La clamorosa impresa di Ryan Harrison, il quindicenne statunitense capace qualche giorno fa di issarsi fino al secondo turno di un torneo Atp (negli ultimi dieci anni solo Gasquet e Nadal sono stati capaci di tanto) ha posto sulla ribalta, oltre all’americano, una intera pattuglia di suoi coetanei (sono tutti nati nel 1992), provenienti da tutte le parti del mondo, che pare destinata a dominare il tennis che sarà. Tenete a mente questi nomi: Ryan Harrison, Stati Uniti. Bernard Tomic, Australia. Yuki Bhambri, India. Giacomo Miccini, Italia. Philip Krajinovic, Serbia. Cinque ragazzi promettentissimi, che oltre a mettere in mostra grandissimi mezzi tecnici, hanno già raggiunto risultati notevoli, anche sotto il profilo statistico.
Basti pensare che allo scorso Australian Open juniores (competizione aperta a giocatori nati negli anni 1990 e seguenti) tre semifinalisti su quattro erano del ‘92: Harrison, Bhambri e il padrone di casa Tomic, che ha poi vinto il titolo per la gioia dei suoi connazionali. Sono state le più giovani semifinali nella storia dei tornei junior dello Slam.
Ma cerchiamo ora di conoscere da vicino questi ragazzi.
Il più famoso di tutti, (almeno fino all‘exploit di Harrison), è l’australiano Bernard Tomic, strombazzatissimo e precocissimo talento, messo sotto contratto dalla IMG già a tredici anni, formatosi alla Bollettieri Academy. Bernard è nato il 10 ottobre 1992 in Germania, da genitori di origine croata, trasferitisi di lì a poco in Australia. E’ attualmente n. 3 del mondo nelle graduatorie Itf, e n. 1080 della classifica Atp. A livello giovanile, oltre all’Aus Open junior, è stato capace di vincere l’Orange Bowl nelle categorie under 12, under 14 e under 16, oltre a moltissimi altri tornei. In patria è considerato una sicura promessa. Garantiscono per lui, tra gli altri, Fred Stolle e Pat Cash, oltre, naturalmente, a Nick Bollettieri. Ma il ragazzo ha stupito ugualmente tutti qualche mese fa, nel primo turno delle qualificazioni dell’Australian Open, dove gli avevano concesso una wild card per fargli fare un po’ di esperienza. Bernard, 15 anni e 3 mesi, è stato capace di sconfiggere il giocatore di Taipei Hieu Tzu Wang, classificato intorno alla 120a posizione del ranking.
Dal punto di vista tecnico Tomic, piuttosto alto ma non molto robusto, ha la sua dote migliore nella capacità di cambiare ritmo. Ha un servizio poco appariscente ma già pungente e molto continuo e preciso. Il diritto è visibilmente un colpo costruito, ma è profondo e carico di rotazione. Il colpo migliore dell’aussie è il rovescio bimane: piatto, naturale, giocato con un grandissimo anticipo e un timing perfetto. Con esso Bernard sa trovare ogni tipo di traiettoria e nasconde benissimo la direzione del colpo, ricavandone angoli impossibili, accelerazioni mortifere e improvvise. Sono stati fatti paragoni importanti per il rovescio di Tomic. Il più azzeccato, forse, è con quello del mai dimenticato “gattone” Mecir. Nientemeno.
Ryan Harrison ha oggettivamente sorpreso tutti all’inizio di questa settimana, superando di slancio le qualificazioni a Houston dove poi ha battuto un giocatore solido come Cuevas nel primo turno. Ma se ne parlava da tempo come uno dei tennisti più promettenti del panorama mondiale. Sul giovane americano potete trovare qui il breve profilo che ne ha tracciato il nostro Luca Labadini.
Il ragazzo yankee, fisicamente più potente di Tomic, è dotato di un servizio incisivo, con un gesto molto fluido, e una azione della spalla davvero eccellente, grazie alla quale ha sviluppato un’ottima soluzione in kick. Dei due fondamentali, pare migliore il rovescio, giocato prevalentemente bimane, ma molto efficace anche in back a una mano. Il diritto, giocato con un’apertura molto chiusa, è un colpo pesante ma meno sicuro. Harrison tuttavia fa parlare di se soprattutto per la notevole predisposizione per il gioco al volo, dove coniuga eleganza ed efficacia. Un giocatore spettacolare, insomma, oltre che già fortissimo.
Il terzo semifinalista dell’ultimo Australian Open, come detto lo Slam junior più verde della storia, è stato l’indiano Yuki Bhambri, nato a Nuova Delhi il 4 luglio di quel fatidico 1992 e laureatosi pochi mesi fa campione under 18 ITF Asia-Oceania. L’indiano è attualmente n. 5 nel ranking mondiale juniores ed è al n. 1205 della classifica Atp. Nel suo paese è seguitissimo, è già sotto contratto con la IMG ed è ritenuto una grande speranza, a dispetto del suo fisico minuto. Bhambri in effetti non è un picchiatore, ma è rapidissimo negli spostamenti e ha un tennis molto brillante, fatto di colpi da fondo piatti, anticipati e incisivi, con accelerazioni improvvise alternate a ottimi tocchi.
E veniamo ora al nostro Giacomo Miccini da Recanati, che è nato… 24 ore dopo Bhambri, il 5 luglio 1992. Jack, oramai al quarto anno alla Bollettieri Academy, poche settimane fa è stato messo sotto contratto dalla IMG (che pare fosse riluttante a puntare su un italiano, nonostante i notevoli risultati del ragazzo). Miccini, a differenza di Harrison, Tomic e Bhambri, non ha ancora conquistato punti Atp, ma vanta già risultati sensazionali per la sua età. Giacomo qualche mese fa, prima di iniziare a dedicarsi ai tornei pro (a ciò spinto dal nuovo coach Ariel Gaitan, lo stesso che ha costruito Kei Nishikori) ha raggiunto la 20a posizione nel ranking Itf, una classifica record per un quindicenne azzurro. E negli scontri diretti con i pari età, gli altri terribili ‘92, non sfigura affatto: è in parità con Tomic (dal quale ha perso un match lottatissimo e leggendario a Reggio Emilia, nella Davis Cup junior, competizione a squadre under 16, per poi prendersi la rivincita nelle qualificazioni dell’US Open junior); è in vantaggio per 2-0 con l’indiano Bhambri; e con Harrison ha giocato solo una volta, poche settimane fa, nelle qualificazioni di un future in Canada, perdendo un match lottato, 63 64, due soli break e partita decisa da pochi punti.
Sotto il profilo tecnico Miccini è il tipico giocatore da cemento. Molto dotato quanto a potenza, il suo schema preferito è il classico uno-due servizio diritto, grazie anche ad una prima palla di battuta che supera già i 200 Km/h. Rovescio bimane, gioca vicino al campo e spinge da fondo, soprattutto con il notevole diritto, un colpo pesantissimo che lui controlla molto bene grazie ad una gran frustata di polso. Giacomo ha grandi margini di miglioramento nel rovescio (con cui si difende bene, ma che non gli consente per ora di comandare il gioco), nella seconda di servizio e negli spostamenti laterali, dove ha qualche problema anche a causa del rapido sviluppo corporeo dell‘ultimo anno (è già alto intorno al metro e 85). Giacomo questa settimana è tornato a giocare in Italia, al Future di Francavilla, dove ha perso nettamente al primo turno dall’argentino Galdon, anche a causa di alcuni problemi fisici. Nelle prossime settimane dovrebbe partecipare ad alcuni Future italiani per poi prendere parte al Bonfiglio e al Roland Garros juniores, prima di tornare a tuffarsi nell’attività pro.
Il quinto fenomeno della nostra lista è il serbo Filip Krajinovic, nato a Belgrado il 27 febbraio (indovinate di che anno…). E’ approdato solo da alcuni mesi alla corte di Bollettieri, ma ha bruciato letteralmente le tappe. Pur avendo giocato pochissimi tornei a livello junior, ha messo in mostra le sue qualità lo scorso mese di novembre all’Eddie Herr, uno dei più prestigiosi eventi juniores americani, dove ha battuto uno dopo l’altro Bernard Tomic e Ryan Harrison, arrivando in pochissimo tempo fra i primi 70 del mondo. Dopodichè, ha subito iniziato a giocare a livello professionistico e ha centrato due qualificazioni a livello Future, dove ha impegnato allo spasimo il n. 1 del mondo ITF, il lituano Berankis, già 700 Atp.
Krajinovic sul piano tecnico è poco conosciuto, ma viene descritto come un autentico bombardiere, dotato di un gran fisico, di un braccio velocissimo e di colpi già pesantissimi, sebbene per ora non riesca a tenerne molti dentro le righe. C’è chi pensa che sia proprio lui il più forte dei cinque.
Non possiamo sapere, oggi, chi di loro arriverà più lontano, quale sarà il migliore, chi si rivelerà, insomma, il nuovo Federer. Ma sicuramente di questi ragazzi ne risentiremo parlare. Garantito.
Roberto Commentucci