Il gigante del web ha ammesso durante un’audizione al Congresso americano di aver dato alle autorità cinesi informazioni riservate sui suoi utenti. A cause di questi dati un giornalista cinese e uno scrittore dissidente sono stati condannati a 10 anni
dall'inviato Giampaolo Pioli
New York, 7 novembre 2007 - Per i campioni della libertà d’informazione e delle notizie globali non è stata una bella giornata. Yahoo il gigante dell’Internet ha ammesso durante un’audizione sotto giuramento presso il Congresso americano di aver dato alle autorità cinesi informazioni riservate sui suoi utenti che navigavano nella rete e che queste informazioni hanno portato all’incarcerazione e alla condanna a 10 anni per un giornalista cinese e uno scrittore dissidente.
Jerry Yang il co-fondatore e da qualche mese capo del colosso californiano di Yahoo ha chiesto scusa ai genitori del giornalista Shi Tao e dello scrittore Wang Xiaoning arrestati dalle autorità cinesi che hanno potuto leggere le loro e-mail e ha promesso che la società tenterà di far ottenere loro la libertà e al tempo stesso di aiutare le famiglie colpite.
"Se voi economicamente e finanziariamente siete diventati un gigante - gli ha detto il deputato democratico Tom Lantos - moralmente siete dei pigmei…".
Le azioni di Yahoo dopo queste parole hanno subito perso a wall Stret il 5% e anche quelle della neo arrivata società americo-cinese Alibabà non sono state un trionfo al loro debutto. Yang si è giustificato dicendo: "I nostri dipendenti nei vari apesi devono sottostare alle leggi di quelle aree altrimenti sono loro a venir arrestati e noi abbiamo fatto tutto il possibile per poter resistere".
C’è chi ritiene però che Yahoo abbia rivelato notizie riservate sui suoi utilizzatori della rete per avere un miglior aggancio con Pechino e poter avviare in cina società miste in grado di garantire una sorta di monopolio di internet che diventat centrale nel mondo degli affari , della comunicazione e della pubblicità in un continente così vasto e con forti controlli e censure da parte delle autorità comuniste.
Non c’è dubbio che l’immagine di questi giovani pionieri del libero mercato globale si sia fortemente ridimensionata dopo il cedimento delle informazioni alle autorità cinesi e siano cresciute anche le perplessità sulla condotta morale degli ex pionieri della rete senza rete. Con l’avvicinarsi delle olimpiadi di Pechino e le sempre più ripetute parole di boicottaggio verso il governo comunista accusato di violazione dei dirtti umani e non rispetto delle libertà religiose, l’esempio dei manager di Yahoo che hanno sacrificato la libertà e la privacy al profitto e senza dubbio uno dei meno esaltanti e dei più sospetti per le future generazioni. Sarebbe interessante sapere con quali parole Jerry Yang ha spiegato ai suoi figli il comportamento di Yahoo, proprio nel nome e nel rispetto delle libertà di pensiero alle quali la rete internet si ispira.
dall'inviato Giampaolo Pioli
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