Dicono che il ciclismo sia uno sport veloce: la sentenza che condanna Contador per il doping al Tour 2010 dimostra il contrario. Arriva dopo 530 giorni nei quali il campione spagnolo è stato libero di correre: ovviamente, anche di vincere
Bologna, 6 febbraio 2012 - Dicono che il ciclismo sia uno sport veloce: la sentenza che condanna Contador per il doping al Tour 2010 dimostra il contrario. Arriva dopo 565 giorni nei quali il campione spagnolo è stato libero di correre: ovviamente, anche di vincere. E’ successo perchè la battaglia chimico-legale ha ovviamente i suoi tempi biblici, è successo perchè nel frattempo il Matador della bici non è stato fermato: poteva, o doveva farlo il suo Paese, ma come sempre, quando c’è di mezzo uno sportivo di grido, la Spagna si gira dall’altra parte.
Situazione grottesca, che adesso costringe a riscrivere molti ordini d’arrivo. E’ la condanna del ciclismo moderno: non avere nell’immediato risultati credibili. Dicono che il ciclismo sia uno sport malato: anche in questo caso, la sentenza Contador dimostra il contrario. Perché conferma ancora una volta di non guardare in faccia nessuno: dal modesto corridore al più forte di tutti, chi sbaglia va in castigo.
E’ successo in passato ai vari Basso e Ullrich, è successo a Valverde, incastrato dal nostro Coni, è successo prima ancora ad altri che andavano per la maggiore: succede adesso al fuoriclasse delle corse a tappe. Indicato come lo sport più inquinato, il ciclismo si sta paradossalmente confermando il più pulito: perchè è il più controllato. Rispetto a tutti gli altri, ha scelto una strada difficile, ma veloce: per avere risultati credibili.
di Angelo Costa