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TOUR DE FRANCE -1

La lotta al doping è il primo obiettivo

      

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Mappa del Tour de France (da il Resto del Carlino) Montecarlo, 3 luglio 2009 - FEDELE al colore che ha scelto come simbolo, il Tour inizia con il giallo: soltanto stasera si saprà se al via da Montecarlo domani ci sarà anche Tom Boonen. Indesiderato un anno fa dopo esser risultato positivo alla cocaina, non è gradito nemmeno quest’anno: è ricascato nello stesso vizio. Al no dei francesi, però, il re della Rubè ha opposto i regolamenti: essendo il suo caso emerso lontano dalle gare, nulla gli vieta di correre. Ultima parola alla Camera arbitrale dello sport, che si pronuncerà oggi: se Boonen resterà fuori, è pronto un altro velocista, l’australiano Davis.


Fedele al ruolo di apripista nella lotta al doping che i francesi si sono rapidamente attribuiti, il Tour non cambia strada: per annunciarsi come il più pulito di sempre, fa sapere che grazie ai suoi controlli sarà individuata una nuova sostanza. E’ un modo per mettere in guardia chi ancora, davanti ai progressi dei laboratori, si ostina a volersi dimostrar più furbo: l’esempio di Riccò e Piepoli, che un anno fa proprio in Francia aprirono la nuova stagione del Cera, è uno stimolo. Per chi controlla, non certo per chi bara.

 


Fedele al suo clichè, il Tour si ripropone con l’abituale menu: un paio di crono meno abbondanti del solito, la cronosquadre, molta pianura e almeno sette tappe agitate da montagne. Volendo, il colpo di scena è l’esame del mont Ventoux piazzato il giorno prima della passerella di Parigi: il modo più spettacolare per risolvere una classifica eventualmente incerta. Rispetto al recente Giro del Centenario, che inseguendo un percorso inedito ha finito per snaturarsi, i francesi si affidano ad un vecchia e collaudata ricetta: quei pochi ingredienti buoni che la loro terra offre, li usano tutti.

 

Fedele alla tradizione, il Tour raduna i più forti e a loro si offre. Il primo della lista è uno spagnolo, Alberto Contador. Vincitore due anni fa, l’anno scorso non c’era: la sua squadra, l’Astana, non era gradita per vecchie storie di doping. Durante l’esilio, Contador ha corso il Giro e la Vuelta: vinti entrambi. Adesso si ripresenta in Francia e il rischio che faccia ancora centro è altissimo: andar forte a cronometro e saper scattare in salita sono l’identikit perfetto per la maglia gialla. Non avrà sulla sua strada Valverde, che opportunamente non è stato iscritto dopo la squalifica di due anni ricevuta dal Coni per Operacion Puerto, ma deve vedersela con avversari forti come Evans, Sastre, l’emergente Andy Schleck e il russo Menchov, fresco signore del Giro. Ma il vero pericolo potrebbe essere la convivenza con il compagno Armstrong: fra i due c’è lo stesso feeling che c’è fra Berlusconi e la sinistra.
 

 

Fedele all’andamento delle stagioni, a volte ricche e a volte no, il ciclismo italiano si presenta in Francia ridotta al minimo: i nostri al via sono quindici. Senza un uomo da classifica su cui scommettere a occhi chiusi, ma con maglie importanti, come quella iridata di Ballan e quella tricolore di Pozzato, da esibire nelle tappe aperte ai colpi di mano. E con un nome da scoprire come Vincenzo Nibali, che a 24 anni cerca quel salto di qualità che di un atleta promettente comincia a fare un campione: passare dalle parole ai fatti. Per riuscirci, magari finendo nei primi dieci della classifica, al mondo non c’è miglior palcoscenico del Tour.

di Angelo Costa










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