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La rinascita di "Big" Fish.

Da “choker” a “tiebreaker”.
E con Mathieu fu quasi rissa…

Non dare ritmo all’avversario, questo il segreto di Fish.
Il suo coach, Kelly Jones, gli spiega come superare la fobia del tiebreak.
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Fish Fish Lets One Get Away! Haas Nets Fish! Umpire Hooks Fish!

Ormai Mardy Fish non ci fa più caso, ma sono questi i titoli che hanno costellato la carriera di questo giocatore dal fisico più simile a quello di un boscaiolo che a quello di un tennista.
Mardy, figlio di un insegnante, Tom, e di una casalinga, Sally proviene dallo stato settentrionale del Minnesota. Alla veneranda età di 2 anni (1984) fa già parlare di sé in un programma televisivo sul canale Minnesota TV che dà notizia di un baby fenomeno che riesce a mandare al di là della rete la palla scagliandola dalla riga di fondo. Di lì ad un anno, dalla terra dei 10.000 laghi si trasferisce con la famiglia nella ben più accogliente Florida, in quel di Vero Beach, dove frequenterà per tre anni la Vero Beach High School. Nel 1999 Fish si trasferisce a Boca Raton, Florida, per un anno di senior high school. Durante quell’anno, viene ospitato dalla famiglia di un certo Andy Roddick, anch’egli ai primi passi da pro. Proprio insieme al suo amico Andy, Fish coglie il primo successo da pro nel torneo di doppio degli U.S. Men’s Clay Court Championships di Houston, Texas, nel 2002. Nel 2003 si affaccia per la prima volta tra i Top 20 raggiungendo la prima finale di un Master Series a Cincinnati, dove spreca 2 matchpoint contro il compagno di merende Andy Roddick. Sempre quell’anno porta a casa il suo primo titolo Atp a Stoccolma, contro il beniamino di casa Robin Soderling. Il 2004 è l’anno delle Olimpiadi di Atene in cui coglie il risultato più prestigioso della sua carriera, quell’argento olimpico che, dopo il fantastico torneo di Indian Wells, potrà difendere tra pochi mesi a Pechino. Eh sì, perché, con la classifica deficitaria che si ritrovava (numero 98 ad inizio torneo), il 26enne nato a Edina avrebbe assistito al torneo cinese solo in Tv, costretto a ripiegare sul contemporaneo torneo di Washington per cui ha optato Andy Roddick.
Dopo il grande risultato a 5 cerchi, il nome di Mardy è andato sempre più associandosi a quello che gli americani chiamano “choker”, un giocatore che ad un passo dal successo, si fa vincere dalla pressione e dalla sindrome del braccino.
D’altronde non è un caso se ha perso in carriera 8 finali su 10.

Il carattere è di quelli forti. Non provate a chiamare il medical time-out dopo aver subito 4 game consecutivi. Ne sa qualcosa un altro “cuor di Leone” del circuito, quel Paul Henry Mathieu che a Madrid fu protagonista di una violenta lite con l’americano, che per poco non sfociò in una vera e propria rissa. Il giudice di sedia Molina ebbe il suo bel daffare nel separare i 2 tennisti, mentre se ne dicevano di tutti i colori a distanza ravvicinata; fu costretto, addirittura, a precipitarsi sul terreno di gioco per calmare gli animi. Il fatto che si rivolgesse a Mathieu in francese inviperì ancora di più l’americano che, ignaro di quello che si stessero dicendo, tornò a bordo campo al grido di “He’s a f**king a**hole”.
Conscio della situazione delicata, Molina pensò bene di chiedere al supervisor di approntare 2 uscite separate per i 2 antagonisti.
La partita terminò 7-5 al terzo per il francese che sfruttò le tante chance sprecate dall’americano, una volta di più incapace di chiudere un match parso alla sua portata.

A conferma della scarsa considerazione che gli stessi cronisti americani nutrono per il tennista famoso per i suoi fantasmini, un episodio molto divertente avvenuto ad Indian Wells durante il suo ottavo contro Hewitt. Fish, dopo aver vinto il primo set, fallisce una buona chance per breakkare l’australiano all’inizio del secondo, finendo per giocarsi tutto nel tie break del terzo. A quel punto un gruppetto di giornalisti si avvicina ai monitor della sala stampa, pronto ad anticipare l’imminente disastro, visto il bilancio altamente negativo dell’americano nei tie break. Tuttavia, con sorpresa generale, Mardy porta a casa la partita, giocando un altro ottimo tie break nel terzo set del turno successivo contro Nalbandian.
Dopo la partita con Hewitt, Fish ammetteva candidamente che si trattava del primo tie break vinto nel 2008. Ed effettivamente tutti pensavano al suo bilancio che fino a quel punto della stagione era stato di 0-5 (il peggiore tra tutti i Top100).
In realtà Mardy si riferiva anche ai tiebreak giocati in allenamento. Fish e il suo coach, Kelly Jones, in settimana avevano scherzato sulla cosa, prima di sedersi a un tavolo e affrontare l’argomento, giungendo ad una conclusione interessante. Il convincimento comune suggerirebbe che il tie break sia un evento abbastanza aleatorio, soprattutto per un giocatore come Fish, dal tennis così potente e rischioso. A tal proposito, ecco cosa dice Mardy: “Prima mi accontentavo di arrivare al tie break per poter dire, ‘Okay, adesso è un terno al lotto, posso vincere e posso perdere, ma la mia parte l’ho fatta. Sono giunto fin qui, ho tenuto il servizio. Oh, va bene lo stesso perché comunque non ho mai perso il servizio…”
La soluzione, concordata con Jones, era quella di continuare a giocare con aggressività, ma restando nei “limiti”, concentrandosi nel mettere in campo la prima di servizio e allontanando qualsiasi pensiero negativo. Visto quanto fatto da Fish questa settimana, si direbbe che la “conversazione” con Jones sia la prova di quanto possa rivelarsi utile un buon allenatore (hai capito Roger?). Fish ha messo a segno due ace nel tie break del terzo set contro Nalbandian, oltre a un altro servizio vincente.

Per quanto riguarda i correttivi apportati al gioco dell’americano in questi anni, c’è da dire che Todd Martin ha lavorato per un po’ con Fish cercando in qualche modo di contenere l’eccessiva potenza del suo dritto. Sul suo gioco l’americano dice: “Mi ero allontanato ultimamente dalla mia strategia di gioco che consiste nell’essere sempre aggressivo, principalmente col serve and volley, e nel chiudere col primo colpo dello scambio. Non dare ritmo, questa è la chiave. Penso di esserci riuscito”

La vittoria con Nalbandian, dopo quella su Davydenko, rappresentava la prima volta in carriera di una doppia vittoria contro un Top 10 nello stesso torneo, prima della probabile eliminazione in semifinale contro Roger Federer, protagonista di una striscia di 41 vittorie consecutive contro un giocatore Usa. L’ultima sconfitta dello svizzero, infatti, risaliva alle semifinali del Masters Series di Montreal del 2003, in cui fu battuto da quel Roddick che un mese dopo avrebbe vinto gli US Open, ma che nei 5 anni successivi avrebbe subito ben 11 sconfitte consecutive.
L’augurio per Fish è che la sorte nei confronti dello svizzero sia per lui un pò più benevola che per il kid del Nebraska. Per adesso Mardy si gode il grande recupero di ben 58 posizioni in una classifica, che lo vede oggi attestarsi al 40° posto. Nei prossimi mesi Mardy, che, esattamente 4 anni fa aveva raggiunto il suo best ranking (17), avrà ben pochi punti da difendere e potrà continuare la scalata già a partire dal torneo di Miami in cui è finito nel quarto di tabellone orfano dei 3 big. Chissà che non si possa assistere ad una rivincita con Roger in semifinale.

Infine, ricordate la Top 10 degli eventi più bizzarri che avevamo pronosticato qualche settimana fa dopo i risultati a sorpresa dei vari Nishikori, Stakhovsky e Darcis? Tra le tante “idiozie” al sesto posto c’era:

Mardy Fish vince il Roland Garros

Ok, magari non vincerà i French Open (anche se ormai non mi sorprendo più di nulla), ma a Wimbledon questo Fish sarà meglio non pescarlo…….

Giorgio Spalluto

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