Quest’ultimo non dà giudizi nel merito, ringrazia chi gli ha affidato l’incarico e parla dei primi passi: «Chiederemo al sottosegretario Crimi un incontro sugli stadi di proprietà».

 

Prima era toccato ai presidenti di B, che si presentano compatti, manifestare tutto il loro rammarico. «Oggi abbiamo assistito a una farsa di evidente gravità», ha affermato Andreoletti che poi spiega che «non si è trattato di una questione di cifre, che la B chiede solo la corretta applicazione della legge Melandri e ci opporremo con ogni mezzo alla loro decisione».

 

E il presidente Antonio Matarrese? Parla di «tristezza per un calcio che anche quando sale in paradiso scende nell’inferno», si appella a qualcuno «anche del governo che dia un’occhiata» e riflette «sulla ricchezza che disgrega le famiglie e quando arrivano troppi soldi ci si ubriaca». Poi ammonisce Beretta «che - precisa - non ho incontrato» sulla differenza che c’è tra le parole e i fatti.

 

Ma non si dà per vinto. «Mi auguro che ci sia un ravvedimento contro questa disgregazione. Bisogna vedere quanto valore ha questo atto, è stato scritto con rabbia e non con saggezza -conclude- la serie B ha dato una lezione di compattezza e di etica che ha frantumato i sogni di alcune società di serie A». Ma adesso si va avanti così.










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