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Telefonate dalla Lega calcio in cui dà informazioni sul procedimento e consigli sugli interrogatori. La donna: "Ho parlato con il vice di Palazzi... Un mio carissimo amico"
Cremona, 28 dicembre 2011 - UNA FUNZIONARIA della Lega Calcio di Milano «infedele» secondo la definizione degli investigatori. Nell’estate di quest’anno, mentre si avvicina la sentenza della giustizia sportiva sui calciatori deferiti, tiene i contatti con Stefano Bettarini e Cristiano Doni, la segretaria Stefania Ginesio dà informazioni sul procedimento, dispensa suggerimenti, promette anche di intercedere non nascondendo di poter arrivare facilmente ai membri della commissione, prima e dopo le audizioni, per indirizzare la sentenza a favore dei calciatori. Questo anche se poi non emerge alcun elemento che possa accreditare questa sua possibilità. «Si mette — scrive una informativa dello Sco, il servizio centrale operativo della polizia parlando dei rapporti della donna con Bettarini — a sua completa disposizione per comunicargli sia i nominativi dei Magistrati della Procura federale che avrebbe proceduto al suo interrogatorio, nonché a informarlo su alcune dichiarazioni di altri soggetti indagati e già escussi». «Allora — dice la segretaria in una telefonata intercettata alle 11.34 del 7 luglio — ... parlato con Marco Squicchero ... che è il vice di Palazzi... (il procuratore federale Stefano Palazzi ndr) ... ». E poco oltre, andando avanti nelle intercettazioni, chiede a Bettarini, che acconsente, il suo numero di cellulare. «Che così ti chiama Marco Squicchero eh... che è un vice capo... io gli ho detto... Marco ... dì anche me lo trattino bene perché è un mio carissimo amico ... poi ... e io gli ho detto ... poi gli facciano ... gli facciano trovare un bel gelato insomma voglio dire ... ci sono delle cose che si devono fare con le persone che sono amiche mie ... Io mi fido ciecamente di Marco. E so che se prende a cuore una cosa la fa, capito? ... Gli ho detto che sei un amico quindi ... giochiamoci questa chance». Il 3 agosto Bettarini, che ha già abbandonato l’agonismo, patteggia una squalifica a 14 mesi. Con l’amica (che nell’occasione parla con una utenza intestata alla Lega Calcio) commenta una sentenza che ha accettato e che alla fine si è rivelata mite. La dipendente della Lega intrattiene rapporti telefonici anche con Cristiano Doni deferito insieme con il compagno di squadra Thomas Manfredini, poi completamente prosciolto. Dalla dipendente della Lega «i due calciatori oggetto d’indagine apprendono particolari dell’inchiesta diversamente a loro sconosciuti e ricevono preziosi consigli sulla strategia da riferire ai propri legali per contrastare le accuse del Procuratore federale». Una conversazione è intercettata il 4 agosto. Si discute dell’audizione di Doni e della composizione della commissione che lo giudicherà. Doni: «Io... io confido molto in quelli che ... cioè noi confidiamo molto in quelli che ... giudicano ... ». Segretaria: «No ... mah ... ma sono bravi! Se tu mi dici che ci sono loro tre, io sono molto più tranquilla». «Però — raccomanda la donna all’ex capitano dell’Atalanta — fammi sapere i nomi ... della Commissione ... ». Doni acconsente. Segretaria: «E domani, appena tu hai finito ... ». Doni: «Ti mando un messaggio»
DONI: L'HO FATTO PER L'ATALANTA - «CREDO sia giusto anche innanzi alla mia squadra e ai tifosi dell’Atalanta spiegare il mio coinvolgimento e il senso che ha avuto». Le 17 del 20 dicembre. Cristiano Doni, ancora detenuto, ex capitano e bandiera decaduta dell’Atalanta, è davanti al gip Guido Salvini per l’interrogatorio di garanzia. Sua prima preoccupazione quella di «spiegare» all’Atalanta e ai suoi tifosi, preservare da ogni ombra squadra e società, ribadire che ha fatto ciò che ha fatto con l’unico obiettivo dell’Atalanta in A: «Non ho avuto alcuna parte di guadagno o vicende simili alle scommesse su questo risultato. Il mio obiettivo era solo l’Atalanta in A. Devo però dire che a Benfenati (Antonio Benfenati, un altro degli indagati, ndr) diedi poi le informazioni per le sue scommesse, ma per me questo non aveva un collegamento con quello che mi aveva proposto Santoni». Si parla molto di Nicola Santoni, vecchio amico di Doni, ex preparatore dei portieri del Ravenna, uno dei soci nello stabilimento balneare «I Figli del Sole» di Cervia. Doni racconta di essere stato avvicinato da Santoni prima di Ascoli-Atalanta del 12 marzo 2011. «Mi disse che io avrei dovuto andare da Micolucci (Vittorio Micolucci, giocatore dell’Ascoli, indagato, ndr) che sarebbe stato non l’unico interessato ma il referente di quella partita. Santoni mi suggerì anche di stringergli la mano prima della partita in fase della cosiddetta ricognizione di campo. Io però non volli incontrare questo Micolucci che non conoscevo e non mi sembrava giusto». Doni rimane in panchina e non ha la sensazione di un Ascoli arrendevole, tanto che l’incontro finisce 1-1. Diversa la storia e chiara la combine per Atalanta-Piacenza del 19 marzo. E’ ancora Santoni a dire all’amico che il Piacenza è «disposto a perdere la partita», non la società ma alcuni giocatori. «Santoni fece il nome di Gervasoni, Conteh, il portiere e forse Guzman». Davanti allo spogliatoio Doni e Gervasoni si scambiano una stretta di mano e un «Tutto bene?». «Effettivamente in questa partita io percepii a differenza della precedente che si era trattata di una vittoria facilitata e che il Piacenza non si era impegnato al massimo».
dall'inviato Gabriele Moroni