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Terremoto, una storia di coraggio "Così abbiamo salvato il nostro sito"

Roberta Galeotti, direttore editoriale de ilCapoluogo.it, racconta come sia possibile fare informazione in Abruzzo dopo il tragico sisma

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Una coppia di terremotati si ripara sotto una coperta dell'esercito (Ap / Lapresse) L'Aquila, 28 aprile 2009 - Non abbiamo potuto scegliere come morire, ora vogliamo almeno scegliere come rinascere!". E' il grido che chiude l'editoriale del 13 aprile scritto da Roberta Galeotti, direttore di ilCapoluogo.it, sito d'informazione abruzzese con 7mila ingressi unici al giorno. Cui ora Quotidiano.net tende la mano: la redazione a L'Aquila è stata completamente distrutta, quel che resta sono due computer, due pennette per navigare e soprattutto due donne, il direttore editoriale Roberta Galeotti, appunto, e quello responsabile, Maria Cattini. Due donne che, dalle 3.40 del 6 aprile hanno continuato "a raccontare gli avvenimenti, a tradurre le conferenze stampa, a seguire le passerelle dei vip, a raccogliere le testimonianze, a decifrare la burocrazia, a fornire le informazioni utili", racconta Roberta, che precisa anche la funzione altamente sociale sel sito: "Abbiamo scelto di inviare agli utenti registrati una newsletter quotidiana con gli aggiornamenti utili ad affrontare questo momento di grave emergenza".

"Avevamo creato la nuova redazione nel centro della città, in via Sallustio, di fianco a piazza Duomo - ricorda la Galeotti - avevamo organizzato una struttura commerciale e contattato sette giornalisti per l’aggiornamento continuo del sito. La proiezione naturale dell’attività è stata quella di iniziare col trasportare il Capoluogo in Onda TV, pensando ad un format particolare che ci ha portato alla trasmissione 'Alla ricerca del Capoluogo perduto'. Il passo successivo sarebbe stato quello di uscire su carta stampata con un numero zero".

Fisicamente, di quella redazione restano solo le macerie. "Fortunatamente Luca Ceccarelli e Roberto Grillo, continuano a fotografare la città per noi - racconta il direttore editoriale - Quanto ai giornalisti, beh, qui la gente è ancora in stato di choc. Sono trascorse tre settimane e solo oggi si prende piena consapevolezza del dramma, quando non si vede la fine. L'apatia la fa da padrone, non c'è voglia di fare".

Roberta si rammarica: "In 28 secondi si è estinto un sistema economico di un capoluogo di provincia con i suoi 70mila abitanti. Siamo sotto i riflettori del mondo intero, ma siamo soli. Siamo soli, ma sentiamo la responsabilità di ripartire dalla nostra città e con la nostra gente. Siamo rimaste Maria ed io…".

La Galeotti rievoca quella notte del 6 aprile: "Maria, il direttore responsabile, abita a Scoppito in una villetta ad un piano che non ha risentito del sisma. Quella notte ha avuto la freddezza di prendere il suo notebook, senza corrente elettrica l'ha attaccato alla pennetta per navigare sul web ed ha continuato ininterrottamente ad aggiornare le folli notizie che arrivavano dalle agenzie, dalle telefonate di amici, dalla distruzione. Sentiamo la responsabilità di non abbandonare i nostri concittadini, sentiamo la rabbia che sale, l’impotenza e vogliamo in qualche modo essere vettore di lucidità e di speranza. Gli aquilani sentono ilCapoluogo.it come il collante di questo strano momento di transizione. Noi siamo informazione, ma rappresentiamo anche aquilanità, nostalgia, un fievole appiglio ad una vita che non c’è più e che, forse, non ci sarà mai più! Gli aquilani hanno sempre partecipato al giornale on line come ad un forum, con i loro interventi e i loro commenti alle notizie. Ora sono più discreti e ci inviano email o racconti di quella tremenda notte. Ma interagendo con loro, noi abbiamo un punto d’osservazione privilegiato con la nostra gente e abbiamo l’opportunità di monitorare ed intervenire con i nostri pezzi e gli editoriali".

Roberta ora vive in un residence sulla costa, a Roseto degli Abruzzi, un paese che ha aperto le sue strutture turistiche per cinquemila sfollati. Spesso torna a L’Aquila, dove vorrebbe, prima o poi, far ripartire la sua vita. Viveva in un edificio di sei piani, i primi tre sono crollati. Ha due bambini, il più grande ha 6 anni e tutte le sere piangeva chiedendo di poter tornare nella sua casa. La quotidianità pesa: “La burocrazia è terribile – racconta – è tutta una fila: per chiedere le agevolazioni, per sistemare le bollette, per far adattare i bambini: scegliere la scuola, fare l’inserimento e così via. Ora hanno la percezione di essere in vacanza, ma all’inizio è stata dura. Non volevano i vestiti che non erano i loro, anche questo contribuiva a spaesarli. Così un giorno sono tornata a casa di nascosto, anche se era vietato, ho riempito le federe con gli abiti dei bimbi e le ho gettate dalla finestra per velocizzare l’operazione”.

In questi giorni a L’Aquila regna la paura: “Nel 1703 ci furono due scosse altamente distruttive. Una di magnitudo 5.8 e l’altra, a distanza di 19 giorni, ancora più forte, di magnitudo 6.7. Sono passate tre settimane da quel 6 aprile, il panico cresce per questo, perché si teme che il peggio debba ancora arrivare”, conclude Roberta Galeotti.

di Chiara Barin










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