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Uno studio ha rivelato che nel 60% dei casi le proteste dei giocatori sono ingiustificate

Gli arbitri sbagliano meno dei tennisti?
Sì…ma nel 40% dei casi hanno torto!
McEnroe: condannato o giustificato?

Ubaldo Scanagatta Percentuale non esaltante che rivaluta la presenza dell’Occhio di Falco. E se nel calcio i guardalinee sbagliassero il 40% dei fuorigioco? Bastano questi dati a condannare definitivamente le sceneggiate di McEnroe?
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Gli arbitri ci vedono meglio dei tennisti, sostiene un ricercatore dell’Università del Sussex, tal George Mather che ha appurato come su 1500 proteste da parte di 246 tennisti nel biennio 2006-2007, nel 61% dei casi siano gli arbitri ad avere ragione.
Il prof.Mather ha pubblicato l’esito della sua ricerca sulla base degli interventi dell’Occhio di Falco, la moviola del tennis, sulla rivista “Proceedings of the Royal Society”. Molte agenzie di stampa e siti Internet l’hanno ripresa in maniera omogenea, allo stesso modo, agganciandola cioè alle famose (o famigerate?) proteste di John McEnroe e alla sua invocazione diventata titolo del suo libro autobiografico “You cannot be serious!” ( traduzione libera: “Non puoi esser serio se sostieni d’aver visto quella palla diversamente da me”).

Tutte le agenzie e siti che ho letto ieri, si uniformano nello scrivere che il professor Mather ha così dimostrato “scientificamente” che McEnroe aveva proprio torto e che arbitri e giudici di linea avevano ragione e, quindi, la coscienza a posto.

Io la penso in maniera esattamente opposta. Vi immaginate cosa succederebbe in Italia se su 10 fuorigioco chiamati dall’arbitro 4 fossero chiamati erroneamente? La rivoluzione!

Nel tennis basta un breakpoint malgiudicato, per non parlare di un setpoint o un matchpoint, per cambiare il corso di un’intera partita della durata di 3 o 4 ore. I giocatori lo sanno. Magari SuperBrat McEnroe vedeva spesso cadere le palle laddove sperava che fossero cadute, a volte convincendosene in buona fede, altre volte era in malafede, però mentre il giocatore corre e tira, e cerca di vedere dove va a finire la palla da una posizione squilibrata (magari da una ventina di metri di distanza), l’arbitro è seduto su un trespolo sopraelevato e i giudici di linea sono nella posizione ideale per vedere quell’unica linea che devono seguire.

Non dico che sia facile, per carità, soprattutto su servizi che filano a 250 km l’ora, ma sbagliare quattro palle contestate su dieci a mio avviso significa proprio il contrario di quello che è stato scritto: e cioè che molte volte McEnroe, arrogante e maleducato quanto si vuole, poteva aver proprio ragione. O, se proprio McEnroe fosse stato miope come…Federer (il quale ogni volta che invoca l’intervento dell’Occhio di Falco viene curiosamente e regolarmente smentito), ci sono tanti tennisti beneducati che avrebbero tutte le buone ragioni di protestare. Come in tutti i mestieri anche fra i giudici di linea ce ne sono di buoni e di meno buoni, di più allenati e di meno esperti, anche se è vero che l’immagine di una palla a 60 metri al secondo passa troppo velocemente attraverso la retina perchè il cervello abbia il tempo di fissarne la traiettoria immediata. Certe signore ottuagenarie di Wimbledon (soprattutto fino a pochi anni fa…qualcuna l’ho vista anche addormentarsi) erano però del tutto inattendibili anche su velocità inferiori. E sull’erba non restava alcuna traccia di segno. Sia il benvenuto, dunque, l’Occhio di Falco, il cui principale limite è il costo esoso che ne impedisce l’applicazione su tutti i campi creando discriminazioni ingiuste fra chi gioca su un campo centrale e chi su uno periferico.

Ubaldo Scanagatta










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