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La corsa spezzata di Saamiya
Da portabandiera a Pechino
alla morte su una carretta
nel mare fra Libia e Italia

Il ricordo di Abdi Bile

Saamiya Yusuf Omar aveva partecipato alle Olimpiadi di Pechino. Ultima nella sua batteria sui 200, a un eternità dalle prime. "Sapete che fine ha fatto?", chiede l'ex atleta somalo, membro del Cio. E nessuno risponde

Saamiya Yusuf Omar alle Olimpiadi di Pechino
Saamiya Yusuf Omar alle Olimpiadi di Pechino

Roma, 19 agosto 2012 – Di storie olimpiche ce ne sono tante. Londra ne è stata un'autentica fucina, non più tardi di una settimana fa. Ma stavolta non parliamo di imprese. Qui si racconta la vita, speranza e la morte di Saamiya Yusuf Omar, 21enne atleta della Somalia.

PECHINO - Non era Veronica Campbell-Brown o Allison Felix, ma una ragazza che amava l'atletica e lottava per i suoi sogni, tanto da riuscire a ottenere il pass per le Olimpiadi di Pechino,  dove aveva addiritura sfilato come portabandiera per la sua Somalia. Era il 2008 e la sua performance sui 200 metri passò pressoché inosservata. Ultima nella batteria in cui correva anche l'azzurra Vincenzina Calì, il traguardo tagliato parecchi secondi dopo le prime. Con il sorriso sulle labbra, pronta a riprovarci quattro anni dopo.

IL DRAMMA - Ma non tutte le storie olimpiche hanno il lieto fine. Saamiya è morta a bordo di una carretta del mare partita dalla Libia, mentre tentava di raggiungere l'Italia. Quando, non si sa. Ma una donna, la scrittrice italo-somala Igiaba Scego, ha voluto ricordare Saamiya sul blog Pubblico.

E' lei a spiegare come la notizia della morte della giovane atleta l'abbia voluta annunciare, quasi sbattendola in faccia al mondo, Abdi Bile, una gloria dell'atletica somala, medaglia d'oro - l'unica nella storia del martoriato Paese africano - nei 1500 metri ai mondiali di Roma del 1987.

IL RACCONTO - ''Sapete che fine ha fatto Saamiya Yusuf Omar?'', chiede Abdi Bile a una ''platea riunita per ascoltare i membri del comitato olimpico nazionale''. Nessuno risponde. L'ex atleta si commuove e prosegue: ''La ragazza... Saamiya è morta... morta per raggiungere l'Occidente. Aveva preso una caretta del mare che dalla Libia l'avrebbe dovuta portare in Italia. Non ce l'ha fatta. Era un'atleta bravissima. Una splendida ragazza''.

A lei al Jazeera aveva dedicato anche un servizio, in cui Saamiya raccontava i suoi sforzi, i sacrifici che stava sopportando pur di raggiungere il sogno Londra. ''Siamo felici per Mo, è il nostro orgoglio'', ha aggiunto Abdi Bile riferendosi a Mo Farah, il giovane atleta nato in Somalia ma diventato britannico che ai Giochi di Londra ha dominato nei 5000 e nei 10.000. ''Ma - ha concluso – non dimentichiamo Saamiya''.

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