traduzione a cura di Andrea Nizzero
Q. Ti sei ritrovato. Hai mai pensato a cosa fosse accaduto al tuo gioco, o hai mai stabilito un piano per ritrovarlo?
MARDY FISH: Sì, certo. Ovviamente, sai, con qualche risultato arrivato presto nella mia carriera e volendo restare lassù con i migliori, cercando di evitare gli infortuni e cattive programmazioni… e sapere [che mi sono ritrovato] è davvero gratificante. Sai, ho avuto parecchi momenti duri nell’estate e alla fine dell’anno scorso, durante la stagione sull’erba e così via. Giocavo pur essendo infortunato, cercando di superare il momento, e chiedendomi quando sarei stato di nuovo in forma… e finalmente tutto ciò è arrivato quest’anno, e speriamo possa continuare.
Q. Djokovic ha le armi per diventare presto numero 1?
MARDY FISH: Assolutamente. Penso che i risultati parlino da soli. Ha tutte le armi. Non ha debolezze. E’ estremamente competitivo, termine ovviamente molto vago, usato negli sport. Ma è molto competitivo. Voglio dire, ci sono livelli differenti, e lui è su quelli più alti. Vuole vincere da morire, e ha il gioco, di certo.
Q. Chi pensi sia il miglior giocatore al mondo in questo momento?
MARDY FISH: Penso sia Roger Federer, a conti fatti. Lui, sai, non ha mostrato nulla, per dirla in altro modo. Ha avuto risultati non del tutto consoni a lui nelle ultime settimane, e penso che continuerà ad essere numero 1 per lungo tempo.
Q. Quando sei arrivato qui ieri, hai detto di non aver ancora realizzato cos’era appena accaduto. Quando ci sei riuscito, e come è stato?
MARDY FISH: Probabilmente questa mattina attorno alle 4, ho come realizzato cosa mi aspettava, cercare di vincere il torneo.
Penso di essere arrivato qui qualche turno fa e qualcuno mi ha detto, “sei pronto a capire che puoi vincere questo torneo?”. Sembra tanto tempo fa. E’ stato come - penso fossero i quarti di finale o anche prima - “cavolo, non posso nemmeno immaginarlo”. Ho superato un sacco di grandi giocatori e sono stato a un set dalla vittoria. E’ andata così.
Q. Hai mai sentito un supporto del pubblico come quello di oggi?
MARDY FISH: Al di fuori della Davis Cup, no, nemmeno lontanamente. E’ stato divertente, di sicuro. Sembrava quasi una partita di basket. Un’atmosfera fantastica, una sensazione fantastica, qualcosa che non dimenticherò mai.
Q. Ha influito sul tuo gioco in qualche modo?
MARDY FISH: Assolutamente. Mi hanno decisamente spinto oltre. Sai, non vinco il match con Nalbandian se siamo in Argentina, di sicuro. Stesso campo, stessa superficie, stesso stadio, altri tifosi, e non vinco quel match.
Mi hanno davvero spinto attraverso quella partita e sono stati dalla mia parte quando ho giocato con Roger. Oggi è stata una grande sensazione.
Q. Molte persone pensano che la tecnologia sia impeccabile. La mia domanda è in due parti: pensi che l’Hawk Eye sia preciso, e pensi che metta troppa pressione sui giocatori, che devono essere pronti a chiamate immediate?
MARDY FISH: Penso davvero sia preciso. Penso che sia bene pensarlo, se vai là fuori, devi credere che sia preciso.
Oggi l’ho utilizzato una volta, devo aver scambiato il segno sul campo, perché c’era un segno fuori, e il falco l’ha mostrato dentro. Ho decisamente mancato il segno giusto, perché quello che ho visto io non è sicuramente quello visto sullo schermo. Penso davvero sia accurato al 100%.
Non credo che ci pensiamo troppo sopra. Penso semmai che ci dia tranquillità. Non dobbiamo preoccuparci dell’errore umano. Ma i giudici sono [bravi], puoi dirlo. Giochiamo un sacco di punti, un sacco di palline sulle righe, eppure gli errori non accadono spesso.
Q. Terzo set, a che punto hai sentito girare la partita? A che punto hai capito che lui aveva ripreso l’inerzia del match?
MARDY FISH: Penso sia stato quel primo gioco, è stato importantissimo per lui recuperare e vincerlo. Ovviamente io ero ancora 0-1 e servizio. Ma se avessi vinto quel gioco… è uscito un po’ distratto dal secondo set, nel primo gioco ha sbagliato un paio di colpi che di solito non sbaglia.
Ho sentito che l’inerzia era dalla mia parte, la folla iniziava a scaldarsi. Potevi come sentire che c’era un piccolo punto che avrei potuto sfruttare per prendere il controllo del match. E sebbene non mi sia mai sentito in controllo del match, anche vincendo quel secondo set, stavo servendo bene solo a tratti, non riuscivo a capire bene cosa stessi facendo al servizio, e stavo cercando di ritrovarlo, di ritrovare il ritmo. Ovviamente sarebbe stato splendido aver conquistato quel primo game e continuare con un sacco di fiducia e l’inerzia del match dalla mia parte.