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Italia-Germania
La debolezza dei più forti

di Roberto Giardina

Roberto Giardina
Roberto Giardina

DOPO la partita, e oltre la partita, i rapporti tra noi e loro rimangono un groviglio di buone intenzioni e di pregiudizi. Non si deve esagerare il significato di una vittoria sportiva, eppure anche il pallone quando ci sono di mezzo Italia e Germania assume un significato particolare. Perché a volte perdiamo contro la Corea, o finiamo dietro la Nuova Zelanda, ma battiamo sempre i tedeschi, anche quando sono tra i migliori al mondo? Lo stesso presidente della federazione Niesbach ha ammesso: «Non me lo posso spiegare, ci deve essere qualcosa che congiura contro di noi». E non intendeva un complotto mafioso, un inciucio con gli arbitri. No, per lui i motivi di una sconfitta ripetuta negli anni, da Rivera a Balotelli, va ricercata al di là del campo di calcio. Ha a che fare con la storia, con il carattere nazionale? Dopo il 2 a 1 allo stadio, anche Frau Merkel ha dovuto incassare una sconfitta a Bruxelles, la prima della sua carriera nei vertici internazionali, a opera di un altro Mario, il Monti nostro premier. Lo ammette ‘Der Spiegel’, il settimanale mai tenero con noi. La signora tornata a casa, sostiene che non è vero, ha vinto lei, o almeno non ha perduto. Quel che conta è l’impressione generale, e la Cancelliera è stata accolta a Berlino come una perdente.
 

CHE COSA hanno gli italiani che noi non abbiamo? Si chiedono i commentatori, sportivi e non. A stare alle cifre, tasso di disoccupazione, inflazione, Pil, debiti, la squadra di Angela ci dovrebbe battere 4 a 0. Eppure non andiamo a fondo. Appena otto mesi fa ci chiamavano Berlusconisland, e ci vedevano sull’orlo del baratro. Oggi, li battiamo quando già si credevano campioni d´Europa, e salviamo l’euro, oltre che noi stessi. Intendiamoci, hanno ragione loro, e ha ragione Frau Angela quando sostiene che bisognerebbe imitare i suoi tedeschi perché tutti gli europei vivano meglio.
Ma la ragione non basta, bisogna essere ragionevoli. Per tornare alla partita, tutti i giocatori tedeschi erano tecnicamente e atleticamente perfetti, ma gli mancava un quid, lo dice l’ex campione Mehmet Scholl. Quello che hanno un Cassano o un Pirlo, riconosce. Così, cento automobili made in Germany sono affidabili, superiori in media alle nostre o alle francesi. Ma poi è la Ferrari che si trova in testa al mondiale. Abbiamo il quid, e ci manca la costanza, la giornaliera affidabilità.
 

QUESTO potrebbe spiegare il successo dei Piraten di Germania. I grillini trionfano perché protestano contro il sistema. I corsari teutonici perché il Paese affonda nella noia. Non manca nulla, tranne un guizzo di sana follia, un passaggio da 40 metri che sorvola i panzer. I conti di Frau Angela sono a posto, ma la signora non ha visioni, quelle indispensabili a un politico che pensi alla storia. Non lo dico io, ma il suo padrino Helmut. Il Cancelliere della riunificazione che era grande perché era pieno di difetti. Se avesse pensato come un banchiere avrebbe lasciato che le Germanie restassero due, come piaceva a Andreotti. Kohl era ed è quasi italiano, amava il nostro vino bianco, al posto della birra. E pensava alla storia, non sempre al libretto di risparmio.

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