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Antitrust: "Apple scorretta", rischia un'altra multa
e lo stop di un mese

Non si adeguò dopo la condanna

La società americana, sconfitta nel ricorso al Tar dopo una prima multa di 900mila euro per pratiche commerciali scorrette, non si sarebbe adeguata al provvedimento. Ora è stato aperto dall'Autorità un nuovo procedimento: rischia 300.000 euro e uno stop fino a un mese

Il logo Apple  (tmnews/prisma)
Il logo Apple (tmnews/prisma)

Roma, 30 giugno 2012 - Prosegue il duello tra Apple e Antitrust. L’Autorità, a quanto si apprende, ha avviato un procedimento di inottemperanza nei confronti dell’azienda che, viene spiegato, anche dopo la sconfitta in sede di ricorso al Tar, non si è adeguata in maniera corretta al provvedimento con cui, nel dicembre scorso, è stata multata per complessivi 900.000 euro per pratiche commerciali scorrette.

La società americana rischia ora una nuove sanzioni fino a 300.000 euro (fino a 150.000 euro per ogni pratica scorretta rilevata). Ma, in caso di ulteriore inottemperanza, la legge prevede anche la sospensione dell’attività in Italia fino a un mese.

Nel dicembre scorso l’istruttoria condotta dall Antitrust, sottolinea l’authority, ha provato sia la non piena applicazione ai consumatori, da parte delle società del gruppo Apple operanti in Italia, della garanzia legale biennale a carico del venditore, sia le informazioni poco chiare sugli ambiti di copertura dei servizi di assistenza aggiuntiva a pagamento offerti da Apple ai consumatori.

In particolare, secondo quanto ricostruito dagli uffici dell’Antitrust, anche alla luce di numerose segnalazioni arrivate dai consumatori e da alcune associazioni, le tre società del gruppo, Apple Sales International, Apple Italia e Apple Retail Italia hanno messo in atto due distinte pratiche commerciali scorrette: 1) presso i propri punti vendita e/o sui siti internet apple.com e store.apple.com, sia al momendo dell’acquisto che al momento della richiesta di assistenza, non informavano in modo adeguato i consumatori sui diritti di assistenza gratuita biennale previsti dal Codice del Consumo, ostacolando l’esercizio degli stesso e limitandosi a riconoscere la garanzia convenzionale del produttore di un anno; 2) le informazioni date su natura, contenuto e durata dei servizi di assistenza aggiuntivi a pagamento AppleCare Protection Plan, unite ai mancati chiarimenti sull’esistenza della garanzia biennale, erano tali da indurre i consumatori a sottoscrivere un contratto aggiuntivo quando al copertura del servizio a pagamento si sovrappone in parte alla garanzia legale gratuita prevista dal Codice del consumo.

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