Il processo contro Jammie Thomas Rassett, una madre di quattro figli che lavora per una tribù indiana, è il primo negli States per violazione del copyright. In Italia chi scarica rischia una sanzione amministrativa di 103 euro per ogni file scaricato
Washington, 19 giuno 2009 - Multa record per una donna del Minnesota, un tribunale americano l'ha condannata a pagare un risarcimento di 1,9 milioni di dollari per aver illegalmente scaricato 24 canzoni da Internet. Il processo contro Jammie Thomas Rassett, una madre di quattro figli che lavora per una tribù indiana, è il primo negli Stati uniti per violazione del copyright, ha detto il suo avvocato alla Cnn.
La donna, 32 anni, è rimasta choccata per la sentenza, anche perché scaricare legalmente le canzoni le sarebbe costato 99 cents a brano, e intende ricorrere in appello. Il tribunale ha stabilito un risarcimento di 8mila dollari per ogni violazione del copyright, con gran soddisfazione della Record Industry association of America (Riaa), l’associazione dei produttori discografici.
La Thomas-Rasset era stata condannata a pagare un risarcimento di 220mila dollari alla Riaa ad un primo processo nel 2007, ma il procedimento era stato annullato per un vizio di forma. Le canzoni scaricate sono di No Doubt, Sheryl Crow, Gloria Estefan e Linkin Park.
COSA SI RISCHIA IN ITALIA
In molti si chiedono quale sia la situazione normativa nel nostro Paese. A spiegare cosa prevedano attualmente le nostre leggi è la Federazione dell’Industria Musicale Italiana (Fimi), una delle industrie più danneggiate dalla pirateria via internet: "La normativa italiana sul diritto d’autore, che regola la tutela delle opere musicali, è oggetto della legge 633/1941 e successive modificazioni. Al fine di chiarire l’attuale situazione e i comportamenti oggetto di rilevanza penale, a parte i profili di responsabilità civile sempre tutelati e che prevedono per i titolari dei diritti un’azione giudiziaria con richiesta di risarcimento del danno, le norme in vigore colpiscono, con diversi livelli di intensità sia chi scarica, sia chi condivide".
"Chi scarica semplicemente rischia una sanzione amministrativa, quella prevista dall’art. 174-ter l. 633/41", ovvero 103 euro per ogni file scaricato. "Per colui che invece mette in condivisione opere protette, occorre distinguere tra chi lo fa a fini di lucro e chi lo fa per profitto. Nel primo caso si ricade nelle ipotesi dell’art.171-ter comma 2, lett. a-bis) l.633/41, con sanzioni molti pesanti", ovvero fino a 4 quattro di carcere e multe di oltre 15 mila euro. "Chi condivide senza una contropartita economica, rimane soggetto ad una sanzione penale che è quella dell’art. 171, comma 1, lett. a-bis)", ovvero una multa per estinguere il reato di 1.032 euro.
In tutti i casi di sanzioni penali vanno comunque aggiunte le cifre della sanzione amministrativa, quei 103 euro per file che, in caso di grosso ‘traffico' su internet, possono far lievitare le multe fino a cifre astronimiche. "Fino ad oggi -conclude la Fimi- sono state oltre 500 le persone coinvolte in Italia per pirateria sul p2p a seguito di indagini della magistratura".