Torna alla home di Quotidiano.net
CANALI
Home Quotidiano.Net | Multimedia

Speciale Stop al bullismo

LA CASSAZIONE

Abusarono di un compagno
Bulli condannati a tre anni

Due giovani avevano sottoposto a violenze un altro studente affetto da ritardo mentale e poi avevano fotografato il tutto con il cellulare. I bulli avevano fatto ricorso sostenendo che il ragazzo preso di mira avesse raccontato bugie per attirare l'attenzione

Dimensione testo Testo molto piccolo Testo piccolo Testo normale Testo grande Testo molto grande

bullismo Roma, 15 luglio 2008 - Avevano sottoposto un compagno di scuola affetto da ritardo mentale a veri e propri abusi, anche di natura sessuale, e gesti di prevaricazione, obbligandolo in una occasione a mangiare un panino "contenente escrementi". Non contenti avevano fotografato tutto con il cellulare mostrando le immagini ai compagni di classe: ora dovranno scontare oltre tre anni di carcere.

 

Lo ha deciso la Corte di Cassazione che, con la sentenza 28825, ha respinto il ricorso presentato da due ragazzi classe '86, che avevano nella palestra della scuola abusato, anche sessualmente, di un compagno affetto da disturbo dell'apprendimento con ritardo cognitivo e relazionale. A incastrarli era stata la testimonianza di un altro ragazzo che aveva sentito i racconti dei due e visto le foto delle violenze scattate con il telefonino.

 

La prima condanna era arrivata a marzo del 2006 dal tribunale dei minori di Sassari. La Corte d'Appello di Cagliari, sezione distaccata minorenni, ha rideterminato la pena in tre anni ad uno e tre anni e cinque mesi all'altro. Contro questa sentenza i due hanno fatto ricorso in Cassazione sostenendo che il ragazzo preso di mira avesse raccontato una serie di bugie in modo "da attirare l'attenzione dei compagni per instaurare con loro un rapporto paritario".

 

La tesi difensiva, però, non ha convinto la III Sezione Penale della Cassazione che ritenendo congrue le prove raccolte dagli inquirenti e vagliate dai giudici di merito ha respinto il ricorso e confermato la condanna.