Si parte col filone di Cremona che vede coinvolti, tra gli altri, Antonio Conte e il suo vice Angelo Alessio, nonchè Novara e Grosseto. La Bongiorno arringa: "Carobbio accusa per ridimensionare il suo ruolo nel Calcioscommesse"
Roma, 20 agosto 2012 - La sentenza è attesa al massimo per giovedì: a due giorni dal via della serie A. La fretta è stata quindi la parola chiave dell’appello del secondo processo sul calcio scomesse. Pochi i minuti di tempo a disposizione di ciascuno dei legali per tentare di ribaltare o almeno ammorbidire la sentenza di primo grado.
Si è iniziato con il filone di Cremona, quello basato sulle dichiarazioni di Carobbio e Gervasoni che vede coinvolti, tra gli altri, Antonio Conte, presente in aula, e il suo vice Angelo Alessio, nonchè Novara e Grosseto. Poi si proseguirà con il filone barese che riguarda tra gli altri Pepe e Bonucci.
Come si ricorderà, oltre ai ricorsi di tesserati e società, anche la Procura federale si è appellata contro i proscioglimenti in primo grado, fatta eccezione per quello del solo Padelli. Da oggi in pratica tornano in aula tutti i protagonisti della vicenda fatta eccezione per chi ha chiuso i conti con i patteggiamenti. Proprio l’allenatore della Juve è arrivato in aula intorno alle 13.30: un segnale chiaro da parte del tecnico.
L'ARRINGA - "La strategia difensiva di Carobbio è chiara: derubricare il reato di associazione a delinquere pluriaggravata, in frode sportiva. Carobbio accusa Conte e la società per ridimensionare il suo ruolo nel calcioscommesse".
Giulia Bongiorno, avvocato di Antonio Conte, seduto al suo fianco, delinea chiaramente la sua strategia nella sua mezz'ora di arringa dinanzi alla Corte di Giustizia. Secondo il legale, Carobbio per la Commissione Disciplinare "non mente mai, non sbaglia mai. Ha una percentuale di infallibilità del 100%". Il giocatore 'pentito', continua la Bongiorno sarcastica "è divino, uno e trino, una mitizzazione che mi ha fatto impressione ma non è affatto casuale, perché per lui i giudici hanno utilizzato il famoso riscontro ping-pong".
LA TESI - "Perché doveva tirare in ballo Conte?”, domanda l’avvocato riferendosi alle accuse del giocatore. “La risposta sta in cosa rischia Carobbio nel penale. Il suo problema è se passerà o meno qualche anno in carcere. La pena del 416, l’associazione a delinquere pluriaggravata significa che Carobbio ha fatto la scelta di cercare di differire nello sportivo quello che rischia nel penale. Per difendersi deve ridimensionare il suo ruolo. Lui lo dice. ‘Io mi sento parte di un meccanismo più grande di me’. Se Carobbio riesce a trasformare l’associazione a delinquere in frode sportiva passa da questo grave reato alla mera frode sportiva”.
PALAZZI REPLICA - All'arringa della Bongiorno replica prontamente Palazzi: "Non è vero che le dichiarazioni accusatorie nei confronti di Conte e Alessio e tutti i coinvolti sono tardive - spiega il procuratore federale -. Sono solo progressive. Ma è umanamente comprensibile. La credibilità intrinseca ed estrinseca di Filippo Carobbio, invece, è dimostrata dai fatti".
"Tutte le sue dichiarazioni sono pienamente riscontrate - ha fatto notare Palazzi - sia dalle indagini della polizia giudiziaria sia dai contatti telefonici tra gli esponenti del mondo delle scommesse e i calciatori".
Il procuratore federale ha sminuito l’acredine tra l’allenatore e il suo ex giocatore. "Se avesse avuto un intento calunniatorio, Carobbio non avrebbe aspettato tanto per tirare in ballo Conte, al contrario lo avrebbe già fatto dal 19 gennaio 2012, rendendo dichiarazioni molto più gravose sia nei confronti del tecnico che della sua società di appartenenza".
Sulle partite Novara-Siena e AlbinoLeffe-Siena. "Le smentite dei calciatori del Siena nella riunione tecnica prima di Novara-Siena? Nel calcio si assiste a dichiarazioni di grandissima omertà perché i giocatori temono un deferimento per omessa denuncia, dunque tali dichiarazioni non possono avere lo stesso peso di quelle accusatorie di Carobbio - ha rilevato Palazzi -. E poi non c’è contraddizione tra Gervasoni e Carobbio: il primo afferma che fu Carobbio a contattare gli zingari, il secondo dichiara invece di essere stato contattato dagli zingari, ma la circostanza è confermata. L’avvocato Bongiorno ha poi parlato di un riscontro ping-pong sulla credibilità del Carobbio, ma le dichiarazioni confessorie rese da Passoni, Paoloni, Garlini e parzialmente da Sala sulla combine della partita AlbinoLeffe-Siena riscontrano in modo pieno, puntuale e inconfutabile le accuse e la ricostruzione dei fatti fornita dal Carobbio".
"Per tutti questi motivi chiedo il rigetto dei ricorsi presentati", ha quindi concluso Palazzi.