dell'inviato Angelo Costa
Londra, 11 agosto 2012 - Olimpiade significa anche progresso: non c’è occasione migliore dei Giochi per accompagnare un atleta con lo sviluppo tecnologico. E’ finita da un pezzo l’epoca in cui un mezzofondista o un ciclista indossava la prima cosa che trovava nell’armadietto: oggi il materiale di gara è frutto di anni di ricerca e raggiunge livelli di qualità pari alle prestazioni di chi lo veste. Se non migliori.
Quanto conti vestirsi lo si è scoperto da tempo: i nuotatori, per fare l’esempio più evidente, faticano a raggiungere nuovi record ora che è finita l’era dei costumoni che scivolavano sull’acqua. Nel guardaroba tecnico di ogni atleta ci sono magliette in tessuto traspirante, scarpe iperleggere e altri indumenti in grado di dare quel vantaggio che serve a vincere la resistenza dell’aria. Come nel caso di Wiggins, che dopo aver usato al Tour un casco dall’aerodinamica particolare, a Londra si è presentato con un paio di pantaloncini che garantivano una costante temperatura ai muscoli: non li ha usati, ma il risultato nella crono è stato ugualmente trionfale.
Chi ha tratto vantaggio dalla qualità dell’abbigliamento è stato l’algerino Taoufik Makhloufi, che ha conquistato l’oro nei 1500 metri piani con una scarpa di appena 160 grammi, realizzata dalla Nike usando un unico filo. Una sorta di rivoluzione industriale, un piccolo capolavoro di ingegneria di precisione che elimina ogni spreco di materiale e riesce ad abbinare leggerezza e capacità di spinta. Una sorta di seconda pelle, insomma: più riesci a far correre scalzi gli africani, meglio è.
All’azienda americana si deve anche il progetto di ecosostenibilità legato al calcio: il Brasile che ha giocato la finale, era ‘verde’ dalla testa ai piedi. Le maglie sono state realizzate con materiale riciclato, ottenuto dalla plastica delle bottiglie d’acqua: per ogni divisa sono servite 13 bottiglie. Le scarpe in parte sono state costruite con semi di ricino. Peccato che tale sforzo creativo si sia fermato a metà: la nazionale verdeoro alla fine si è rivelata più ‘verde’ che oro.
Di sicuro nel 2016 Usain Bolt, vorrà esserci ancora. Mancheranno invece Josefa Idem e Kobe Bryant
dell'inviato Leo Turrini