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Venezia 2007

LA SECONDA GIORNATA

In scena il sesso secondo Ang Lee
Un thriller da camera per Branagh

Prime scene hard al Lido con "Lust, caution" del regista cinese che spiega: "Il sesso è una ricerca di se stessi". Il collega inglese, invece, si affida alla coppia Michael Caine-Jude Law con “Sleuth”, pellicola ispirata al precedente 'Gli insospettabili' di Joseph Mankiewicz

Il cast di 'Lust, caution' e il regista Ang Lee Venezia, 30 agosto 2007 - La visibilità che offre la Mostra è da sempre il terreno di coltura ideale per far nascere e crescere scandali, veri o presunti tali. In questa edizione, il primo film choc ad attraversare gli schermi del concorso è stato “Lust, caution” di Ang Lee (nella foto), in cui le scene di sesso tra il Tony Leung e Tang Wei lasciano poco spazio all’immaginazione.

 

Al di là di questo, il film del regista cinese si segnala per una messa in scena molto elegante e pulita, “classica” nel senso più pieno del termine. In alcuni momenti però questo tessuto registico, raffinato come le stoffe indossate dalla protagonista, viene lacerato da esplosioni sesso o violenza, come nell’assassinio di Tsao, o nella sequenza del primo rapporto sessuale tra i due protagonisti.

 

L’impressione complessiva è tuttavia che anche queste scene, apparentemente “di rottura” rispetto al resto del film, facciano parte in realtà di un progetto perfettamente congegnato a tavolino: Ang Lee dà l’idea di saper gestire totalmente il film in tutte le sue parti, controllando con mano esperta il saliscendi delle emozioni nello spettatore; questo aspetto conferisce al film una perfezione algida, che tuttavia si fa sentire – benchè sottovoce – anche nelle sequenze che dovrebbero dare spazio all’energia pura, come il sesso (che si vuole scandaloso) e la morte violenta (altrettanto scioccante).


Tutt’altre corde quelle toccate da Kenneth Branagh con "Sleuth" (in concorso): Michael Caine e Jude Law rimettono in scena “Gli insospettabili” di Mankiewicz, con Caine nella parte che fu di Laurence Olivier e Law nella parte che fu dello stesso Caine. Un thriller da camera, di chiara ascendenza teatrale (la sceneggiatura è di Harold Pinter) in cui i due personaggi combattono l’uno contro l’altro a colpi di inganni e bluff, tutto per amore di una donna. Appena ridondante nella seconda parte, ma la prima è da applausi, con un Caine in forma strepitosa.


Pollice verso invece per “Sad vacation”, presentato nella sezione “Orizzonti”: un polpettone giapponese di due ore e rotti, tra dramma familiare e noir, ma senza le idee troppo chiare. I personaggi si perdono e si rincorrono, in una trama tanto complicata quanto tutto sommato superficiale: la platea sbadiglia annoiata.

di Mauro Resmini










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