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CROLLI E INCHIESTE

"Appalti, le mani delle cosche in Abruzzo"

Indagini della Procura aquilana e della Direzione nazionale antimafia. Ed è allarme corruzione. Via al pool per verificare i danni. E' inagibile il 30 per cento degli edifici

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Terremoto in Abruzzo: i vigili del fuoco al lavoro (Ap / LApresse) L'Aquila, 14 aprile 2009 - LA MAFIA, già prima del terremoto, aveva iniziato a infiltrarsi nella pubblica amministrazione in Abruzzo: il dato emerge da indagini della procura dell’Aquila, coordinate dalla Direzione antimafia. Ora, dopo il sisma, il timore che la criminalità organizzata allunghi le mani sugli appalti è reale. Secondo rapporti giudiziari, da mesi erano già state avviate indagini "che presentano tutte le caratteristiche di possibili infiltrazioni mafiose — scrivono gli inquirenti — e in particolare di Cosa nostra nel settore appalti e smaltimento rifiuti, attraverso la costituzione e il trasferimento in Abruzzo di società che potrebbero servire da un lato come serbatoio per il riciclaggio di denaro sporc, e dall’altro per ottenere finanziamenti pubblici e applati per lo smaltimento dei rifiuti".

 

L’analisi della Procura nazionale antimafia sull’Abruzzo porta alla conclusione che è "in netta crescita l’insinuarsi nella regione della camorra per il traffico di droga e di Cosa nostra per possibili infiltrazioni mafiose, in corso di accertamento, soprattutto nel settore dello smaltimento dei rifiuti, con il suo strascico di corruzione e riciclaggio di denaro sporco". La Procura dell’Aquila ha fretta. Ha incaricato un pool di esperti di effettuare le verifiche sugli edifici crollati per accertare eventuali responsabilità penali.

 

IL POOL è composto da una dozzina di tecnici tra cui ingegneri, geologi, chimici ed esperti di costruzioni. A questi il procuratore capo, Adriano Rossini, e il pm Fabio Picuti hanno affiancato una trentina di investigatori della polizia giudiziaria. Si indaga per disastro colposo e omicidio colposo plurimo. Il fascicolo è ancora contro ignoti. "I tempi dell’inchiesta giudiziaria non saranno necessariamente lunghi. Ci sentiamo in dovere — ammette il procuratore Rossini — di dare risposte, soprattutto a tutti coloro che hanno perso i propri cari o hanno subito gravissimi danni dal disastro".

 

Ma Rossini non nasconde le difficoltà: "Gli edifici da verificare sono migliaia, ma stiamo stabilendo delle priorità, a partire da edifici pubblici importanti crollati, per i quali si presumeva il rispetto delle normative antisismiche. Verificheremo i materiali usati, i capitolati d’appalto, i collaudi". Un lavoro già in atto, nonostante tra gli edifici venuti giù ci sia perfino quello della Procura: "Attualmente abbiamo trasferito i nostri uffici in uno stabile della Guardia di Finanza, realmente antisismico. Quando ho visto com’era ridotta la Procura — aggiunge Rossini — ho pensato che se la scossa di magnitudo più alta fosse avvenuta poche ore dopo, e non nel corso della notte, ora sotto quelle macerie ci saremmo anche io e i miei colleghi, con le nostre toghe, con i codici e con i fascicoli d’inchiesta". E c’è già un primo bilancio sul migliaio di edifici controllati da oltre 1.500 tecnici della Protezione civile e dei vigili del fuoco: il 30% sono inagibili, il 50% agibili e il 20% parzialmente inagibili.

LE PRIME verifiche di stabilità hanno riguardato 805 edifici residenziali, 31 scuole, 86 gli edifici pubblici e 127 per attività produttive. E presto arriveranno in Abruzzo otto esperti messi a disposizione dall’Unione europea.
 

r. int.










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