La Festa dei Pirati: "Internet libero e adesso basta cd supercostosi"
Ma un'indagine dei sindacati europei delle industrie creative avverte: nel 2008 la pirateria digitale ha causato perdite per 10 miliardi di euro e 186.00 posti di lavoro in meno in Europa, di cui 22.400 solo in Italia. E per il futuro gli scenari sono catastrofici

Roma, 17 marzo 2010 - È già scontro tra difensori del diritto d’autore e attivisti per la libertà di Internet in vista della «Festa dei Pirati» di sabato prossimo a Roma, al Teatro Capranica.
Va all’attacco dell’appuntamento Tullio Camiglieri, coordinatore del Centro studi per la difesa dei diritti degli autori: «La Festa lascia sbigottiti. A quando il ‘partito dei furti con destrezza' o l’associazione degli ‘amici dello sballo legalizzato'? Centinaia di migliaia di persone impiegate nel cinema, nell’editoria, nei giornali e nell’industria musicale rischiano il loro posto di lavoro. Senza i ricavi non ci saranno più investimenti e non avrà più senso destinare risorse economiche alla realizzazione di un film, di un documentario, di un nuovo giornale o di una produzione musicale».
Dal fronte dei ‘netizen’, il popolo della Rete, si risponde con chiarezza: «Obiettivo della Festa è evidenziare il valore innovativo, democratico ed economico delle pratiche di libero scambio dei prodotti culturali. I due terzi del traffico Internet a livello mondiale sono generati da protocolli ‘peer-to-peer’ e ogni giorno milioni di cittadini si scambiano fra loro ogni tipo di file (musica, film, videogame, software) nel rifiuto dell’equazione ‘pirata=ladro'».
Preciso anche il ragionamento del Movimento ScambioEtico, una delle sigle che animerà l’appuntamento del Capranica: innanzitutto, occorre evitare ogni confusione tra «la contraffazione e la ‘condivisione' di opere dell’ingegno senza scopo di lucro. La prima danneggia i consumatori e la loro salute, oltre ad alimentare associazioni criminali; la seconda è pratica senza scopo di lucro per tutte le categorie sociali e per persone di ogni età, dagli 8 anni in su, che in base agli studi più importanti, peraltro citati anche nel recente rapporto dell’AgCom sulle violazioni del copyright, ha un impatto benefico per il mercato».
Di qui l’opposizione dei ‘pirati', ma anche delle più importanti associazioni di difesa dei consumatori del mondo e da ultimo del Parlamento europeo al segretissimo negoziato ACTA (Anti-Counterfeiting Trade Agreement), che si propone una nuova regolamentazione internazionale della proprietà intellettuale e del copyright: «La reale opposizione ad ACTA è dovuta al fatto che le sue disposizioni violano la Convenzione universale dei diritti umani, la Convenzione europea sui diritti umani, e la Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea. ACTA contiene disposizioni che limiterebbero o violerebbero il diritto alla privacy, il diritto ad un equo processo, la libertà di espressione e la libertà di informazione».
L’opposizione alle norme restrittive per Internet, su scala internazionale e nei singoli paesi, «riguarda quelle regole che violano i diritti fondamentali e i diritti civili». È poi dimostrato che tutte le iniziative proibizioniste non hanno mai inciso «sostanzialmente sul fenomeno del ‘file sharing’, in quanto facilmente aggirabili da tecniche che iniziano a essere usate da bambini di 11 anni, ma - insistono dal Movimento ScambioEtico - possono instaurare un clima di ansia nell’utilizzo del mezzo e compromettere seriamente lo sviluppo futuro di Internet e il modo in cui esso verrà usato dalle vecchie generazioni».
I NUMERI DELLA PIRATERIA DIGITALE - Nel 2008 a causa della pirateria digitale le industrie creative dell’Unione Europea hanno registrato perdite pari a 10 miliardi di euro ed un totale di 185.000 posti di lavoro in meno. Solo in Italia i danni sono stati di 1,4 miliardi di euro con 22.400 posti di lavoro perduti. Sono i dati forniti dalla societa’ indipendente Tera Consultants che prevede entro il 2015 perdite fino a 240 miliardi di euro.
Secondo l’indagine, nel 2008 le industrie creative dell’Ue (cinema, musica, televisione e software), hanno offerto un contributo pari al 6,9% o a circa 860 miliardi di euro al totale del Pil con una quota del 6,5% dell’occupazione totale dell’Ue, pari a circa 14 milioni di lavoratori. L’allarme sui danni provocati dall’aumento della pirateria e’ stato lanciato oggi a Bruxelles dai sindacati europei delle industrie creative, incluso Uni Mei (media, intrattenimento ed arti) e Fia (audiovisuali).
DUE SCENARI PER IL FUTURO - I rappresentanti dei lavoratori delle industrie creative europee hanno presentato uno studio sull’impatto economico gia’ provocato dalla pirateria. Nei prossimi anni - e’ la stima del rapporto - la pirateria digitale subirà un’accelerazione, mentre quella fisica rappresenterà una quota sempre piu’ ridotta del fenomeno.
Due gli scenari. Nel primo, si ipotizza che la pirateria digitale cresca proporzionalmente al traffico di condivisione dei file (file-sharing): in questo caso le perdite di ricavi salirebbero a quota 32 miliardi di euro nel 2015 con 611.300 posti perduti. Nel secondo, si ipotizza che la crescita della pirateria digitale segua la tendenza globale di traffico Ip dei clienti in Europa. In questo caso, le perdite sarebbero ancora maggiori: 56 miliardi di euro di ricavi e 1.216.800 posti di lavoro in meno nel 2015.
‘’Serve un intervento efficace e costante per fermate questo scempio’’, hanno detto Agnete Haaland, presidente della Fia, e William Maunier, presidente Uni-Mei Europa.
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