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FINALI NBA

I Lakers centrano il 15esimo titolo

Orlando ko 85-99. Kobe Bryant è finalmente riuscito a mettere in bacheca il titolo che desiderava di più: quello senza Shaquille O’Neal. Per l’allenatore Phil Jackson è il decimo campionato: ha battuto il record precedentemente detenuto dall’allenatore di Boston Red Auerbach

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Kobe Bryant e Derek Fisher. Los Angeles Lakers campioni Nba (Ansa) Orlando (Florida, Usa), 15 giugno 2009 - I Los Angeles Lakers hanno vinto la finale della Nba (basket) battendo gli Orlando Magic 99-85 nella quinta gara.


Per i Lakers è il quindicesimo titolo. Kobe Bryant ieri ha segnato 30 punti conquistando il suo quarto titolo, il primo senza Shaquille O’Neal. Per l’allenatore Phil Jackson è il decimo campionato: ha battuto il record precedentemente detenuto dall’allenatore di Boston Red Auerbach. La finale del campionato di basket Nba si gioca al meglio di sette incontri.


Kobe Bryant è finalmente riuscito a mettere in bacheca il titolo che desiderava di più: il quarto anello della sua carriera arriva infatti insieme al suo primo trofeo di Most Valuable Player delle finali Nba (da quest’anno intitolato all’ex stella dei Celtics, Bill Russell), dopo che lo scorso anno il numero 24 dei Los Angeles Lakers si era dovuto ‘accontentare’ del premio di Mvp della stagione regolare.


“Mi sembra di sognare, non posso credere che questo momento sia reale” il suo commento a caldo al termine del 99-86 con cui nella notte la franchigia della California ha espugnato Orlando, aggiudicandosi il quindicesimo titolo della sua storia. A chi gli chiede ancora di Shaquille O’Neal, il compagno di squadra che nelle tre precedenti occasioni gli aveva ‘soffiato’ il titolo di Mvp delle finali, Bryant replica: “Questa cosa era piuttosto assurda, in ogni squadra ci sono almeno due campioni. Era diventata come quella tortura cinese dove le gocce d’acqua cadono continuamente sulle tue tempie. Mi dicevo: ‘E’ una sfida e io devo soltanto accettare il fatto che non c’è modo di controbattere’”.


Di lui coach Phil Jackson oggi dice: “Ha imparato a diventare un leader, ad essere un esempio per gli altri. Questa è una cosa molto importante per lui, perché sa anche che in cambio deve dare qualcosa. E’ diventato uno che si sacrifica per gli altri e non uno a cui tutti chiedono di diventare un leader”. 

 

Un trionfo che ha il sapore della rivincita: dopo lo sgambetto subito lo scorso anno dai rivali di sempre, i Boston Celtics, Kobe Bryant e compagni hanno portato a compimento nella notte una stagione praticamente perfetta. A cominciare dal mercato, fatto di piccoli aggiustamenti puntando più sul recupero di Andrew Bynum, lo scorso anno alle prese con un infortunio al ginocchio, che su vere e proprie rivoluzioni. Il segreto del successo dei gialloviola ha diversi nomi: oltre a quello scontato di Kobe Bryant (al suo primo trofeo di Mvp delle finali) c’è quello di Pau Gasol.


Il centro spagnolo lo scorso anno aveva dovuto attendere la seconda metà della regular season prima di trasferirsi dai Memphis Grizzlies alla California, stavolta invece ha potuto dare il suo contributo dall’inizio alla fine, collezionando 18,9 punti e 9,6 rimbalzi di media a partita nella stagione regolare, numeri stabili anche nei playoff: 18,5 e 10,6. Decisivo per il salto di qualità è stato però il ruolo svolto da Trevor Ariza nella postseason: nel passaggio dalla stagione regolare ai playoff ha migliorato in maniera incredibile le percentuali del tiro da tre punti, salendo dal 32 al 48 per cento.


Se Derek Fisher (spesso ritenuto un semplice comprimario) ha dato il proprio contributo decisivo con due triple che sono valse il successo in gara 4 delle finali, Lamar Odom sembra aver trovato la continuità di rendimento: nei playoff ha chiuso con 12,1 punti e 9,1 rimbalzi di media, rivelandosi spesso decisivo anche nel corso della regular season.


Il merito della crescita complessiva
del roster di Los Angeles in gran parte però spetta a Phil Jackson, capace di superare Red Auerbach (che in realtà ricopriva anche il ruolo di manager, arrivando peraltro ad 8 successi consecutivi) nella classifica degli allenatori più vincenti. ‘Coach Zen’ ha costruito costruito il trionfo sin dalla regular season, chiusa al secondo posto di lega con un record di 65-17, lanciando giovani di grandi qualità e costruendo intorno a Bryant una squadra solida soprattutto a livello difensivo.

 

Come ogni squadra vincente che si rispetti, Los Angeles ha potuto contare anche sul fattore fortuna: a dimostrarlo ci sono gli infortuni occorsi alle altre contender, su tutti quelli di Kevin Garnett, Manu Ginobili, Jameer Nelson e Yao Ming, quest’ultimo finito ko proprio nel mezzo della serie più complicata dei playoff, quella poi vinta alla settima partita contro gli Houston Rockets.


La sfida per il prossimo anno intanto è già pronta: cercare di trattenere Ariza e Odom, destinati a diventare appetiti free agent nel corso dell’estate. In un anno di grandi difficoltà economiche, che ha visto numerose franchigie ricorrere a prestiti di emergenza e in cui il salary cap sembra destinato a scendere, è circolato già il rumor più affascinante, quello che voleva Shaquille O’Neal di ritorno in California. Una delle tante voci destinante ad alimentare il mercato, in attesa del draft del 25 giugno dove la prima scelta spetterà all’altra squadra di Los Angeles, i Clippers.

 

Nella notte centinaia di persona a Los Angeles si sono riversate nelle strade intorno allo Staples Center, sede degli incontri casalinghi dei Lakers, per celebrare la vittoria del quindicesimo titolo Nba della franchigia californiana (avvenuta in gara 5 delle finali sul campo degli Orlando Magic per 99-85). Non sono mancati però atti di vandalismo, con lanci di sassi e bottiglie all’indirizzo delle forze di polizia, con tanto di falò accesi per le strade e auto distrutte. Il bilancio è di 25 arresti, ma fortunatamente non si hanno notizie di feriti.


Le immagini televisive, trasmesse dai media locali, hanno mostrato alberi in fiamme, lancio di petardi e bengala verso le forze dell’ordine, le auto distrutte e atti vandalici nei confronti di autobus parcheggiati in una rimessa. “Ci sono stati innumerevoli provocazioni da parte di veri e propri imbecilli - ha raccontato Williams Bratton, comandante in capo delle forze di sicurezza, a Kttv - Non è facile rimanere saldi quando ci sono dei codardi che nascondendosi nella folla ti lanciano sassi e bottiglie”.


Il primo obiettivo della polizia
è stato quello di frazionare la folla raccolta di fronte allo Staples Center in piccoli gruppi, per poi progressivamente ridurre al minimo l’assembramento. Il dipartimento locale ha dichiarato lo stato di allerta, mantenendo in servizio tutti gli uomini a disposizione fino al termine dell’emergenza. Contrariamente agli anni passati l’incontro tra Orlando Magico e Los Angeles Lakers non è stato trasmesso allo Staples Center, ma la folla si era comunque concentrata nei locali vicini all’impianto, sperando di poter poi festeggiare il quindicesimo campionato Nba.


Una piccola parata si è svolta invece nella zona est di Los Angeles dove la polizia locale ha però subito disperso l’assembramento non autorizzato di tifosi, senza che si verificasse alcun incidente. Nel 2000 i Lakers tornarono a conquistare il titolo Nba dopo 12 anni, in quell’occasione il bilancio fu di 70 veicoli danneggiati, 11 arresti e una dozzina di feriti. Il sindaco della città, Antonio Villaraigosa, intanto ha annunciato una raccolta di fondi privati per organizzazione una parata celebrativa mercoledì prossimo, ancora da decidere l’itinerario.










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