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DOPO LA PROTESTA DI VERDONE

Facebook, l'invasione dei falsi Vip
Dialoghi in rete con ladri d'identità

Hunziker, Pieraccioni, Jovanotti? Tutti tarocchi. E anche tra i profili 'veri' c'è chi fa da se e chi si affida allo staff. La strana 'cacciata' dei politici: esilio tecnologico per il leghista Matteo Salvini e il partito socialista

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facebook party (foto fastpopularity.com) Roma, 13 dicembre 2008 - C’È CHI PENSAVA di parlare con Carlo Verdone e invece si trovava a discutere con qualche perfetto sconosciuto. Chi credeva di avere tra i propri cyber-amici Michelle Hunziker ma all’altro capo del pc non sapeva che c’era una persona qualunque. E ancora chi si vantava di essere in contatto con Jovanotti, Leonardo Pieraccioni, Cristiana Capotondi o Kim Rossi Stuart. Senza però esserlo davvero.

STIAMO PARLANDO di Facebook, la popolare piazza online dove gli utenti si scambiano esperienze e amicizie. Virtuali, s’intende. Dopo un 2008 caratterizzato da un gigantesco boom di iscrizioni, con centinaia di migliaia di nuovi profili, da qualche settimana anche in Italia è scoppiata l’emergenza legata ai falsi profili. Tra i primi a denunciare il furto dell’identità virtuale Carlo Verdone: «È allucinante che su internet una persona chiacchieri, chatti, scriva fingendosi qualcun altro. Sostitursi a un’altra persona è un reato e chiunque lo commette deve essere perseguito immediatamente». L’elenco di personaggi famosi “clonati” su Facebook è piuttosto lungo: si va da Micaela Ramazzotti a Cristiana Capotondi, da Leonardo Pieraccioni a Giorgio Pasotti, da Kim Rossi Stuart a David Copperfield, da Michelle Hunziker a Juliana Moreira. E ancora: Chiara Conti, Maya Sansa, Simone Corrente e Vanessa Hessler.

FACEBOOK come una piazza virtuale popolata di impostori? Non esageriamo: tra i milioni di profili presenti il popolare social network ospita infatti molti personaggi del mondo dello spettacolo “veri”. E qui sta il punto. Bisogna infatti distinguere tra i profili curati direttamente dagli artisti e quelli gestiti dai vari assistenti, collaboratori, consulenti o uffici stampa. Discernere a quale dei due gruppi appartengano i profili “seminati” in rete è cosa nient’affatto semplice. Anche per la naturale ritrosia degli addetti ai lavori a svelare l’arcano.

POTREBBERO essere gestiti direttamente, tra gli altri, i profili di Ferzan Ozpetek, Francesco Bianconi e Rachele Bastreghi (voci dei Baustelle), Roberto Baggio, Zero Assoluto, Johnny Palomba, Ginevra Di Marco, L’Aura, Filippo Nardi, Mietta e Simone Annicchiarico. A far pensare a una gestione personale l’accuratezza delle descrizioni degli “stati” (tradotto per i non addetti ai lavori: si tratta di una frase che esprime lo stato d’animo della persona), oltre a precisi riferimenti su concerti o appuntamenti pubblici in calendario. Non mancano le domande a trabocchetto degli “amici” per verificare che sia proprio il vip a scrivere. «Sei proprio te?» è una delle frasi più comuni nelle bacheche. Qualcuno con il proprio beniamino si spinge oltre: «Ieri sera ti ho visto in centro a Roma. Dimostrami che sei davvero te: come si chiamava quel ristorante dove ti trovavi a mangiare?». Nel caso di Ozpetek, poi, a togliere qualunque sospetto di profilo “tarocco” è la scritta che compare sulla foto con la scritta “official profile”. Più difficile pensare che a curare personalmente la propria pagina Facebook siano Fiorella Mannoia, Simona Ventura o Paola Perego. Impegni professionali, uniti al notevole grado di celebrità e a un po’ di malizia suggeriscono infatti lo zampino di collaboratori o uffici stampa. Il tutto, chiaramente, alla luce del sole e con la consapevolezza dell’artista interessato.

PUÒ SEMBRARE STRANO, ma su Facebook è possibile stringere amicizia anche con chi non c’è più: Ugo Tognazzi. Non si tratta di un errore né di un falso. Piuttosto dell’iniziativa del figlio Gianmarco, che spiega: «Mio padre aveva paura di essere dimenticato da questo paese senza memoria».

 

LA STRANA CACCIATA DEI POLITICI

PER MIGLIAIA DI PERSONE che quotidianamente si iscrivono a Facebook c’è anche qualcuno che viene cancellato d’imperio. È successo al deputato leghista milanese Matteo Salvini, poi riammesso dopo due settimane di esilio tecnologico e aver minacciato un’interrogazione al ministero delle Comunicazioni.

Stessa sorte è toccata un paio di giorni fa al Partito Socialista. «Facebook — fanno sapere dal Ps — è uno strumento indispensabile, soprattutto adesso che non siamo rappresentati in Parlamento e utilizziamo la rete per informare i nostri contatti sulle attività del partito. Ci auguriamo solo che la cancellazione sia dovuta a motivi strettamente tecnici, dunque a un incidente».

di DAVIDE COSTA










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