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Fratelli d'Ungheria sospesi tra lacrime e speranze

In 40-50 pensano di disertare: ma solo se vinceranno

Alla sfilata inaugurale magiari sommersi dagli appalusi. Tra loro, sentimenti contrastanti: chi ha combattuto sulle barricate, quando vede i russi, sputa a terra. Ma chi non è da medaglia dovrà tornare a casa. Per i parenti. E per non far la fame

Olimpiadi
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Melbourne, dicembre 1956 - Il giorno della sfilata inaugurale, al Cricket Ground, non ho potuto vedere la squadra olimpica ungherese. Più di centomila persone l'accolsero con un applauso che era un boato. Io lessi "Hungary" sul cartello che precedeva la squadra e poi mi misi le mani sul volto e incominciai a singhiozzare, immagino, come quando la figlia di Clara Toth Magnani mi raccontava una storia commovente, se ero stato buono, oppure mi puniva con la sua fiera gagliardia di unna se l'avevo fatta arrabbiare.

COSI' NON HO potuto vedere il pancione di Jula Hegy bordeggiare impacciato davanti ai ragazzi, né gridare "Uj uj airah", come ritengo sia mio dovere quando i compaesani di Clara Toth Magnani non gareggiano contro i miei (...). La figlia di Anna Toth Magnani era mia nonna. E questo dico per bisogno di sincerità verso i lettori: non sarò forse molto obiettivo parlando degli ungheresi. Gli voglio tanto bene da poterne dire il male possibile, dopo aver pianto come so che loro stessi hanno pianto e piangono tuttora.

NON MI PIACE proprio parlare in questi giorni con gli ungheresi. Hanno facce strane, esaltate nel dolore e nell'orgoglio. Mi soffermo sovente a guardare presso i loro villini a Heidelberg o al refettorio (..). I democratici di Nagy hanno pensato di portare atleti, non dirigenti. Ora c'è da aspettarsi le vendette degli esclusi. Da Budapest il governo popolare si è già fatto vivo e il compagno ministro Jula si è impettito come non osava dai giorni della rivolta. Dà qualche ordine con voce nuova. Anche Bela Rajkj si è messo a bestemmiare con i pallanotisti. Prima era tutto zucchero e diceva di aver molto male allo stomaco.

NEI VILLINI degli ungheresi si vive a disagio, con più sospetti di sempre. Molti atleti si sono fatti troppo sentire contro i russi: alcuni voltano tuttora il capo, quando li vedono, e sputano affettando disgusto; i russi incupiscono e, sentendosi odiati, è quasi umano che debbano farsi cattivi (...)

I RUSSI conoscono gli ungheresi in campo sportivo e non si spiegano a volte la loro grinta agonistica, spesso così decisa da rasentare l'acredine. I russi hanno ormai coscienza di rappresentare un grandissimo paese "che vuole il bene e la pace dei popoli". Né certo gli atleti-operai mandati a Melbourne ricordano che nel 1848 al tempo delle rivoluzioni liberali in Europa, i russi riportarono l'Ungheria agli Asburgo, massacrando il poeta Petofi e molte altre migliaia di patrioti.

GLI ATLETI ungheresi, a Budapest, erano lavoratori dello sport. Si guadagnavano il pane giocando, che è sempre il modo meno sgradevole di lavorare. Ora si illudono che in Occidente basti far sport per vivere. Questo è un pio desiderio. Vivono i campioni degli sport popolari: vivrebbe il pugile Papp se decidesse di non tornare; gli altri sono professionisti "olimpici": difficilemente troverebbero uno stipendio fuori del loro Paese. Per questo è ormai certo che molti ritorneranno in Ungheria. Hanno famiglia, laggiù, sperano di riavere anche il pane. (...)

SU 115 UNGHRESI si prevede che diserteranno in quaranta, poco più poco meno. Se ne andranno colore che la rivoluzione ha compromesso: erano conosciuti nei loro quartieri, al ritorno verrebbero individuati. Non posso far nomi, ovviamente, ma so di parecchi che hanno tenuto duro sulle barricate. Se ne andranno i più drastici nel depennare dall'elenco dei partecipanti per Melbourne i dirigenti comunisti. Ma anche in loro sta sorgendo il dubbio che l'Occidente li abbia traditi. Stettero giorni sui tetti ad aspettare gli areeri americani. Qualcuno gli aveva detto che era possibile il miracolo. Ora non mancano gli ungheresi convinti che a Budapest si sia preparato soltanto lo sbarco di Suez. (...)

IN QUESTI GIORNI sono arrivate a Melbourne lettere da Budapest che hanno portato brutte notizie (deportazioni, arresti, eccetera), e gli infelici ragazzi ungheresi passano da momenti di esaltazione a momenti di scoramento penoso (....)

VEDENDO e seguendo gli ungheresi all'Olimpiade, hai l'impressione che siano ancor vittime di un grande equivoco. Soltanto il loro temperamento generoso ma egoista li induce credersi destinati dal buon Dio a salvare l'Occidente. (...)

QUALE CHE SIA il punto di vista, è un pasticcio terribile e non si sa bene come uscirne. Qualche ungherese, a ogni buon conto, incomincia a guardare i russi con viso meno duro. E i dirigenti in regola con Budapest hanno ripreso il tono dei giorni belli (per loro).

GUAI A CHI SGARRA. Neppure a chi medita di squagliarsela conviene disobbedire: potrebbe venir escluso dalle competizioni: e questo significherebbe la fine. Perché i 40-50 che non ritengono di poter tornare in patria hanno, a parer loro, una sola possibilità di trovare lavoro: vincere l'Olimpiade. E anche questo accresce il disagio di una manifestazione già sotto molti aspetti falsata dal morbo della politica. (...)

(tratto da Il Giorno)

 

 


 

dal nostro inviato GIANNI BRERA

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