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SEX AND THE WEB / IN FLORIDA

Google 'testimone' a un processo
per dimostrare cosa è osceno

Sul banco degli imputati un gestore di un sito web porno.  La linea del suo legale: nel paesino dove vive molti dei suoi abitanti usano Google per ricercare parole come "orgia" o "sesso saffico"

                                                                di Luca Bolognini

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il logo di Google New York, 25 giugno 2008 - Google arbitro della pubblica decenza. Il motore di ricerca più famoso del mondo sarà utilizzato dalla difesa in un processo che partirà il primo luglio in Florida per dimostrare ai giurati come i loro vicini abbiano interessi piuttosto "pruriginosi".

La battaglia legale, come riporta il New York Times, coinvolge un gestore di un sito porno. Il suo legale sta pianificando di mostrare alla corte come gli abitanti di Pensacola, una cittadina a dieci ore da Miami, usino più spesso Google per cercare parole come "orgia", invece che "torta di mele".


L'avvocato di Clinton Raymond McCowen,
Lawarence Walters, invece che cercare di dimostare la massiccia disponilbilità di siti pornografici, cercherà così di mettere in evidenza l'interesse per argomenti a sfondo piccante all'interno della giurisdizione della First Circuit Court della contea di Santa Rosa, dove il processo avrà luogo. I dati sulle ricerche effettuate dagli utenti sono pubblicamente disponibili attravreso Google Trends (trends.google.com). Questo servizio permette di comparare la frequenza delle ricerce in una data zona. In questo modo si può scoprire se gli abitanti siano più interessati al "sesso" o alla "politica".

 

Walters ha scelto Pensacola perché è l'unica città del distretto che è abbastanza popolosa per essere inclusa nella lista delle località monitorabili attraverso Google Trends. "Abbiamo eseguito delle ricerche inserendo alcune parole che incarnano i tipici valori americani, come la 'torta di mele'. Ebbene, secondo i dati del motore di ricerca, i residenti di Pensacola sono più interessati alle 'orge' che ai dolci".

 

Il New York Times, tuttavia, sottolinea che termini come "Nascar", "surfing" o "Nintendo" battono tutti "orgia".
I dati, che sono accessibili pubblicamente, sono comunque piuttosto vaghi: non si specifica quante persone abbiano effettivamente cercato quelle parole, ma solo la popolarità relativa a un dato periodo.

 

Ma l'avvocato difensore, Lawarence Walters, argomenta che questa prova è sufficiente per dimostrare che l'interesse per gli argomenti sessuali ecceda quello per altre tematiche e che, per estensione, il materiale distribuito dal suo cliente non sia da ritenersi osceno. Il procuratore non è dello stesso avviso: secondo lui il volume delle ricerche su Internet non può essere ritenuto un indicatore dei valori di una comunità.

"Ancora una volta - atttacca Walters - assisteremo a dei giurati che condanneranno materiali che consumano abitualmente in privato". Usando i dati pubblicamente disponibili su Internet "possiamo dimostrare quello che la gente pensa, prova e fa nelle proprie case, dove, tra parentesi, si dovrebbe consumare il materiale del mio cliente". L'assistito di Walters sta fronteggiando l'accusa di avere creato e distrbuito materiale osceno attraverso un sito web registrato in Florida. Le accuse includono il racket e la prostituzione.

La strategia dell'avvocato è l'ennesimo esempio del valore dei dati collezionati dalle compagnie che lavorano su Internet sia da un punto di vista commerciale che sociale. Chris Hansen, avvocato che fa parte dell'associazione American Civil Liberties Union, ha sottolienato come il potere di Internet nel rivelare le preferenze personali stia sollevando grandi timori sulla raccolta delle informazioni private. "È proprio per questo motivo - conclude Hansen - che molte persone sono preoccupate delle possibili azioni di società come Google e Yahoo, che hanno in mano tutti questi dati".

Di Luca Bolognini










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