La struttura era pronta da due anni e avrebbe potuto ospitare 35 ragazzi, ma non è mai stata utilizzata perché i costi dei servizi sarebbero stati più alti di quelli dell'edificio di via XX settembre crollato
L’AQUILA, 14 aprile 2009 - E' pronta da due anni, ma non è mai stata occupata dagli studenti dell'università dell'Aquila. Eppure la nuova scuola dello studente - una struttura moderna in grado di ospitare almeno 35 ragazzi - è rimasta in piedi, mentre quella vecchia si è accartocciata su se stessa a causa del terremoto.
Storie di ordinaria mala-burocrazia all'Aquila, che si fondono con le storie dell'emergenza post-sisma.La nuova e mai utilizzata casa universitaria si chiama Casale Marinangeli, e sorge vicino alla scuola della Guardia di finanza e all’ospedale distrutto dalle scosse.
Il progetto di ospitare gli studenti in una struttura nuova risale addirittura al 2000, è stato finanziato l'anno successivo e a lavori completati avrebbe potuto ospitare 70 universitari. Dei due lotti è stato completato solo il primo - ed è rimasto in piedi - nei cinque anni successivi, ma i posti-letto non sono mai stati assegnati.
’’Non sarebbe stato conveniente attivare servizi per soli 35 posti - spiega ora Luca D'Innocenzo, assessore comunale con delega alla Citta’ universitaria - i costi per singolo posto letto erano troppo alti se non si poteva sfruttare la residenza al completo’’.
Infatti nella vecchia casa dello studente andata distrutta un posto letto costava 3mila euro l'anno, mentre nella nuovas truttura il costo sarebbe lievitato fino a 4500 euro.
Resta l'amara verità della struttura rimasta in piedi che per due anni ha dato asilo al massimo a qualche senzatetto che, di tanto in tanto, riusciva ad entrare dalle finestre. ‘’Ora, pero’ - ha detto D’Innocenzo - il centro potrebbe essere un buon punto da cui ripartire’’.
Prima del terremoto i posti letto messi a disposizione dell’Adsu erano in tutto 261: 119 nella sede di via XX Settembre, più altri 80 alloggi ricavati all’interno dell’ex convento dei Gesuiti, i cui danni sono ancora da valutare. Inoltre, l’azienda era riuscita anche a garantire 61 posti in residenza diffusa, attraverso dei contratti di affitto in vari appartamenti della citta’.