Ginevra, riparte l'acceleratore
di particelle del Cern
"Un vero successo"
Era stato inaugurato con successo il 10 settembre 2008 per poi essere spento appena 36 ore dopo per un guasto

Ginevra, 21 novembre 2009 - L’acceleratore di particelle Lhc del Cern, a Ginevra, è stato riacceso ieri sera dopo essere rimasto fermo 14 mesi per riparazioni. Il Large Hadron Collider, formato da un circuito di 27 chilometri di lunghezza posto a cento metri di profondità alla frontiera franco-svizzera, era stato inaugurato con successo il 10 settembre 2008 per poi essere spento appena 36 ore dopo a causa di un guasto dovuto a un collegamento elettrico difettoso fra due dei magneti superconduttori della macchina.
Nei successivi lavori di riparazione sono stati sistemati altri 53 magneti risultati difettosi, ed apportate diverse migliorie quali un rilevatore di livello di resistenza elettrica che permetterà di escludere l’alimentazione prima che un corto circuito possa danneggiare i componenti della macchina.
‘’In 6 ore la macchina e’ riuscita a fare quello che pensavamo di fare in tre giorni’’, ha detto il fisico dell’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare (Infn), Guido Tonelli, responsabile mondiale di uno dei quattro esperimenti dell’acceleratore, il Cms. ‘’E’ stata una notte di grande eccitazione’’, ha detto ancora Tonelli. ‘’Tutto ha funzionato al meglio, e’ stato perfetto’’, ha aggiunto.
E c’e’ stato anche un doppio brindisi: uno per i due fasci di particelle che finalmente circolavano nella macchina e uno per i due gemelli, il cui arrivo e’ stato annunciato da una coppia di giovani fisici in servizio al Cern.
I ricercatori sono stati i primi a stupirsi quando il primo fascio, quello che circola in senso orario, in soli cinque minuti e’ stato fatto circolare progressivamente in tutti i settori dell’acceleratore fino a percorrere un giro completo. Il 10 settembre 2008, al primo avvio della macchina, lo stesso risultato aveva richiesto circa un’ora di lavoro. Poi il fascio e’ stato ‘’catturato’’, ossia mantenuto in circolazione nell’anello di 27 chilometri, dove ha fatto 20.000 giri in pochi secondi. ‘’Erano le 10 di sera ed eravamo gia’ a fare le operazioni previste per oggi pomeriggio’’, ha detto ancora Tonelli.
‘’In queste ore stiamo ricontrollando i dati e studiando tutti gli eventi e programmando le prossime fasi’’, ha aggiunto Tonelli. Prima di Natale l’energia dell’acceleratore potrebbe essere portata dagli attuali 450 miliardi di elettronvolt (GeV) a 1.200 miliardi di elettronvolt (1,2 TeV). Le collisioni sono attese fra una o due settimane.
CONTRIBUTO ITALIANO
"Siamo di nuovo in pista per un’avventura scientifica che aprirà un’era nuova della fisica": così il professor Roberto Petronzio, presidente dell’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare (Infn) ha commentato il successo del primo giro completo dei fasci di particelle nell’anello di Lhc. "Il fascio di particelle gira ora in tutta sicurezza, monitorato in modo sofisticato e protetto grazie ai nuovi sistemi di controllo", ha aggiunto Petronzio spiegando che "a questo successo hanno contribuito non poco i tecnici italiani, protagonisti nelle opere di riparazione e miglioramento della macchina seguite all’incidente del 19 settembre 2008".
Un contributo che ha avuto "un piccolo ma significativo esempio anche nelle ultime settimane, quando 4 dei cinque tecnici Infn inviati su richiesta del laboratorio di Ginevra ad accelerare la messa in funzione della macchina sono stati poi assunti nello staff del Cern".
Lhc è un’impresa scientifica internazionale in cui l’Italia ha un ruolo di primo piano con un contribuito pari a circa il 15% dell’intera macchina. All’acceleratore lavorano oltre 600 fisici italiani coordinati dall’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare. I due «giganti» di Lhc, gli esperimenti Cms e Atlas sono guidati da Guido Tonelli e Fabiola Gianotti, e italiano è lo stesso direttore della ricerca del Cern, Sergio Bertolucci, ex-membro della Giunta esecutiva dell’Infn.
Alla costruzione di Lhc hanno contribuito anche industrie italiane che hanno costruito parti importantissime e di tecnologia molto avanzata e il nostro paese ha saputo assicurarsi un ritorno degli investimenti per Lhc superiore al contributo italiano al Cern e a quello della maggioranza degli altri paesi europei.
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