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TERREMOTO IN ABRUZZO / LA STORIA

La paura di Ghennadi, 7 anni, adottato:
"Fatemi tornare all'orfanatrofio in Russia"

E' l'esplicita richiesta che il piccolo ha fatto ai genitori adottivi. Il papà spiega: "Ha bisogno di uno psicologo". Al momento il bimbo è tra gli 85 sfollati ospitati in un albergo di Pescara

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Terremoto in Abruzzo (Ap/Lapresse) Pescara, 10 aprile 2009 - "Voglio tornare in Russia". Un percorso costruito per mesi, forse anni, bruciato in venti secondi. È la storia di Ghennadi, un bimbo russo di 7 anni adottato da una famiglia dell’Aquila, che, dopo il trauma del terremoto, ha detto ai genitori adottivi di voler tornare nel suo paese. «Ora il bambino ha bisogno degli psicologi» dice il papà al quotidiano abruzzese «Il Centro».

 

Adesso il piccolo è al sicuro all’Hotel Holiday di Pescara: 85 gli sfollati nell’albergo antistante il porto turistico, quindici sono bambini. Capelli biondissimi, occhi celesti, carattere deciso, il piccolo Ghennadi era giunto all’Aquila il 23 ottobre scorso. Il papà, Pasquale Marini, dipendente della Vibac spa, una fabbrica aquilana che produce materie plastiche per l’alimentazione, e la mamma Stefania Fiore, dipendente della filiale Bnp Paribas dell’Aquila, ce l’avevano fatta: «Ci siamo sposati nel 2001, non avevamo la possibilità di avere figli, così abbiamo pensato all’adozione».

 

Quattro viaggi in Russia, continui contatti con la sede di Macerata del Cifa, il centro di adozione internazionale, poi arriva la buona notizia. «Ghennadi - dice il papà - viena da Magnitogorsk, una città al sud della Siberia al confine tra l’Asia e l’Europa. La nostra casa è in via Antica Arischia, una villetta a schiera dopo l’ospedale. Ha subìto molti danni ma non è crollata. Prima che arrivasse Ghennadi abbiamo sistemato la sua cameretta, con il lettino e la scrivania arancione".


"Il bambino è andato subito alla scuola materna, in pochi mesi ha imparato benissimo l’italiano». Si era adattato alla perfezione.
«I genitori lo avevano abbandonato in un orfanotrofio - racconta ancora il papà - una struttura piena di bambini dove ha lasciato probabilmente anche qualche amico. Ma qui si era integrato alla perfezione».

 

Fino a quella notte di paura. La casa trema, racconta ‘il Centrò, Ghennadi viene svegliato nel cuore della notte, afferrato dai genitori assieme a ‘Poldò, una cagnone di 30 chili arrivato in casa Marini prima di lui. Poi la corsa in auto fino alla zona di Verdeacqua, nei pressi della piscina comunale per cercare riparo dal sisma.










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