Se è vero che le difficoltà fortificano e senza scomodare Nietzsche, il Milan orfano di Ibra è sembrato più squadra sia a Udine che a Cesena. I rossoneri hanno mostrato uno spirito diverso, quasi operaio, come se l’assenza del leader avesse responsabilizzato tutti ancora di più. Alla vigilia della partita che segnerà la storia della stagione, Allegri ha qualche certezza in più. E qualche paura in meno anche se il ricorso per la squalifica di Ibra non dovesse essere accolto.
Il Milan è comunque più forte della Juve e questa non è una novità. I rossoneri hanno una rosa molto ampia, una qualità tecnica complessiva elevatissima e qualche campione di riferimento in ogni reparto, tutte cose che mancano alla Signora. Se il calcio fosse matematica Milan-Juve non avrebbe storia, ma visto che le due squadre quest’anno si sono già affrontate due volte e i rossoneri hanno sempre perso, vuol dire che il gruppo di Conte ha altre qualità. Anche morali. Soprattutto sa come mettere in difficoltà il Milan. Con l’aggressività in ogni zona del campo, il ritmo ossessivo, un gioco sovraeccitato, sorretto dal movimento senza palla di tutti i giocatori, i bianconeri sanno mettere a nudo i limiti dinamici e il palleggio compassato di Van Bommel & C. Il tutto condito da una illimitata fame di vittoria e da un carattere d’acciaio.
La sensazione è che la Juve vada sempre oltre i suoi limiti, mentre il Milan non ha limiti. La Juve ha più voglia, il Milan più classe. Un gesto farà la differenza, un grande gesto.