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Menichelli, corpo libero con l'oro al collo

Il nuovo angelo romano: posato e ineccepibile

Nelle luci pure e fredde della gara, l'innocenza e la timidezza diventano  fonte di ispirazione: la sua danza acrobatica a ruote perfette infiora l'aria di corolle. E a trionfo ottenuto torna il timido che era prima, sepolto da migliaia di appluasi 

Olimpiadi
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Tokio, 22 ottobre 1964 - Due feroci samurai, due colossi slavi e in mezzo il nostro chierichetto, vestito di bianco e di azzurro come per il mese mariano. I samurai hanno visi duri, incassati nelle spalle, i capelli neri e irti. Fra poco apriranno i denti bianchi e taglienti e fiateranno fuoco. Gli slavi sono alti, biondi e sicuri di sè. Ma il nostro chierichetto cammina tra di loro guardando in alto e di sbieco, come chi ha una gran paura di incontrare gli occhi degli altri. Quando lo presentano, Franco Menichelli, Italia, fa il suo bravo passettino avanti, e il bravo passettino indietro, ma guarda sempre lassù dove non c'è nessuno. Poi, fermo: il visetto pallido, i capelli chiari tagliati corti, con ciocche mosse da pastore di presepe. Se gli angeli cercano un ragazzo puro e di buona volontà, è lui questo romano timido, di quelli che non riescono mai a finire una risposta, fanno un gesto con la mano, sorridono e le parole si perdono in un bisbiglio.

MANCANO due minuti all'inizio della prima finale di ginnastica, quella dell'esercizio libero sulla pedana. Tolta la giacca azzurra della tuta, Menichelli è rimasto con un pulloverino color nocciola, aperto sul petto. Ce l'ho qui a due passi, il poverino, con i suoi peli neri che spuntano sotto il pallore del collo. Si comincia. Con un giapponese iroso, impetuoso, duro, ogni esercizio finito dai due piedi che battono con violenza come due colpi di tamburo, e la faccia cattiva durante le inspirazioni. Poi si succedono sulla pedana due sovietici in esercizi precisi, corretti, ma privi di estro.

DEL RESTO la gara vera incomincia adesso che scendono in pedana i tre favoriti: Lisitsky per i russi, Endo per i giapponesi e per noi chi, se non il chierichetto? Lisitsky volteggia lento e sicuro, ripete la lezione russa, ma con grazia estile di grande ballerino. I giudici gli danno 9700 millesimi: uniti a quelli dell'esercizio obbligato dell'altro giorno fanno 19.350.

POI TOCCA a Endo, accolto da un applauso scrosciante. Il Giappone è sicuro della sua vittoria: ha già preso la medaglia per gli esercizi obbligatori e arriva a questa gara con il miglior punteggio. Endo va in pedana. E' lo stesso ginnasta dell'altro ieri, lo stesso campione; ma come appannato, come privato di una piccola ma percettibile misura di energia: 9650 millesimi per un totale di 19.350, come il sovietico.

TOCCA al chierichetto. Si toglie il pullover color nocciola, va in pedana. Ora che i muscoli delle spalle e delle braccia splendono nelle luci pure fredde della sala, ora che prende il respiro e alza le braccia per iniziare, il personaggio si trasforma, l'innocenza e la timidezza diventano solitudine sicura e fonte di ispirazione. Adesso guarda davanti a sé, proprio dove stanno i giudici, sicuro e gentile.

QUESTO POMERIGGIO di luci pure e fredde, in un palazzo sportivo di Tokyo, è la sua maturità. Voi timidi, voi con la voce fioca e stridula, voi compagni delle sue esitazioni e dei suoi rossori, delle parole che si perdono in un bisbiglio, lasciatelo andare, non è più con voi, gli indumenti della sua fanciullezza patetica e vulnerabile stanno sulla spalliera di una sedia, adesso si è vestito dell'azzurro che veste Ariele, vola con la stessa felicità piena di grazia, il suo piede è leggero come la piuma, la sua danza acrobatica a ruote perfette infiora l'aria di corolle azzurre, se si ferma sulla punta di un piede non c'è tremito nei suoi muscoli. Poi si posa in spaccata alzando il braccio destro in un gesto che è di offerta e di vittoria. La folla gli decreta il trionfo, prima dei giudici. E ne fa il suo beniamino, manifesta il suo disappunto quando un giudice avaro gli nega la seconda vittoria negli anelli, anche se la concede a un giapponese.

SI VA negli spogliatoi. Menichelli posa con i fotografi con le due medaglie, una d'oro, l'altra d'argento. Gli fanno tante domande anche sui due fratelli, uno famoso giocatore di calcio, l'altro che sta a casa e aiuta il padre nel bar a Roma. "Suo padre è più orgoglioso di lei o del calciatore?", gli chiedono. "'Mbè, io mi credo che sia più contento de quello che lavora". E chiude con cura gli astucci delle sue medaglie.

(da Il Giorno)
 

dal nostro inviato GIORGIO BOCCA

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