L'Aquila, sarà presto sentita come teste la ragazza fuggita dalla Casa dello studente sei giorni prima della strage. Nell'ospedale trovati due pilastri implosi per difetti di costruzione
L’AQUILA, 15 aprile 2009 - IMPRESE che decidevano i criteri degli appalti, come si paventa nel caso dell’ospedale San Salvatore, controlli inesistenti o all’acqua di rose, svolti magari dalla stessa figura che fungeva da controllore e controllato, verifiche che si traducevano in un mero esercizio burocratico, utilizzo di materiali scadenti. La tragedia che ha colpito L’Aquila e l’Abruzzo potrebbe svelare la scorciatoia molto italiana che premia i furbi, gli imprenditori spregiudicati, la connivenza tra la politica e gli affari, in definitiva un modo di operare che non è certo una peculiarità delle terre flagellate dal terremoto che ha provocato quasi trecento morti e reso inagibili — secondo la prima ricognizione dei tecnici su un campione ancora molto ridotto — almeno la metà delle abitazioni. Su 1467 sopralluoghi effettuati nelle aree colpite dal terremoto, gli edifici agibili sono risultati 771: il 53% del totale.
Non sarà un’inchiesta semplice, quella coordinata dal procuratore Alfredo Rossini, e nemmeno breve. Tra le prime persone che ascolterà ci sarà Carmela Tomassetti, 23 anni, fuggita dalla Casa dello studente una settimana prima della tragica scossa. Carmela è pronta a dire che quel palazzo era inagibile e che nessuno ha voluto ascoltare l’allarme che lei aveva lanciato. «Doveva essere chiusa — ripete oggi —. E lo ripeterò ai giudici, assieme alle amiche che hanno visto tutto come me. Voglio giustizia per tutti i compagni morti là sotto. Il 30 marzo avevo chiesto un sopralluogo: mi hanno risposto che era tutto a posto nonostante nel palazzo si muovesse tutto, ci fossero le crepe ai muri e le scale non fossero stabili ».
«ABBIAMO dato l’incarico ai nostri periti — aggiunge Rossini — che stanno esaminando gli edifici dando la priorità a quelli che, nonostante siano nuovi e costruiti in vigenza di normativa antisismica, sono crollati lo stesso: mi riferisco in particolare ai grandi palazzi, l’ospedale, la prefettura, lo stesso palazzo di giustizia e la Casa dello studente». Per ogni episodio, ha spiegato Rossini, «cerchiamo di ricostruire la filiera esaminando l’appalto, la scelta del materiale, i progettisti, il rispetto delle norme antisismiche, i collaudi». L’inchiesta della procura «riguarderà anche le presunte sottovalutazioni del rischio, gli allarmi ai quali non sarebbe stato dato seguito: abbiamo un capannone intero pieno di reperti».
Rossini ha ribadito che per ora non figurano nomi nel registro degli indagati, ma «se emergeranno responsabilità nei confronti di qualcuno non ci limiteremo ad indagarlo, l’arresteremo». Al centro dell’indagine ci sono le opere pubbliche a partire dall’ospedale, divenuto il simbolo di una certa maniera di fare le cose in Italia. «Il San Salvatore — ha spiegato il procuratore — è stato oggetto di un’inchiesta parlamentare e abbiamo già acquisito tutti i risultati».
IL LAVORO, che risale al 2000, aveva bocciato senza mezzi termini la struttura costruita in un trentennio su una faglia ben nota e sprovvista perfino dell’agibilità. «Il problema dell’ospedale non è l’agibilità o l’accatastamento, che sono questioni burocratiche, ma come è stato fatto», ha dichiarato il sindaco Massimo Cialente. «Non sarebbe crollato se fosse stato fatto a regola d’arte. Ho visto i pilastri, non c’era la staffatura, il ferro uscito fuori è tutto storto: anche se l’agibilità ci fosse stata, e non sarebbe stato un problema ottenerla, sarebbe crollato lo stesso». Durante i sopralluoghi all’ospedale sono poi stati trovati due pilastri implosi per difetti di costruzione; sia riguardo alla qualità del cemento e delle staffe metalliche, sia perché insufficienti rispetto alla grossezza dei tondini. Netta la presa di posizione degli enti locali a riguardo. «Se venissero accertate responsabilità, la Regione si costituirà parte civile», ha detto il neo giovernatore Gianni Chiodi. Anche la Provincia de ll’Aquila è pronta a fare altrettanto, ha fatto sapere il presidente Stefania Pezzopane.
Il procuratore Rossini, che si è consultato col procuratore antimafia Grasso, ha inoltre rimarcato il rischio di possibili infiltrazioni della criminalità organizzata nella ricostruzione. «La nostra attenzione non sarà solo sulla certificazione antimafia delle imprese, staremo molto attenti a controllare chi verrà a ricostruire, esaminandone tutti i requisiti. E’ evidente che il fiume di soldi che arriverà all’Aquila per la ricostruzione scatenerà l’appetito e gli interessi mafiosi».
«POSSIAMO arrivare fino alle origini di quelle persone che lavoreranno qui — ha concluso il procuratore Rossini —. E’ abbastanza normale pensare che la criminalità organizzata non sia distratta di fronte al fiume di soldi che arriverà. Anche in Abruzzo, come abbiamo già dimostrato nel caso Ciancimino (riciclaggio, ndr), ci sono infiltrazioni mafiose».
dall’inviato LORENZO SANI