Italia News
SPORT  TV   FOTO E VIDEO MOTORI BLOG SERVIZI LAVORO ANNUNCI
NON SOLO COMPUTER

Silicon Valley, il futuro è nelle start-up biomediche

Per la prima volta nel 2007 sono state le compagnie che operano nel settore della biomedicina ad aver attratto maggiori finanziamenti: il 26%. Le aziende che producono software si devono accontentare del 21%
Dimensione testo Testo molto piccolo Testo piccolo Testo normale Testo grande Testo molto grande

Ricerca New York, 27 marzo 2008  - Quando si pensa alla Silicon Valley vengono subito in mente i colossi dell'informatica come Intel o Google. Ma per i "capitalisti di ventura", questa striscia di terra californiana è diventata la miniera d'oro delle start-up biomediche. Scordatevi l'informatica, la nuova frontiera, secondo il Guardian, sono le aziende che si occupano della nostra salute.

Gli ultimi dati del MoneyTree Report, un database degli investimenti dei venture capitalist elaborato dalla PriceWaterhouseCoopers, ha evidenziato come per la prima volta nel 2007 le compagnie che operano nel settore della biomedicina siano quelle ad aver attratto maggiori finanziamenti. Il 26 % dei capitali forniti dai capitalisti di ventura, su un totale di circa 10 miliardi di dollari, è infatti andato alle compagnie che fanno della scienza applicata alla medicina il loro core business. Le aziende che producono software si devono accontentare del 21%.

Non è un caso che in questa zona, che si estende nel nord della California, sia stato costruito il più grande distretto biomedico di tutti gli Stati Uniti.

Nonostante la recessione sia qualcosa di più di una minaccia e i colossi dell'informatica abbiano la sindrome del "licenziamento facile", le aziende che si occupano della ricerca scientifica applicata alla medicina stanno assumendo: si tratta di un forte segnale della loro salute. Se, come riporta il Guardian, Hewlett-Packard ha mandato a casa 30mila dipendenti negli ultimi 5 anni, la comunità biomedica ne ha invece assunti 6mila nel solo 2007 e il totale degli impiegati ha raggiunto le 90mila unità.

Secondo Matt Gardner, CEO di BayBio, un'associazione commerciale che rappresenta le compagnie biomediche, per ogni nuovo impiego che viene creato all'interno di queste aziende, ne derivano altri quattro. Queste azienda, infatti, hanno bisogno di laboratori e spendono di più per acquistare nuove proprietà. "Nell'hi tech – spiega Gardner – il fattore di moltipiclazione è compreso fra due e tre". Le aziende che operano nel settore della biomedicina sarebbero circa 900, e in media ne nasce una nuova ogni 12 giorni.



"L'invecchiamento della popolazione – illustra Tracy Lefteroff, una venture capitalist – è una delle chiavi per capire come mai questo comparto è esploso negli ultimi anni". Le persone che vivono negli Stati Uniti e nei paesi più ricchi si avviano a spendere sempre di più per la propria salute.

"Nuovi medicinali saranno necessari per restare sani durante tutta la nostra vita. Questa domanda crea l'opportunità per ricercare nuovi prodotti e per far si che sorgano nuove compagnie. Questo, naturalmente, attira gli investimenti".

 

Nei laboratori della Silicon Valley si sta lavorando sulla composizione molecolare dei medicinali e sulla chirurgia robotica. Ma la spinta decisiva potrebbe arrivare da quelle aziende che si stanno occupando di rendere disponibile a tutti la possibilità di tracciare il proprio genoma. Un'operazione del genere costa oggi circa un milione di dollari.

Molti esperti concordano che se si riusciranno a ridurre i costi, la possibilità di mappare il Dna potrebbe avere un impatto paragonabile all'introduzione degli antibiotici.

Di Luca Bolognini

 









Se il codice risultasse illeggibile CLICCA QUI per generarne un altro

 

Cerca  su Quotidiano.net nel Web

LA FOTO DEL GIORNO

Studenti giapponesi in gita al campus di google in Califonia

GITA SCOLASTICA

Addio Colosseo e Torre Eiffel: una delle nuove mete più ambite per i giovani turisti giapponesi è il mega campus di Google a Mountain View, in California