Parola di Charlie Duke, uno dei 12 uomini che quarant'anni fa hanno camminato sul suolo lunare. E' giunto a Rovereto per il festival scientifico 'Discovery on film' in corso fino al 31 maggio al Museo Civico e, contestualmente, per la mostra 'Back to the Moon'
Rovereto, 22 maggio 2009 - Perché tornare sulla Luna, a 40 anni dal primo allunaggio umano? “Stavolta torneremo sulla Luna per restarci, per stabilirvi una base scientifica permanente, e per svolgervi le ricerche che non abbiamo potuto compiere 40 anni fa”. Così risponde Charlie Duke, uno dei 12 uomini che hanno camminato sul suolo lunare, giunto in Italia - per la prima volta a Rovereto, nel Trentino - per il festival scientifico 'Discovery on film' in corso fino al 31 maggio al Museo Civico di Rovereto e, contestualmente, per la mostra 'Back to the Moon', che fino al 31 luglio espone anche una roccia lunare portata sulla Terra proprio dalla missione Apollo 16, quella di Duke.
“E anche per mettere a punto tecniche di sopravvivenza che ci serviranno nelle prossime missioni, più lontano”, aggiunge l’astronauta americano, nella conferenza stampa che ha tenuto dopo l’inaugurazione dell’evento roveretano. “E l’uomo vuole andare sempre più lontano, è nella sua natura voler andare oltre: la sfida oggi è oltre la Luna, la prossima tappa è Marte”.
A 74 anni splendidamente portati, Duke si è tolto a Rovereto uno sfizio molto personale: dopo quasi quattro decenni, raggiante di soddisfazione come un ragazzino, ha manovrato personalmente i comandi di un Lunar Rover, ricostruito per l’occasione in ogni dettaglio su precise indicazioni della Nasa. “Finalmente!”, ha esclamato fra gli applausi del pubblico, guidando l’autoveicolo sul quale aveva potuto operare solo come navigatore sul suolo lunare, dove aveva dovuto lasciarne la guida al suo comandante di missione. E non ha lesinato complimenti entusiastici ai realizzatori del veicolo: “Una replica straordinariamente fedele”, ha commentato.
Duke non ha dubbi: è Marte la destinazione del prossimo “grande balzo per l’umanità”. Ma la vera sfida che l’uomo vuole sempre vincere - ha tenuto a sottolineare- è la conoscenza scientifica: è soprattutto per questo che vale la pena, oggi, di tornare sulla Luna".